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PITTORI: Sogliani Giovanni

Madonna con Bambino, Tobiolo e l'Angelo, e sant'Agostino

Madonna con Bambino, Tobiolo e l'Angelo, e sant'Agostino

 

 

SOGLIANI GIOVANNI

1530-1540

Firenze, Museo di S. Marco

 

Madonna con Bambino, Tobiolo e l'Angelo, e sant'Agostino

 

 

 

L'opera di Giovanni Antonio Sogliani raffigura la Madonna con il Bambino, Tobiolo e l'Angelo, assieme a sant'Agostino.

Sogliani la dipinse nella prima metà del Cinquecento ed ora è conservato a Firenze nel Museo di S. Marco. Agostino si trova a sinistra della scena, vestito da vescovo, ma con l'abito nero dei monaci agostiniani ben visibile sotto il piviale. Con la mano sinistra impugna il bastone pastorale, mentre con la destra regge un libro aperto che sta leggendo con molta attenzione. Lo sguardo è chino sul libro, quasi fosse in contemplazione della scena che gli si svolge intorno. In segno di umiltà ha posto la mitra ai piedi del trono della vergine.

A sinistra si può vedere raffigurato Tobiolo con l'Angelo. Rappresentazioni dell'Arcangelo Raffaele e del suo leggendario aiuto nel viaggio a Tobia sono abbastanza frequenti nella Firenze rinascimentale. L'episodio biblico veniva infatti associato alla protezione dei giovani che partivano in viaggio, magari per formarsi a fianco dei padri facendo pratica in una delle numerose filiali commerciali all'estero delle banche fiorentine. Esisteva anche una confraternita in cui l'arcangelo era specialmente venerato.

Nel Libro di Tobia l'angelo Raffaele, che viene definito arcangelo solo nei testi apocrifi, fu invocato da Tobi, un uomo giusto e povero, affinché accompagnasse suo figlio Tobia, chiamato spesso Tobiolo, a riscuotere un credito di dieci talenti d'argento contratto dieci anni prima. Durante il viaggio l'angelo Raffaele indicò a Tobia la strada più sicura e lo salvò più di una volta, senza mai rivelarsi come angelo, se non alla fine della storia.

 

 

Giovanni Antonio Sogliani

Nacque a Firenze nel 1492 e venne apprezzato per la sua capacità di rappresentare lo spirito della Controriforma. Lavorò per più di 25 anni nella bottega di Lorenzo di Credi seguendo lo stile di Leonardo da Vinci, Fra' Bartolomeo e Mariotto Albertinelli.

Giorgio Vasari lo conobbe a fondo e di lui ha lasciato scritto (Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, 1568): «Fu il Sogliani persona onesta e religiosa molto, e sempre attese ai fatti suoi, senza essere molesto a niuno dell'arte [...] il quale era tanto nell'aspetto freddo e malinconico, che parea la stessa malinconia [...] Nel qual tempo, fattosi bonissimo pittore, mostrò poi in tutte l'opere essere fedelissimo discepolo di quello [Lorenzo di Credi] ed imitatore della sua maniera [...] di natura lunghetto ed agiato nel lavorare»

Lo stesso Vasari fornisce un lungo elenco di sue opere, che spesso non riuscì a portare a termine, perché chi glieli commissionava o moriva oppure per impazienza si rivolgevano ad altri pittori.

Sogliani eseguì i dipinti dell'abside del Duomo di Pisa, dove portò a termine anche la Madonna con i Santi e La Madonna delle Grazie, già iniziata da Andrea del Sarto. Sogliani trascorse la maggior parte della sua vita a Firenze, quantunque abbia viaggiato molto, soprattutto in Francia. A Firenze si trova la sua opera principale, un affresco della visione di San Domenico datato 1536, nel Cenacolo grande di San Marco. Sogliani morì a cinquantadue anni, nel 1544 dopo avere sofferto molto per un mal di prostata.