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Nebridio Personaggio non di secondo piano in questo gruppo di persone dedite agli studi neoplatonici era anche Nebridio . “Anche Nebridio - dice di lui Agostino - aveva lasciato il paese natio, nei pressi di Cartagine , e poi Cartagine stessa, ove lo s'incontrava di sovente. Aveva lasciato la splendida tenuta del padre, lasciata la casa e la madre, non disposta a seguirlo, per venire a Milano con l'unico intento di vivere insieme a me nella ricerca ardentissima della verità. Investigatore appassionato della felicità umana, scrutatore acutissimo dei più difficili problemi, come me anelava e come me oscillava.” (Conf. 6, 10, 17) A Milano discute con Agostino e Alipio sul massimo dei beni e dei mali (Conf. 6, 16, 26). Non partecipa al ritiro di Cassiciaco perché, per aiutare Verecondo , dietro insistenza degli amici ne è diventato l'assistente: “Quanto a Nebridio, cedendo alle sollecitazioni di noi amici - scrive Agostino - era divenuto assistente di Verecondo, un maestro di scuola, cittadino milanese, intimo di tutti noi. Verecondo desiderava vivamente, ce ne richiese in nome dell'amicizia, di avere dal nostro gruppo quell'aiuto fedele, di cui troppo mancava. Nebridio perciò non vi fu attratto dalla brama dei vantaggi, che, se soltanto voleva, poteva ricavare più abbondanti dalla sua cultura letteraria, bensì, da amico soavissimo ed arrendevolissimo qual era, per obbligazione di affetto non volle respingere la nostra richiesta.” (Conf. 8, 6, 13) In questo periodo scambia tuttavia alcune lettere con Agostino , il cui contenuto ci chiarisce che i suoi interessi filosofici riguardavano soprattutto l'anima umana, la sua natura corporea o quasi-corporea, la sua memoria, la sua fantasia, l'azione dello spirito durante il sonno. Queste lettere lasciano intravedere delle reminiscenze plotiniane (Enneadi IV 3, 4, 5; VI 6) e anche porfiriane. Tali interessi ci convincono che Nebridio abbia avuto l'opportunità di discutere con Agostino ed Alipio di letture neoplatoniche e che quindi, grazie ad Agostino, che lo stimava molto, abbia partecipato in qualche modo ai lavori del circolo neoplatonico milanese. Nebridio morì poco dopo il ritorno in Africa al seguito di Agostino: “Non molto tempo dopo la nostra conversione e rigenerazione mediante il tuo battesimo divenne anch'egli fedele cattolico e mentre ti serviva in Africa tra i suoi familiari, che aveva tutti convertito alla fede cristiana, in una castità e continenza perfette, lo liberasti dalla carne. Ora vive nel seno di Abramo , là qualunque sia il suo significato di questo «seno», il mio Nebridio, il dolce amico mio, ma tuo, Signore, figlio adottivo e già liberto. Là vive: e che altro luogo sarebbe adatto a quell'anima ? Vive nel luogo di cui spesso chiedeva a me, omuncolo inesperto. Non avvicina ora più l'orecchio alla mia bocca, ma la sua bocca spirituale alla tua fonte, ove attinge la sapienza quanto può e vuole, infinitamente beato.” (Conf. 9, 3, 6) |