Il rus Cassiciacum
antologia di testi agostiniani

Verecondo

Macerabatur anxietudine Verecundus de isto nostro bono, quod propter vincula sua, quibus tenacissime tenebatur, deseri se nostro consortio videbat. Nondum Christianus coniuge fideli ea ipsa tamen artiore prae ceteris conpede ab itinere, quod aggressi eramus, retardabatur nec Christianum esse alio modo se velle dicebat quam illo, quo non poterat. Benigne sane obtulit, ut, quamdiu ibi essemus, in re eius essemus. Retribues illi, Domine, in resurrectione iustorum, quia iam ipsam sortem retribuisti ei.

Verecondo

La nostra fortuna consumava d'inquietudine Verecondo. Egli vedeva come, a causa dei vincoli tenacissimi che lo trattenevano, sarebbe rimasto escluso dalla nostra società. Non era ancora cristiano, aveva una moglie credente, ma proprio costei era una catena al piede, che più di tutte le altre lo ritardava dal cammino che avevamo intrapreso.D'altra parte diceva di voler rinunziare a farsi cristiano, se non poteva esserlo nel modo appunto che gli era precluso. Però si offrì molto generosamente di ospitarci per tutto il tempo che saremmo rimasti colà. Lo ricompenserai, Signore con usura alla risurrezione dei giusti, come già lo ricompensasti concedendogli il loro stesso capitale.

Quamvis enim absentibus nobis, cum Romae iam essemus, corporali aegretudine correptus et in ea Christianus et fidelis factus ex hac vita emigravit. Ita misertus es non solum eius sed etiam nostri, ne cogitantes egregiam erga nos amici humanitatem nec eum in grege tuo numerantes dolore intolerabili cruciaremur. Noi, trasferiti ormai a Roma, eravamo assenti, quando, assalito nel corpo da una malattia, si fece cristiano e fedele, per poi migrare da questa vita. Fu da parte tua un atto di misericordia non soltanto nei suoi riguardi, ma anche dei nostri, poichè sarebbe stato un tormento intollerabile ripensare all'insigne generosità dell'amico verso di noi senza poterlo annoverare nel tuo gregge.
Gratias tibi, Deus noster ! Tui sumus. Indicant hortationes et consolationes: fidelis promissor reddis Verecundo pro rure illo eius Cassiciaco, ubi ab aestu saeculi requievimus in te, amoenitatem sempiterne virentis paradisui tui quoniam dimisisti ei peccata super terram in monte incaseato, in monte tuo, monte uberi. Angebatur ergo tunc ipse, Nebridius autem conlaetabatur ... Sic ergo eramus. Verecundum consolantes tristem salva amicitia de tali conversione nostra et exhortantes ad fidem gradus sui, vitae scilicet coniugalis, Nebridium autem opperientes, quando sequeretur.

Confessioni  9, 3, 5-6

Grazie a te, Dio nostro ! Noi siamo tuoi, lo attestano le tue esortazioni e poi le tue consolazioni: fedele alle promesse, rendi a Verecondo, in cambio della sua campagna a Cassiciaco, ove riposammo in te dalla bufera del mondo, l'amenità in eterno verdeggiante del tuo paradiso, poichè gli hai rimesso i suoi peccati sulla terra, sulla montagna pingue, la tua montagna, la montagna ubertosa. Egli era dunque angosciato in quei giorni; Nebridio invece condivideva la nostra esultanza... Questa era dunque la nostra condizione: da un lato consolavamo Verecondo, rattristato, senza danno per l'amicizia, di quella nostra conversione, esortandolo all'osservanza fedele dei doveri del suo stato, ossia della vita coniugale; dall'altro aspettavamo Nebridio, quando ci avrebbe seguito.
Mecum erat Alypius otiosus ab opere iuris peritorum post assessionem tertiam, expectans, quibus iterum consilia venderet, sicut ego vendebam dicendi facultatem, si qua docendo  praestari potest,Nebridius autem amicitiae nostrae cesserat, ut omnium nostrum familiarissimo Verecundo, Mediolanensis et civi et grammatico, subdoceret, vehementer desideranti et familiaritatis iure flagitanti de numero nostro fidele auditorium, quo indigebat nimis. Non itaque Nebridium cupiditas conmodorum eo traxit, maiora enim posset, si vellet de literis agere, sed officio benivolentiae petitionem nostram contemnere noluit amicus dulcissimus et mitissimus.

Confessioni  8, 6, 13

Con me era Alipio, che, libero dagli impegni di legale dopo essere stato assessore a tre riprese, stava aspettando qualcuno, cui vendere ancora pareri come io vendevo l'arte del dire, se pure la si può dare con l'insegnamento. Quanto a Nebridio, cedendo alle sollecitazioni di noi amici, era divenuto assistente di Verecondo, un maestro di scuola, cittadino milanese, intimo di tutti noi. Verecondo desiderava vivamente, ce ne richiese in nome dell'amicizia, di avere dal nostro gruppo quell'aiuto fedele, di cui troppo mancava. Nebridio perciò non vi fu attratto dalla brama dei vantaggi, che, se soltanto voleva, poteva ricavare più abbondanti dalla sua cultura letteraria, bensì, da amico soavissimo ed arrendevolissimo qual era, per obbligazione di affetto non volle respingere la nostra richiesta.

Nam cum stomachi dolor scholam me deserere coegisset, qui iam, ut scis, etiam sine ulla tali necessitate in philosophiam confugere moliebar, statim me contuli ad villam familiarissimi nostri Verecundi. Quid dicam, eo libente ?  Nosti optime hominis cum in omnes tum vero in nos benevolentiam singularem. Ibi disserebamus inter nos quaecumque videbantur utilia, adhibito sane stilo quo cuncta exciperentur, quod videbam conducere valetudini meae.

De Ordine  1, 2, 5

Il dolor di petto mi ha fatto abbandonare l'insegnamento, sebbene già, anche senza tale evenienza, stessi tentando di rifugiarmi nella filosofia. Mi condussi subito nella villa del nostro buon amico Verecondo. Dovrei dire col suo consenso ? Conosci bene la sua schietta generosità verso di tutti, ma particolarmente verso di noi. Ivi discutevamo assieme gli argomenti che ritenevamo giovevoli. Eravamo ricorsi all'impiego dello stilo per raccogliere tutti gli interventi perchè il sistema giovava alla mia salute.

Omnes has imagines, quas phantasias cum multis vocas, in tria genera commodissime ac verissime distribui video: quorum est unum sensis rebus impressum, alterum putatis, tertium ratis. Primi generis exempla sunt, cum mihi tuam faciem, vel Carthaginem, vel familiarem quondam nostrum Verecundum et si quid aliud manentium vel mortuarum rerum, quos tamen vidi atque sensi, in se animus format.

Lettera 7, 2, 4 del 388-391, indirizzata a Nebridio

Io vedo che tutte queste immaginazioni che tu, con molti, chiami fantasie, si dividono molto opportunamente in tre categorie: la prima delle quali è stata impressa (in noi) dalle cose percepite attraverso i sensi, la seconda da quelle opinate e la terza da quelle trovate razionalmente. Esempi del primo tipo si hanno quando la mia mente si raffigura il tuo volto o Cartagine o il nostro defunto amico Verecondo e qualsiasi delle altre cose che esistono ancora o sono scomparse, che però io ho visto e sentito.
Attività  letteraria  a  Cassiciaco

Et venit dies, quo etiam actu solverer a professione rhetorica, unde iam cogitatu solutus eram. Et factum est, eruisti linguam meam, unde iam erueras cor meum, et benedicebam tibi gaudens profectus in villam cum omnibus. Ibi quid egerim in litteris iam quidem servientibus tibi, sed adhuc superbiae scholam tamquam in pausatione anhelantibus testantur libri disputati cum praesentibus et cum ipso me solo coram te; quae autem cum absente Nebridio, testantur epistulae. Et quanto mihi sufficiat tempus commemorandi omnia magna erga nos beneficia tua in illo tempore praesertim ad alia maiora properanti ? Revocat enim me recordatio mea, et dulce mihi fit, Domine, confiteri tibi, quibus internis me stimulis perdomueris.

Confessioni  9, 4, 7

E venne il giorno della liberazione anche materiale dalla professione di retore, da cui ero spiritualmente già libero. Così fu: sottraesti la mia lingua da un'attività, cui avevi già sottratto il mio cuore. Partito per la campagna con tutti i miei familiari, ti benedicevo gioioso. L'attività letteraria da me esplicata laggiù interamente al tuo servizio, benchè sbuffante ancora, come nelle pause di una lotta, di alterigia scolastica, è testimoniata nei libri ricavati dalle discussioni che ebbi con i presenti e con me solo davanti a te; mentre quelle che ebbi con Nebridio assente sono te­stimoniate nel mio epistolario. E quanto mi basterà il tempo per mettere in scritto tutti i tuoi grandi benefici a noi accordati in quel periodo, tanto più che ho fretta di passare ad altri, ancora maggiori ? La mia memoria mi richiama, pregusto la dolcezza di confessarti Signore i pungoli interiori con cui mi domasti.

Pauculis igitur diebus transactis, posteaquam in agro vivere coepimis, cum eos ad studia hortans atque animans, ultra quam optaveram paratos et prorsus inhiantes viderem, volui tentare pro aetate quid possent: praesertim cum Hortensius liber Ciceronis iam eos ex magna parte conciliasse philosophiae videtur. Adhibito itaque notario, ne aurae laborem nostrum discerperent, nihil perire permisi. Sane in hoc libro res et sententis illorum, mea vero et Alypii etiam verba lecturus es.

Contra Acad.  1, 1, 4

Quindi passati pochissimi giorni dal nostro arrivo in campagna, li trovai, dopo averli esortati e stimolati allo studio, pronti e quasi ansiosi più di quanto avevo sperato. Volli allora provare di che cosa, data l'età, fossero capaci, soprattutto perché mi sembrava che un libro di Cicerone, L'Ortensio, li avesse abbastanza ben disposti alla filosofia. Fatto dunque venire uno stenografo perché il frutto del nostro lavoro non andasse al vento, non ho permesso che qualche cosa andasse perduto. In questo libro potrai leggere i loro discorsi e le loro opinioni, di me e di Alipio anche le parole.
Post pristinum sermonem, quam in primum librum contulimus, septem diebus a disputando fuimus otiosi, cum tres tamen Virgilii libros post primum recenseremus, atque ut in tempore congruere videbatur, tractaremus. Quo tamen opere Licentius in poeticae studium sic inflammatus est, ut aliquantum mihi etiam reprimendus videtur... Et forte dies ita serenus effulserat, ut nulli prorsus rei magis, quam serenandis animis nostris congruere videtur. Maturius itaque solito lectos relinquimus, paululumque cum rusticis egimus quod tempus urgebat. Tum Alypius: Antequam vos, inquit, audiam de Academicis disputantes, volo mihi legatur sermo ille vester quem dicitis me absente perfectum: non enim possum aliter, cum inde huius disceptationis occasio nata sit, in audiendis vobis non aut errare, aut certe laborare. Quod cum factum esset, et in eo pene totum antemeridianum tempus consumptum videremus, redire ab agro, qui deambulantes nos acceperat, domum instituimus.

Contra Acad.  2, 4, 10

Dopo la prima disputa che abbiamo raccolto nel primo libro, per circa una settimana non ci occupammo di continuarla. Commentammo tuttavia dopo il primo, tre libri di Virgilio. Volevamo poi riprendere la trattazione nel tempo che sembrasse più conveniente. Licenzio fu tanto infiammato allo studio della poetica che mi parve doveroso moderarlo... E per buona fortuna era sorta una giornata tanto luminosa e serena. Sembrava fatta a bella posta per rasserenare i nostri animi. Pertanto lasciammo il letto un po' più presto del solito, ci trattenemmo con i campagnoli qualche istante soltanto. Il tempo stringeva. Alipio osservò: «Prima che ascolti la vostra di­scussione sugli accademici, vorrei che mi si leggesse il discorso che dite di avere tenuto durante la mia assenza. Lo chiedo perchè l'attuale discussione si deve rifare alla precedente ed io non potrei, nell'ascoltarvi, non sbagliarmi o per lo meno non trovarmi in difficoltà». Così si fece. Nella lettura si trascorse quasi tutto il mattino. Pertanto dalla campagna, in cui ci eravamo intrattenuti  passeggiando, riprendemmo il cammino verso casa.

Atque ibi, ut potuimus, sane diligenter (nam et recentes res erant, et quando poterant tam insignita trium studiosorum memoriam effugere? ) omnia nostrae lucubrationis opuscula in hanc libelli partem contulimus nihilque a me aliud factum est illo die, ut valetudini parcerem, nisi quod ante coenam cum ipsis dimidium volumen Virgilii audire quotidie solitus eram, nihil nobis ubique aliud quam rerum modum considerantibus. Quem non probare nemo potest; sentire autem, cum quisque aliquid studiose agit, difficillimum atque rarissimum.

De Ordine  1, 8, 26

Quivi (nei balnea), per quanto ci fu possibile, ma certamente con diligenza, trascrivemmo i risultati della nostra disputa notturna in questa parte del libro. Erano fatti recenti e non potevano argomenti tanto importanti sfuggire alla memoria di tre studiosi. In quel giorno, per risparmiare la salute, non feci altro. Ero solito tuttavia ogni giorno leggere, prima di pranzo assieme a loro, metà di un libro di Virgilio. Ma per il resto non facevamo che meditare ogni occasione sulla misura della realtà. Averne la nozione è possibile a tutti, ma scoprirla, quando ci si applica intensamente, è assai difficile e raro.
Lettura dei salmi

Quas tibi, Deus meus, voces dedi, cum legerem psalmos David, cantica fidelia, sonos pietatis excludentes turgidum spiritum, rudis in germano amore tuo, cathecuminus in villa cum cathecumino Alypio feriatus, matre adhaerente nobis muliebris habitu, virili fide, anili securitate, materna caritate, Christiana pietate! Quas tibi voce dabam in psalmis illis et quomodo in te inflammabar ex eis et accendebar eos recitare, si possem, toto orbi terrarum adversus typhum generis humani!

Confessioni  9, 4, 8

Quali grida, Dio mio, non lanciai verso di te leggendo i salmi di Davide, questi canti di fede, gemiti di pietà contrastanti con ogni sentimento d'orgoglio! Novizio ancora al tuo genuino amore, catecumeno ozioso in villa col catecumeno Alipio e la madre stretta al nostro fianco, muliebre nell'aspetto, virile nella fede, vegliarda nella pacatezza, materna nell'amore, cristiana nella pietà. Quali grida non lanciavo verso di te leggendo quei salmi, quale fuoco d'amore per te non attingevo! Ardevo dal desiderio di recitarli, se potessi, al mondo intero per abbattere l'orgoglio del genere umano.
Il  termine  villa  nei  testi  agostiniani
Ad aliquam villam nos convenire debere non magnam, ubi nullius nostrum esset ecclesia, quam tamen villam communiter possident homines et nostra communionis et ipsius, sicuti est villa Titiana.

Lettera  44, 6, 14

Sarà bene radunarci in un villaggio non grande, dove non ci sia alcuna chiesa dei fedeli di nessuna delle due confessioni, ma sia di proprietà dei nostri come dei loro, come sarebbe il villaggio di Tiziano.
Il  colore  delle  pareti  della  villa  di  Verecondo

Non enim ut sit iste paries, paries hoc colore fit, quem in eo videmus, cum etiam si quo casu nigrescat aut albescat, vel aliquem alium mutet colorem nihilominus tamen maneat paries ac dicatur.

Soliloquia  2, 12, 22

Difatti la parete non perchè sia parete è tinteggiata con questo colore che in essa vediamo. Anche se diventa nera o bianca o abbia qualsiasi altro colore rimane e viene denominata parete.
I  Bagni  o  balneolae

Quod quaeso, Alypi, ne in villa nobis licere arbitreris, certe vel istae balneolae aliquam decoris gymnasiorum faciant recordationem.

Contra Acad.  3, 4, 9

Scusami Alipio, ma non credere che questo ci sia permesso perchè ci troviamo in campagna. Anche questo piccolo bagno valga a farci rievocare in qualche modo lo splendore dei gimnasi.

Itaque in hoc ipso aedificio singula bene considerantes non possumus non offendi quod unum ostium videmus in latere, alterum prope in medio nec tamen in medio collocatum. Quippe in rebus fabbricatis, nulla cogente necessitate, iniqua dimensio partium facere ipsi aspectui velut quemdam videtur iniuriam. Quod autem intus tres fenestrae, una in medio, duae a lateribus, paribus intervallis solio lumen infundunt, quam nos delectat diligentius intuentes quamque in se animam rapit, manifesta res est nec multis verbis vobis aperienda. Unde ipsi architecti iam suo verbo rationem istam vocant et partes discorditer collocatas dicunt non habere rationem.

De Ordine  2, 11, 34

Allo scopo esaminiamo bene in questo edificio i particolari. Non possiamo non essere contrariati nel vedere una porta da un lato e l'altra posta vicino al centro, ma non proprio al centro della facciata. Infatti nelle strutture architettoniche, se non ve n'è necessità, la sproporzione delle masse sembra quasi contrariare la vista. Invece il fatto che tre finestre, una in mezzo e due ai lati, diffondono a spazi eguali luce nella stanza, se osserviamo bene, ci piace e attira a sè l'attenzione. Ed è cosa evidente che non deve essere esposta a voi con molte parole. Pertanto gli stessi architetti con termine tecnico definiscono ragione la proporzione e affermano che le masse disposte asimmetricamente non hanno una ragione.
Il  significato  dei  termini  flumen  e  torrens

Torrentes proprie dicuntur fluvii qui aestate deficiunt aquis autem hiemalibus inundantur et currunt.

Enarrationes in Psalmos  73, 17

Torrenti vengono chiamati propriamente i corsi d'acqua che scarseggiano di acque in estate mentre in inverno si ingrossano e scorrono rapidi.

Torrentes autem dicuntur flumina hyemalia, magno enim impetu repentinis aquis impleta currunt.

Enarrationes in Psalmos  125, 10

Torrenti si dicono pure i corsi d'acqua invernali, che scorrono con grande impeto rigurgitanti di acque.
Corsi d'acqua presso la villa
Ergo, ut dixi, vigilabam, cum ecce aquae sonus pone balneas quae praeterfluebat, eduxit me in aures, et animadversus est solito attentius. Mirum admodum mihi videbatur quod nunc clarius nunc pressius eadem aqua strepebat silicibus irruens. Coepi a me quaerere quaenam causa esset. Fateor, nihil occurrebat, cum Licentius lecto suo importunos percusso iuxta ligno sorices terruit seseque vigilantem hoc modo indicavit. Dunque, come ho detto, ero sveglio. Ed ecco che il mormorio dell'acqua che scorreva accanto alle terme colpì il mio udito e fu avvertito da me più attentamente del solito. Mi pareva assai strano il fatto che la medesima acqua scorrendo sulle pietre del greto desse un suono ora più distinto ora più soffocato. Presi a ricercarne la causa. Confesso che non mi venne in mente nulla. Ed ecco che Licenzio dal suo letto tentò di porre in fuga alcuni topi importuni battendo un mobile di legno che gli stava accanto. In tal maniera mi avvertì che era desto.
Cui ego: Animadvertis, inquam, Licenti (nam videbo tibi Musam tuam lumen ad lucubrandum accendisset), quomodo canalis iste inconstanter sonet ? Iam, inquit, mihi hoc non est novum. Nam desiderio serenitatis cum experfegactus aliquando aurem admovissem, ne imber ingrueret, hoc agebat aqua ista quod nunc. Approbavit Trygetius. Nam et ipse in eodem conclavi lecto suo cubans vigilabat, nobis nescientibus: erant enim tenebrae, quod in Italia etiam pecuniosis prope necesse est. Gli dissi: «Giacchè vedo che la tua Musa per farti fantasticare ti ha acceso il suo lume, noti, o Licenzio, come varia il mormorio del ruscello ? ».«Il fatto non m'è nuovo, rispose. Una volta mi svegliai di notte col desiderio che fosse sereno. Prestai allora l'orecchio per avvertire se cadeva la pioggia e l'acqua del ruscello produceva lo stesso fenomeno di adesso». Trigezio confermò poichè anch'egli, che era coricato nella stessa camera, era desto senza che noi lo sapessimo. Stavamo infatti al buio ed è questa un'economia che in Italia è quasi indispensabile anche ai più facoltosi.
Ergo ubi vidi scholam nostram, quantacumque aderat, nam et Alypius et Navigius in urbem ierant, etiam illis horis non sopitam, et me cursus ille aquarum aliquid de se dicere admonebat: Quidnam vobis, inquam, videtur esse causa quod sic alternat hic sonus ? Non enim quemquam putamus his horis vel transitu, vel re aliqua lavanda toties illum meatum interpellare. Mi accorsi così che la nostra scuola, quella presente poichè Alipio e Navigio erano andati in città, era desta anche a quell'ora. La stranezza del fenomeno nello scorrere delle acque mi stimolava ad esaminarlo. Mi rivolsi quindi a loro:
Quid putas, inquit, Licentius, nisi alicubi folia cuiuscemodi quae autumno perpetua copioseque decidunt, angustiis canalis intertrusa vinci (evinci) aliquando atque cedere, ubi autem unda quae urgebat, pertransierit, rursum colligi atque stipari aut aliquid aliud vario casu foliorum natantium fieri, quod ad illum fluxum nunc refrenandum nunc emittendum similiter valeat ? «Quale ritenete che sia la causa del variare del mormorio? Non possiamo certo pensare che qualcuno a quest'ora o passandovi sopra o lavandovi qualche cosa ne in­terrompa lo scorrimento». «E perchè non pensare, disse Licenzio, ad un fenomeno prodotto dalle foglie di varie piante ? Esse in autunno cadono continuamente  e abbondantemente qua e là. Stipate nelle parti più strette del greto sono di tanto in tanto trascinate via e quando la massa d'acqua che le spingeva è passata, di nuovo si raccolgono e ostruiscono. Può anche avvenire un altro qualsiasi fenomeno a causa della diversa fortuita posizione di foglie trasportate, che è sufficiente ora a rallentare ed ora ad accelerare lo scorrimento».
Visum est mihi probabile aliud non habenti, confessusque sum, laudans ingenium eius, nihil me invenisse, cum diu quaesissem cur ita esset.

De Ordine  1, 3, 6-7

A me che altra non ne avevo sembrò probabile tale spiegazione e ammisi, lodando la sua perspicacia, che io non avevo trovato nulla sebbene a lungo ne avessi cercata la causa.
Hoc ipsum, inquam, mihi responde, primo unde tibi videatur aqua ista non temere sic sed ordine influere. Nam quod ligneolis canalibus superlabitur et ducitur usque in usus nostros potest ad ordinem pertinere. Factum est enim ab hominibus ratione utentibus, ut uno eius itinere simul et biberent et lavarent et pro locorum opportunitatibus consequens erat ut ita fieret. Quod vero illa, ut dicis, folia sic inciderunt, ut hoc quod admirati sumus eveniret, quo tandem rerum ordine ac non potius casu factum putabimus ? Quasi vero, inquit ille, aliter atque ceciderunt debuisse aut potuisse cadere cuiquam videri potest, serenissime intuenti nihil posse fieri sine causa. Quid ? Iam vis persequar situs arborum atque ramorum, ipsumque pondus quantum natura foliis imposuit ? Quid, aeris vel mobilitatem qua volitant, vel mollitiem qua descendunt, variosque lapsus affectione coeli, pro onere, pro figuris suis, caeterisque innumerabilibus atque oscurioribus causis, quid me attinet quaerere ?

De Ordine  1, 4, 11

Prima di tutto, gli dissi, rispondi a questa domanda: « Perchè ritieni che l'acqua di questo ruscello non scorre a caso, ma secondo una legge ? Soltanto il fatto che viene convogliata in canali di legno e condotta ai nostri usi può rientrare nei termini di un ordine. Infatti l'opera è dovuta agli uomini che hanno usato la ragione per ottenere dal suo scorrere il vantaggio di bere e lavare e l'effetto è necessariamente congiunto con la configurazione dei luoghi. Ma come possiamo pensare che sia dovuto all'ordine anzichè al caso il fatto che le foglie cadute in maniera da causare, come tu spieghi, il fenomeno che ha destato la nostra meraviglia? ». «Come se, mi rispose, chi afferma senza pregiudizi l'impossibilità dell'effetto senza la causa propria possa ritenere che le foglie sarebbero dovute o potute cadere diversamente da come sono cadute. E dovrei forse ricercare la posizione degli alberi, e dei rami e perfino la quantità del peso che la natura ha stabilito alle foglie ? Ed è forse mia competenza indagare il movimento dell'aria che le fa volare, la lentezza con cui discendono e i vari modi di cadere secondo le condizioni atmosferiche, secondo il loro peso e forma ed altri innumerevoli e occulti agenti naturali ?».

An non vides (tuo enim simili utar libentius) illa ipsa folia quae feruntur ventis, quae undis innatant, resistere aliquantulum praecipitanti se flumini et de rerum ordine homines commonere, si tamen hoc quod abs te defenditur verum est ?.

De Ordine  1, 5, 13

Userò allo scopo il tuo esempio. Non vedi che le stesse foglie portate dal vento e trascinate sulle acque fanno una certa resistenza nel ruscello che scorre e fanno così riflettere gli uomini sulla legge razionale ? Lo dico nell'ipotesi che la tua tesi sia vera.
Le latrine
Cum audio Licentium succinentem illud Propheticum laete atque garrule: Deus virtutum, converte nos, et ostende faciem tuam, et salvi erimus. Quod pridie post coenam cum ad requisita na­turae foras exisset, paulo clarius cecinit, quam ut mater nostra ferre posset, quod illo loco talia continuo repetita canerentur. Nihil enim aliud dicebat, quoniam ipsum cantilenae modum nuper hauserat et amabat, ut fit, melos inusitatum. Obiurgavit eum religiosissima, ut scis, femina, ob hoc ipsum quod inconveniens locus cantico esset.

De Ordine 1, 8, 22

All'improvviso odo Licenzio cantare a voce lieta e spiegata il versetto del salmista: O Dio della fortezza, volgici a Te, mostraci il tuo volto e saremo salvi. Il giorno prima, dopo cena, essendo uscito fuori per un bisogno naturale, l'aveva cantato a voce molto alta. Mia madre non tollerava che in quel luogo si cantassero, e ripetute volte, tali parole. Egli ripeteva sempre le stesse poichè aveva appreso da poco la modulazione e si dilettava, com'è costume, di una melodia nuova. La donna molto pia, come sai, lo rimproverò perchè il luogo era sconveniente a quel canto.
Vita  a  Cassiciaco

Tum ego, cum iam stilum nox impediret, et quasi de integro magnum quiddam disserendum viderem oboriri, in alium diem distuli: nam disputare coeperamus sole iam in occasum declinante, diesque pene totus cum in rebus rusticis ordinandis, tum in recensione primi libri Virgilii peractus fuit. Deinde mox ut illuxit (ita enim res pridie constitutae ut largum esset otium) statim peragendum negotium susceptum est.

Contra Acad. 1, 5, 15-16

Ormai l'oscurità impediva il lavoro dello stilo. Ed io stavo riflettendo che emergeva un argomento assai importante, che doveva essere trattato a fondo.Rimandai quindi ad un altro giorno tanto più che avevamo incominciato a disputare nel tardo pomeriggio poichè avevamo trascorso quasi tutta la giornata a sorvegliare i lavori di campagna e a recensire il primo libro di Virgilio. L'indomani, appena fu giorno, ebbe subito inizio la disputa. Il giorno avanti naturalmente, erano state disposte le faccende in maniera che rimanesse un largo spazio di tempo.

Postridie autem quamvis non minus blandus tranquillusque dies illuxisset, vix tamen domesticis negotiis evoluti sumus. Nam magnam eius partem in epistolarum maxime scriptione consumpseramus. Et cum iam duae horae vix reliquae forent, ad pratum processimus. Nam invitabat coeli nimia serenitas, placuitque, ut ne ipsum quidem quod restiterat tempus, perire pateremur. Itaque cum ad arborem solitam ventum esse, et mansissemus loco.

Contra Acad.  2, 11, 25

L'indomani sorse un sole non meno sereno e tranquillo. Ma potemmo con difficoltà sbrigare le faccende domestiche. Difatti passammo gran parte del tempo nello scrivere lettere. Ed essendone rimaste appena due ore, ci portammo sul prato. Ci invitava la pura serenità del cielo. Ci parve quindi opportuno di non lasciar trascorrere inutilmente quel po' di tempo che restava. Arrivammo sotto il solito albero e ci fermammo.

Convertam me ad ea quae villa et ager ministrat: onerant me potius maiora quam praeparant. Nam cum otiosus diu cogitassem in isto rure, quonam modo possit isthuc probabile aut veri simile actus nostros ab errore defendere, primo visum est mihi, ut solet videri cum ista vendebam, belle tectum et munitum.

Contra Acad.  3, 15, 33-34

Mi volgerò agli argomenti che mi forniscono la villa e la campagna. Libero da occupazioni, ho meditato a lungo, in questa campagna, come possa il probabile ossia il verosimile difendere le nostre azioni dall'errore. Dapprima la tesi, come quando vendevo chiacchiere, mi sembrò buona e inattaccabile.

Cum post illum sermonem quem secundus liber continet, alio die condissemus in balneis, nam erat tristior quam ut ad pratum liberet descendere ... Sed quaeso vos, nonne miserati nos estis, cum pridie ita cubitum issemus, ut ad dilatam quaestionem, et prorsus ad nihil aliud surgeretur, quod tanta de re familiari necessario peragenda exstiterunt, ut his penitus occupati, vix duas extremas diei horas in nosmetipsos respirare possemus ?

Contra Acad.  3, 1, 1- 3, 2, 2

Dopo la discussione riferita nel secondo libro, l'indomani ci adunammo nelle terme poichè il tempo era troppo triste per poter scendere nel prato... E me, scusate, non mi avete un po' commiserato ? Ieri siamo andati a letto con l'intenzione che non ci si levasse per altro che per la disputa differita. Ma vi furono tante faccende, riguardanti la casa, che si sono dovute inderogabilmente sbrigare. Occupati in esse, abbiamo potuto attendere a noi soltanto le due ultime ore del giorno.

Hic postquam sermonis finem me fecisse aspexerunt, quamquam iam erat nox, et aliquid etiam lucerna illata scriptum erat, tamen illi adolescentes intentissime exspectabant, utrum Alypius vel alio die se responsurum esse promitteret.

Contra Acad.  3, 20, 44

I miei giovani uditori a questo punto si accorsero che avevo terminato di parlare. Era già notte e qualche parte del discorso era stata trascritta al lume della lucerna. Attendevano tuttavia, con lo sguardo fisso, se Alipio intendeva rispondere, magari in un altro giorno.

Ita nos pueri apud mediterraneos nati atque nutriti, vel in parvo calice aqua visa, iam imaginari maria poteramus; cum sapor fragorum et cornorum, antequam in Italia gustaremus, nullo modo veniret in mentem.

Epistola a Nebridio  7, 3, 6

Così noi da fanciulli, pur nati e allevati nell'entroterra, vedendo l'acqua anche solo in un piccolo bicchiere potevamo già immaginarci il mare; mentre il sapore delle fragole e delle corniole in nessun modo ci sarebbe venuto in mente prima che le gustassimo in Italia.

Exorto sole clarissimo invitavit coeli nitor et quantum in illis locis hieme poterat blanda temperies in pratum descendere, quo saepius te familiarius utebatur. Nobiscum erat etiam mater nostra.

De Ordine  2, 1, 1

S'era levato un sole splendente. La serenità del cielo e la mite temperatura, quale poteva darsi d'inverno in quei luoghi, ci invitò a scendere nel prato. Lo facevamo assai spesso quasi per abitudine. C'era anche mia madre.

Tertius autem dies disputationis nostrae matutinus, nubes quae nos cogebant in balneas, dissipavit tempusque pomeridianum candidissimum reddidit. Placuit ergo in pratuli propinqua descendere atque omnibus nobis ubi commodum visum est considentibus.

De Beata Vita  4, 23

Al terzo giorno della nostra disputa, di mattino, si dissipò la nebbia che ci costringeva ad adunarci nella sala delle terme e si ebbe un limpido pomeriggio. Ci fece piacere quindi scendere nel prato vicino. Ci sedemmo ciascuno nel luogo che sembrò più comodo.
Una zuffa di galli

Deinde ego quoque surrexi, redditisque Deo quotidianis votis ire coeperamus in balneas (ille enim locus nobis, cum coelo tristi in agro esse minime poteramus, aptus ad disputandum et familiaris fuit) cum ecce ante fores advertimus gallos gallinaceos ineuntes pugnam nimis acrem. Libuit attendere ... ut in eisdem ipsis gallis erat videre intenta proiectius capita, inflata comas, vehementes ictus, cautissima evitationes, et in omni motu animalium rationis expertium nihil decorum, quippe alia ratione desuper omnia moderante, postremo legem ipsam victoris: superbum cantum et membra in unum quasi orbem collecta velut in fastum dominationis, signum autem victi: elatas a cervice pennulas, et in voce atque motu deforme totum et eo ipso naturae legibus nescio quomodo concinnum et pulchrum.

De Ordine  1, 8, 25

Mi alzai anch'io. Fatte le preghiere del mattino, ci avviammo alle terme. Il luogo, quando non potevamo scendere al prato a causa del tempo inclemente, ci parve adatto alle sedute e accogliente quand'ecco che davanti alla porta scorgemmo due galli che avevano cominciato ad azzuffarsi ferocemente. Ci piacque osservarli .. in quei galli era possibile scorgere le teste intente al colpo, le penne arruffate, il rapido assaltare, l'accorto schivare.Niente vi era di disarmonico in animali privi della ragione appunto a causa d'una ragione che da un ordine superiore tutto armonizza. Infine era possibile scorgere le intimazioni del vincitore nel canto superbo e nelle membra raccolte, per così dire, a cerchio, come in esaltazione del dominio, e gli indizi del vinto nelle penne sollevate sulla testa e nella difformità completa della voce e del passo che per ciò stesso era conformata e proporzionata, non so come, alle leggi naturali.
Il  paesaggio

O mihi transactos revocet si pristina soles Laetificis aurora rotis, quos libera tecum  Otia tentantes, et candida iura bonorum  Duximus Italiae medio, montesque per altos ! Non me dura gelu prohiberent frigora cano, Nec fera tempestas Zephirum, fremitusque Borini, Quin tua sollicito premerem vestigia passu.

LICENZIO, Licentii Carmen, CSEL 91, Carmen Licentii Ad Augustinum praeceptorem,CSEL 89-95.

Oh se l'aurora ancora una volta con le sue ruote,apportatrici di gioia, mi riportasse i giorni passatiche trascorremmo nel centro dell'Italia su per gli alti monti anelando insieme con tealle occupazioni dello spiritoe alle immacolate leggi dei buoni!Oh allora né i rigori del freddo con i loro bianchi ghiacci, né la furiosa tempesta degli Zefiri, né le raffiche della Bora mi tratterrebbero dal calcare le tue orme con passi solleciti.

Per diem respondebo, qui mihi iam videtur redire, nisi lunae est ille qui fenestris fulgor induitur.

De Ordine  1, 7, 20

Esporrò la mia tesi durante il giorno che pare stia sorgendo, se non è della luna il chiarore che ammanta le finestre.
L'episodio  del  millepiedi
Cum enim nuper in agro essemus Liguriae, nostri illi adulescentes qui tunc mecum erant studiorum suorum gratia, animadverterunt humi iacentes in opaco loco reptantem bestiolam multipedem, longum dico quemdam vermiculum: vulgo notus est, hoc tamen quod dicam numquam in eo expertus eram. Verso namque stilo quem forte habebat, unus illorum animal medium percussit: tum ambae partes corporis ab illo vulnere in contraria discesserunt, tanta pedum celeritatem, ac nihili imbecilliore nisu, quam si duo huiuscemodi animantia forent. Quo miraculo exterriti, causaeque curiosi, ad nos, ubi simul ego et Alypius considebamus, alacriter viventia frusta illa detulerunt. Ne que nos parum commoti, ea currere in tabula quaquaversum poterant cernebamus: atque unum ipsorum stilo tactum contorquebat se ad doloris locum, nihil sentiente alio, ac suos alibi motus peragente. Quid plura? Tentavimus, quatenus id valeret; atque vermiculum, immo iam vermiculos in multas partes concidimus: ita omnes movebantur, ut nisi a nobis illud factum non esset, et comparerent vulnera recentia, totidem illos separatim natos, ac sibi quemque vixisse crederemus.

De Quantitate Animae  31, 62

 Qualche tempo dopo ci siamo trovati nella campagna della Liguria. I nostri giovani, che allora abitavano con me per i loro studi, mentre erano sdraiati a terra all'ombra, notarono un animaletto con molti piedi che strisciava, una specie di lungo vermiciattolo. E' abbastanza comune ma non avevano mai fatto, nei suoi confronti, l'esperienza che sto per dire. Uno di loro, adoperando di traverso lo stilo, che per caso portava con sè, lo colpì nel mezzo. Le due parti del corpo, separate dal colpo, mossero in direzione opposta con tanta celerità dei piedi e col medesimo impulso che se fossero due animali della stessa specie. Stupiti dall'insolito fenomeno e curiosi di saperne la ragione, si affrettarono a portare i due tronconi vivi a noi, a me e ad Alipio, che eravamo seduti vicini. Noi, non meno stupiti, li osservammo correre sulla tavola in ogni direzione possibile. Uno di loro, toccato con lo stilo, si contorceva nel punto dolorante e l'altro non sentiva nulla e continuava a muoversi altrove. Aggiungo che volemmo verificare fino a qual punto il fenomeno si verificasse. Tagliammo il vermiciattolo, anzi i vermiciattoli, in molte parti. Tutte si muovevano. Che se il fenomeno non fosse stato provocato da noi e non si notassero le amputazioni fatte allora, avremmo creduto che fossero nati separati e che ciascuno avesse vita indipendente.
Il  servo  di  casa

Quae cum dicta essent, puer de domo cui dederamus id negotii, concurrit ad nos et horam prandii esse nuntiavit. Tum ego: Quid sit, inquam, moveri, non definire nos puer iste, sed ipsis oculis coget ostendere.

De Ordine  2, 6, 18

Dopo queste parole, il servitorello di casa, cui avevamo affidato l'incarico, venne da noi e ci avvertì che era ora di pranzo. Dissi: «Questo servitorello non c'induce a definire che cos'è il movimento, ma a chiarircelo attraverso la vista ».
Agostino

Sed ut breviter accipiatis omne propositum meum, quoquo modo se habeat humana sapientia, eam me video nondum percepisse. Sed cum trigesimum et tertium aetatis annum agam, non me arbitror  desperare debere eam me quandoque adepturum. Contemptis tamen caeteris omnibus quae bona mortales putant, huic investigandae inservire proposui.

Contra Acad.  3, 20, 43

E poichè in poche parole conosciate ogni mia intenzione, vi manifesto che, qualsivoglia sia il contenuto dell'umana filosofia, sono consapevole di non averla ancora raggiunta. Ma ho appena trentatré anni, ritengo quindi di non dover disperare di raggiungerla alfine. Disprezzate comunque tutte le altre cose che i mortali reputano beni, mi sono proposto di attendere alla sua ricerca.

Me enim ipsum, cui magna necessitas fuit ista perdiscere, adhuc in multis verborum sonis Itali exagitant et a me vicissim, quod ad ipsum sonum attinet, reprehenduntur.

De Ordine  2, 17, 45

Io ho dovuto apprendere tali nozioni per esigenza di professione. Eppure gli italiani ancora mi scherniscono per la pronuncia di molte parole e per ricambio sono da me rimproverati sempre per questioni di pronuncia.
Cenacolo Agostiniano

Idibus novembribus mihi natalis dies erat: post tam tenue prandium, ut ab eo nihil ingeniorum impediretur, omnes qui simul non modo illo die, sed quotidie convivabamur, in balneas ad consedendum vocavi; nam is tempori aptus locus secretus occorrerat. Erant autem (non enim vereor eos singulari benignitati tuae notos interim nominibus facere) in primis nostra mater, cuius meriti credo esse omne quod vivo, Navigius frater meus, Trygetius et Licentius, cives et discipuli mei; Lastidianum et Rusticum consobrinos meos, quamvis nullum vel grammaticum passi sint, deesse volui, ipsumque eorum sensum communem, ad rem quam moliebar, necessarium putavi. Erat etiam nobiscum aetate minimus omnium, sed cuius ingenium, si amore non fallor, magnum quiddam pollicetur, Adeodatus filius meus.

De Beata Vita  1, 6

Il tredici novembre ricorreva il mio compleanno. Dopo un pranzo tanto frugale che non impedì il lavoro della mente, feci adunare nella sala delle terme tutti coloro che non solo quel giorno ma ogni giorno convivevano con me. S'era presentato come luogo appartato, adatto all'occorrenza. Partecipavano e non ho timore di presentarli per ora con i soli nomi alla singolare tua benevolenza, prima di tutto mia madre, ai cui meriti spetta, come credo, tutto quello che sto vivendo, Navigio mio fratello, Trigezio e Licenzio miei concittadini e discepoli. Volli che non mancassero neanche Lastidiano e Rustico, miei cugini, sebbene non avessero frequentato neppure il maestro di grammatica. Ritenni che il loro buon senso fosse sufficiente all'argomento che intendevo trattare. Con noi era anche mio figlio Adeodato, il più piccolo di tutti. Egli ha tuttavia un ingegno che, salvo errore dovuto all'affetto, promette grandi cose.
Mal  di  denti

Quando recordabor omnia dierum illorum feriatorum? Sed nec oblitus sum nec silebo flagelli tui asperitatem et misericordiae tuae mirabilem celeritatem. Dolore dentium tunc excruciabas me, et cum in tantum ingravesceret, ut non valerem loqui, ascendit in cor meum admonere omnes meos, qui aderant, ut deprecarentur te pro me, Deum salutis omnimodae. Et scripsi hoc in cera et dedi, ut eis legeretur. Mox ut genua supplici affectu fiximus, fugit dolor ille. Sed quis dolor? Aut quomodo fugit? Expavi, fateor, Domine meus Deus meus. Nihil enim tale ab ineunte aetate expertus fueram.

Confessioni  9, 4, 12

Quando ricorderò tutti gli avvenimenti di quei giorni di vacanza? Non li ho però dimenticati, né tacerò la durezza del tuo flagello e la mirabile prestezza della tua misericordia. Mi torturavi allora con un male ai denti. Quando si aggravò tanto che non riuscivo a parlare, mi sorse in cuore il pensiero di invitare tutti i miei là presenti a scongiurarti per me, Dio di ogni salvezza. Lo scrissi sopra una tavoletta di cera, che consegnai loro perché leggessero, e appena piegammo le ginocchia in una supplica ardente, il dolore scomparve. Ma quale dolore? O come scomparve? Ne fui spaventato, lo confesso, Signore mio e Dio mio, perché non mi era mai capitato nulla di simile da quando ero venuto al mondo.
Ritorno  a  Milano  da  Cassiciaco

Inde ubi tempus advenit, quo me nomen dare oporteret, relicto rure Mediolanum remeavimus. Placuit et Alypio renasci in te mecum iam induto humilitate sacramentis tuis congrua et fortissimo domitori corporis usque ad Italicum solum glaciale nudo pede obterendum insolito ausu. Adiunximus etiam nobis puerum Adeodatum ex me natum carnaliter de peccato meo. Tu bene feceras eum. Annorum erat ferme quindecim et ingenio praeve niebat multos graves et doctos viros.

Confessioni   9, 6, 14

Giunto il momento in cui dovevo dare il mio nome per il battesimo, lasciammo la campagna e facemmo ritorno a Milano. Alipio volle rinascere anch'egli in te con me. Era già rivestito dell'umiltà conveniente ai tuoi sacramenti e dominava così saldamente il proprio corpo, da calpestare il suolo italico ghiacciato a piedi nudi, il che richiede un coraggio non comune. Prendemmo con noi anche il giovane Adeodato, nato dalla mia carne e frutto del mio peccato. Tu l'avevi ben fatto. Era appena quindicenne e superava per intelligenza molti importanti e dotti personaggi.
Viaggio  a  Milano  di  Alipio

Hic Alypius: Huius quaestionis, inquit, iudicem me tutius puto. Cum enim iter mihi in urbem sit constitutum, oportet me onere alicuius suscipiendae partis relevari.

Contra Acad. 1, 2, 5

Alipio intervenne: “Ritengo conveniente far da giudice in tale discussione. Siccome è già stato prestabilito un mio viaggio in città è opportuno dunque che io sia esonerato dall'incarico di difendere l'uno o l'altro punto della controversia.”

Tum Alypius: Suscepti a me officii nondum partes esse, vosmetipsi mecum recognoscitis. Sed quoniam iamdudum dispostita profectio interrumpere me compellit, pro meo quoque munere geminatam, sibi potestatem particeps mecum iudicii non longius progressurum. Et cum discessit: Quid, inquit Licentius, temere concesseras ? Profer .... Quod cum concedendum putarem, non renuentibus caeteris, deambulatum ire surreximus: nobisque inter nos multa variaque sermocinantibus, ille incogitatione defixus fuit. Quod cum frustra esse sensisset, relaxare animum maluit, et nostro se sermoni miscere. Postea cum iam advesperasceret, in eumdem conflictum redierant: sed modum imposui, persuasique ut in alium diem differri paterentur. Inde ad balneas.

Contra Acad.  1, 3, 8 - 1, 4, 10

Alipio interloquì: “Voi stessi riconoscete, d'accordo con me, che non è ancora giunto il turno del ruolo da me assunto. E poiché la partenza già predisposta mi costringe a un rinvio, chi partecipa con me all'incarico di giudice non rifiuterà di assumersi, fino al mio ritorno e in sostituzione del mio compito, le due parti del potere. Sto osservando che la vostra disputa andrà per le lunghe”. E se ne andò. Licenzio riprese: “Che cosa avevi ammesso senza riflessione ? Parla ”.... Io non ero contrario a tale concessione e gli altri si dimostrarono favorevoli. Ci alzammo allora per andare a passeggio. Licenzio era immerso nella riflessione. Ma non venendone a capo, preferì distrarsi e partecipare ai nostri discorsi. E cadendo già la sera, finirono per tornare all'argomento. Ma io mi imposi e li convinsi a rimandarlo all'indomani. Quindi ce ne andammo alle terme.
Salute  di  Agostino

Quin etiam quod ipsa aestate litterario labori nimio pulmo meus cedere coeperat et difficulter trahere suspiria doloribus que pectoris testari se saucium vocemque clariorem productioremve recusare, primo perturbaverat me, quia magisterii illius sarcinam paene iam necessitate deponere cogebat aut, si curari et convalescere potuissem, certe intermittere. Sed ubi plena voluntas vacandi et videndi, quoniam tu es Dominus, oborta mihi est atqua firmata - nosti, Deus meus - etiam gaudere coepi, quod haec quoque suberat non mendax excusatio, quae offensionem hominum temperaret, qui propter liberos suos me liberum esse numquam volebant. Plenus igitur tali gaudio tolerabam illud inter vallum temporis, donec decurreret - nescio utrum vel viginti dies erant - sed tamen fortiter tolerabantur, quia recesserat cupiditas, quae mecum solebat ferre grave negotium, et ego premendus remanseram, nisi patientia succederet.

Confessioni  9, 2, 4

 

Ma c'era di più. Durante quella medesima estate i miei polmoni avevano cominciato a cedere sotto il peso dell'eccessivo lavoro scolastico. Respiravo a stento e la lesione si manifestava con dolori al petto, che mi impedivano di parlare in modo abbastanza chiaro e abbastanza a lungo. Dapprima mi aveva contrariato la necessità, in cui presto mi sarei trovato, di deporre il fardello dell'insegnamento, o quanto meno, se era possibile una cura e la guarigione, di lasciarlo per qualche tempo. Ma quando si sviluppò e si consolidò in me la piena volontà di attendere liberamente a considerare che tu sei il Signore, allora, come ti è noto, Dio mio, divenne addirittura una gioia per me l'intervento di una scusa  non falsa, capace di mitigare il malumore di chi a vantaggio della libertà. Pervaso da questa gioia, sopportai con pazienza il tempo che ci separava dalle vacanze, una ventina di giorni al più; una pazienza che tuttavia mi costava fatica, perchè si era dileguata la cupidigia che di solito mi aiutava a sostenere il gravoso peso della scuola. ne sarei anzi rimasto schiacciato, se non fosse succeduta la tolleranza.

Quae meipsum capere moliebantur quotidie ista cantantem, nisi me pectoris dolor ventosam professionem abicere et in philosophiae gremium confugere coepisset.

Contra Acad.  1, 1, 3

Essi stavano macchinando di accalappiare anche me, benchè esaltassi ogni giorno questi valori, se il dolore di petto non mi avesse costretto ad abbandonare la trionfa passione e a rifugiarmi in grembo alla filosofia.

Nam cum stomachi dolor scholam me deserere coegisset, qui iam, ut scis, etiam sine ulla tali necessitate in philosophiam confugere moliebar, statim me contuli ad villam familiarissimi nostri Verecundi.

De Ordine  1, 2, 5

Il dolor di petto mi ha fatto abbandonare l'insegnamento, sebbene già, anche senza tale evenienza, stessi tentando di rifugiarmi nella filosofia. Mi condussi subito nella villa del nostro buon amico Verecondo.

Renuntiavi peractis vindemialibus, ut scholasticis suis Mediolanenses venditorem verborum alium providerent, quod et tibi ego servire delegissem te illi professioni prae difficultate spirandi ac dolore pectoris non sufficerem.

Confessioni   9, 5, 13

Al termine delle vacenze vendemmiali avvertii i Milanesi di provvedersi un altro spacciatore di parole per i loro studenti, poichè io avevo scelto di passare al tuo servizio e non ero più in grado di esercitare quella professione per la difficoltà di respirare e il male di petto.
Scambio   epistolare  con  Ambrogio

Et insinuavi per litteras antistiti tuo, viro sancto Ambrosio, pristinos errores meos et praesens votum meum, ut moneret, quid mihi potissimum de libris tuis legendum esset, quo percipiendae tantae gratiae paratior aptiorque fierem. Atque ille iussit Isaiam prophetam, credo, quod prae ceteris Evangelii vocationisque gentium sit praenuntiator apertior. Verum tamen ego primam huius lectionem non intelligens totumque talem arbitrans distuli repetendum exercitatior in dominico eloquio.

Confessioni  9, 5, 13

Con una lettera informai  il tuo vescovo, il santo Ambrogio, dei miei errori passati e della mia intenzione presente, chiedendogli consiglio sui tuoi Libri che più mi conveniva di leggere per meglio prepararmi e dispormi a ricevere tanta grazia. Mi prescrisse la lettura del profeta Isaia, credo perchè fra tutti è quello che preannunzia più chiaramente il Vangelo e la chiamata dei gentili.Trovandolo però incomprensibile all'inizio e supponendo che fosse tutto così, ne rinviai la lettura, per riprenderla quando fossi stato addestrato meglio nel linguaggio del Signore.