Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Cinquecento: Rosso Fiorentino

PITTORI: Rosso Fiorentino

San Nicola da Tolentino riceve la regola da Sant'Agostino

S. Nicola da Tolentino

 

 

ROSSO FIORENTINO

1538

Sansepolcro. Pinacoteca Comunale

 

San Nicola da Tolentino riceve una corona da Sant'Agostino

 

 

 

L'autore di quest'opera, Giovan Battista di Jacopo detto il Rosso Fiorentino, visse tra fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento. La sua parabola artistica si sviluppa tra il 1495 e il 1540, in unl periodo storico segnato da una profonda crisi religiosa. Allievo di Andrea del Sarto fu, sotto molti punti di vista, un innovatore rispetto alle costrizioni classiciste ormai in crisi. Uno dei suoi capolavori è "La deposizione dalla croce", custodito nella chiesa di San Lorenzo a Sansepolcro. Spirito notevole, il Rosso contribuì in modo fodamentale con le sue opere a realizzare il periodo più ricco e affascinante del Manierismo fiorentino.

All'epoca del Sacco di Roma nel 1527 Rosso si trovava in città. Venne imprigionato e costretto ai lavori forzati. Quando riuscì a scappare si rifugiò a Perugia, per poi trasferirsi a Sansepolcro. Oltre alla "Deposizione" due tra le sue più importanti opere sono "L'incredulità di San Tommaso" e "San Nicola da Tolentino". Quest'ultima, una bellissima tela datata 1538, è conservata nella Pinacoteca di Sansepolcro.

san Nicola è raffigurato in piedi sul globo terrestre. Nella mano destra tiene un crocifisso e un giglio, nella sinistra un libro nel quale si legge "Praecepta patris mei servavi in Deo, semper maneo in eius dilectione".

San Nicola porta l'abito degli Agostiniani e il suo petto è ornato da un sole aureo, tipico simbolo iconografico che lo accompagna. Si tratta di una rappresentazione allegorica in cui il Santo riceve tre corone: una da Santa Monica, una da due angeli al centro e una da Sant'Agostino. A destra del globo terrestre giace la Purezza raffigurata come una giovane donna dai capelli elegantemente intrecciati con perle. La donna tiene nella sinistra un fiore e una catena che, passando sopra la sfera, lega il diavolo situato sull'altro angolo del quadro. Sullo sfondo si scorge la città marchigiana di Tolentino dove il Santo trascorse gli ultimi anni della sua vita. Il libro che il Santo tiene in mano è il Vangelo di Giovanni aperto in una pagina dove si leggono le parole: "Ho osservato i comandamenti di mio Padre e perciò conservo il suo amore".

Agostino compare in alto a destra. al di sopra delle nubi e mantiene un atteggiamento bonario e rassicurante, quasi a condividere la maestosa e bella figura di san Nicola, primo santo dell'Ordine agostiniano.

La leggenda della sua vita rappresentata da un ignoto pittore giottesco detto Maestro della Cappella di San Nicola, narra come i suoi genitori, ormai anziani, si fossero recati a Bari su consiglio di un angelo in pellegrinaggio alla tomba di san Nicola di Mira, per avere la grazia di un figlio. Ritornati a Sant'Angelo ebbero il figlio desiderato e, ritenendo di aver ricevuto la grazia richiesta, lo chiamarono Nicola. Il giovane Nicola entrò nell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino.

Fece la sua professione religiosa (voti solenni) a meno di diciannove anni. Nel 1269 fu ordinato sacerdote. Dopo la sua ordinazione, predicò soprattutto a Tolentino, dove fu trasferito intorno al 1275. Nel convento di Sant'Agostino di Tolentino rimase fino alla sua morte nel 1305.

Celebri sin dal Medioevo sono i cosiddetti "panini miracolosi" di san Nicola, che servirono anche per la raccolta di farina da parte dei fedeli che si recavano al santuario e che dettero nome anche alla compagnia cerretana degli "affarinati", citata anche dal vescovo urbinate Teseo Pini nel suo Speculum Cerretanorum. Viene ricordato il 10 settembre.

La sua tomba, a Tolentino, è conservata con venerazione dai fedeli.