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PITTORI: Amanuense di Vichy

Amanuense di Vichy

Sant'Agostino e Volusiano

 

 

AMANUENSE DI VICHY

XII secolo

Archivio Diocesano di Vichy, manoscritto VI

 

Agostino e Volusiano

 

 

 

 

L'immagine proposta dal manoscritto VI dell'Archivio Diocesano di Vichy ci offre una bella rappresentazione di Agostino in una composizione vivace e particolarmente ricca dal punto di vista cromatico. Agostino siede di fronte a Volusiano: ha un aspetto piuttosto anziano, ha i capelli e la barba grigi ma lo sguardo ancora vigile. Con la mano sinistra regge il bastone, mentre con la destra tocca un libro che Volusiano tiene saldamente fra le mani. Entrambi sono vestiti con paramenti sacerdotali e sembra che si stiano scrutando per comunicarsi qualche cosa. Sono seduti con i piedi scalzi su una panca.

 

Una volta il senatore Volusiano fece una domanda provocatoria: com'è possibile che Dio abbia accolto nuovi sacrifici cristiani e abbia respinti i sacrifici antichi ? Forse Dio ha cambiato parere ? Nella sua risposta, rivolta al commissario imperiale Flavio Marcellino Agostino ricorse ancora una volta all'adattamento di Dio al genere umano. Ecco cosa disse Agostino: "Il problema ha vaste implicazioni: lo può ben vedere chi è capace di scoprire nè disdegna di considerare la differenza, reperibile un po' ovunque, tra ciò che è bello e ciò che è conveniente. Il bello, che si oppone al brutto e al deforme, viene considerato e lodato in sé. Il conveniente, invece, che si oppone allo sconveniente, dipende da altro, cui è per così dire legato, e non viene giudicato in sé, ma in rapporto all'oggetto cui è connesso. Naturalmente anche il decente e l'indecente o è la medesima cosa o si considera allo stesso modo. Orbene applica alla questione di cui stiamo discutendo le considerazioni fatte finora. Il sacrificio che Dio aveva ordinato era adatto ai primi tempi, ma ora non lo è più. Ecco perché ha prescritto un altro sacrificio, che fosse adatto al nostro tempo. Egli, immutabile creatore e moderatore delle cose mutevoli, molto più dell'uomo sa che è opportuno per ciascuna età ciò che a un dato momento deve dare, aggiungere, portar via, detrarre, accrescere o diminuire fino a che la bellezza dell'intero corso degli eventi, di cui le cose adatte a ciascun tempo sono particelle, non si svolga come il solenne concerto di un ineffabile musico e quindi coloro che prestano a Dio la debita venerazione, anche quando è il tempo della fede, passino all'eterna contemplazione della bellezza."

 

L'amicizia tra Agostino d'Ippona e il proconsul Africae pagano Volusiano, che risiedeva a Cartagine, è esemplare. Presso la dimora di quest'ultimo la dottrina e le scritture dei cristiani costituivano spesso argomento di conversazione tra dotti amici ancora legati alla fede antica. Marcellino, amico e corrispondente di Agostino, riferisce che accanto ad obiezioni piuttosto ricorrenti, nel cenacolo di Volusiano si giungeva anche a citare dei precetti biblici cercando d'intenderne il valore alla luce dei tempi presenti. Il vescovo d'Ippona si dimostra estremamente disponibile a fornire risposte articolate a tali obiezioni. Sappiamo, d'altro canto, che le sue opere, dottrinali ed esegetiche, furono spesso arricchite da risposte o addirittura motivate da domande poste da pagani. Tra la metà del secolo IV e quella del V d. C. le obiezioni dei pagani circolavano, specialmente in ambienti colti, in excerpta di varia lunghezza. Tali quaestiones disturbavano la fede dei credenti, ma ne stimolavano anche la riflessione. Esse sono sopravvissute, con adattamenti imposti dalle circostanze, incastonate in alcune opere patristiche che appartengono al genere letterario detto delle quaestiones et responsiones. Come nella basilica cristiana di Ostia è ancora eretta e visibile la colonna che reca l'iscrizione che ne attesta la proprietà di Volusianus V(ir) c(larissimus), un pagano in stretti rapporti di parentela col Volusiano prima citato, o forse proprio quest'ultimo, così la letteratura patristica delle quaestiones et responsiones, e, più in generale, tutta l'immensa produzione patristica reca l'impronta, non sempre chiaramente discernibile, di critiche, obiezioni e sollecitazioni formulate dai pagani colti, testimoni e protagonisti di un'"epoca di angoscia" tanto lontana ma, per non pochi aspetti, anche tanto simile alla nostra.