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Luigi Beretta: Il Duca Guido Visconti

Il quadro (ora scomparso) che all'Asilo che ritraeva il Duca Guido

Il quadro all'Asilo che ritraeva il Duca Guido

 

 

IL DUCA GUIDO VISCONTI

di Luigi Beretta

 

 

Il duca Guido, il "Duca industriale", come veniva chiamato nel suo secolo, l'Ottocento, era proprietario di stabilimenti specializzati nella tessitura del cotone.

"Gran signore dalle maniere affabili ", come lo descrive Filippo Sacchi, "aveva, in quel misto di bonomia patriarcale e moderna laboriosità, tutte le doti per farsi ugualmente ascoltare dalle vecchie classi signorili, con le quali aveva in comune le idee, e dalla nuova classe affarista, professionista e democratica con la quale aveva in comune le attività. Era un bellissimo vecchio, molto alto, con una bella faccia pacata, dominata dal gran naso visconteo, una barba bianca immacolata che gli scendeva ondeggiando a mezzo petto.

Era distinto e alla mano, estremamente semplice nel vestire e nel vivere." Il ritratto è confermato da tutti coloro che si sono trovati a descriverne abitudini ed impegni; in particolare la bonomia unita alla capacità di andare d'accordo con tutti è una caratteristica peculiare di quest'uomo straordinario. Leopoldo Pullé lo descrive come un uomo "dello stampo degli antichi gentiluomini ambrosiani, i quali ormai non si incontrano più, fuorché nei dipinti, nei polverosi quadri di qualche ospizio di carità o dimenticati in qualche pinacoteca; di quei gentiluomini che non disdegnavano, nelle lunghe ore invernali dei loro castelli solitari, di chiamare, con vero sentimento di democrazia, il maestro di casa, l'agente o il fattore a essergli di compagnia in una partita alle carte.

Era uno di quei gentiluomini che sanno rispettare il lavoro e chi lavora; attribuendo al primo, maggior valore che non abbia la stessa mercede con cui il lavoro viene retribuito: convinto che il sudore della fronte di chi onestamente fatica, valga molto di più dell'oro, poco faticosamente fatto, o ereditato dagli avi. Non conobbe partiti, tranne uno, quello dei filantropi." Soldato volontario nel 1859 e nel 1866, Guido Visconti di Modrone eredita il titolo di duca alla morte del fratello primogenito Raimondo, che sostituisce anche nella gestione delle proprietà dei Visconti; nel 1889 è nominato senatore del Regno d'Italia. Le qualità di filantropo sono confermate dal suo impegno di presidente della Società Anonima per l'Esercizio del Teatro alla Scala con sostiene con sforzi economici di grande spessore. Solo la morte, avvenuta il 15 novembre 1902, gli impedisce di proseguire nel suo mandato, che lascerà al figlio Uberto.

A Cassago ha lasciato un bellissimo ricordo. Fu consigliere comunale in questo paese negli ultimi anni della sua vita, impegnandosi nella risoluzione di diversi problemi che affliggevano la società del tempo e in particolare sostenne con vigore quello che oggi chiameremmo "il diritto allo studio" della gioventù. Non solo costruì a sue spese un Asilo Infantile per bambini fra i tre e i sei anni, ma pure concesse i locali per dare ospitalità alle Scuole Elementari, prima che queste venissero realizzate a spese del Comune. L'Asilo, costruito nel 1903 a Cassago, è, per l'epoca, una vera rarità in Brianza, che precede di parecchi anni analoghe iniziative nei paesi viciniori.

Il Duca Guido immortalò il suo nome anche in un'altra straordinaria opera che tuttora fa bella mostra di sé nel panorama brianzolo: si tratta del Sepolcreto Visconti che accoglie le spoglie mortali dei membri di quella nobile famiglia.

Sorto sul colle di S. Salvatore a Tremoncino, il Sepolcreto si erge imponente con la sua inequivocabile architettura in stile neogotico, che ricorda le agili guglie del Duomo di Milano, così care al Duca. Drizzata verso il cielo, la chiesa, che sorge sullo stesso luogo di un'altra più antica, altomedioevale e longobarda dedicata a san Salvatore, emana un profumo di nobiltà che si assapora avidamente salendo il dolce viale arginato da secolari cipressi che conducono alle porte del cielo.

Là, oggi, il duca Guido guarda Cassago, il luogo preferito delle sue vacanze e dei suoi riposi dal tumulto del mondo, proprio come fece un altro grande, Agostino, qualche secolo prima. Con riconoscenza, il paese lo ricorda ancora oggi nella via principale, che gli è stata affettuosamente dedicata.