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PITTORI: Antonio Alberti

Agostino, la Vergine e santi

Agostino, la Vergine e santi

 

 

ANTONIO ALBERTI

1439

Urbino, Galleria Nazionale delle Marche

 

Agostino, la Vergine e santi

 

 

 

Questo polittico conservato nella Galleria Nazionale delle Marche proviene dalla chiesa francescana di san Donato di Urbino e misura 265x270 cm. L'opera è firmata ANTONIUS DE FERRARIA P(INXIT) ed è datata 1439. Il 1439 è anche l'anno della riconsacrazione della chiesa a chiusura dei lavori di ristrutturazione iniziati probabilmente nel 1425 quando si insediarono i frati minori osservanti.

In seguito il duca Federico da Montefeltro, desiderando avere un proprio proprio mausoleo di famiglia, avviò la costruzione di una nuova chiesa dedicata a san Bernardino, dove venne trasferito il polittico e dove rimase fino al 1897 prima di entrare a far parte delle collezioni del Museo urbinate.

La committenza francescana è suggerita dai numerosi santi di questo ordine presenti nel polittico, la cui identificazione è possibile grazie alle iscrizioni nelle aureole. Nel registro principale oltre alla Vergine con il Bambino in grembo, compaiono, da sinistra verso destra, i santi Pietro, Giovanni Battista, Francesco, Gerolamo, Donato e Paolo. Nella fascia superiore sono riconoscibili, sempre da sinistra verso destra, i santi Ludovico da Tolosa, Domenico, Chiara, Caterina d'Alessandria, Antonio da Padova e Agostino. Nella cimasa Alberti ha raffigurato la Resurrezione.

Agostino, definito come SANCTUS (AUGUSTI)NUS, compare in abiti episcopali e con la mitra in testa. Sotto il piviale è riconoscibile la tunica nera degli eremitani che ne seguono la regola. Il volto ha un aspetto giovanile e senza barba. Con la mano sinistra regge un voluminoso bastone pastorale, mentre con la destra accenna a una benedizione.

 

 

 

Antonio Alberti

Alberti detto anche Antonio da Ferrara nacque in questa città tra il 1390 e il 1400. È ricordato dal Vasari per "molte bell'opere" nella chiesa di S. Francesco di Urbino e a Città di Castello. La prima notizia documentaria risale al 1420 quando Alberti si trova a Montone, per lavorare con un gruppo di pittori perugini. Il suo periodo formativo si svolse, con molta probabilità, nelle Marche e in Umbria a contatto con l'arte di Ottaviano Nelli e di Gentile da Fabriano. Nel 1423 si trasferì a Perugia per eseguire alcuni lavori commissionati da Braccio da Montone, mentre l'anno seguente si spostò ad Urbino dove morì tra il 1442 e il 1449.

In questa città realizzò pregevoli opere, come gli affreschi in San Francesco, che meritarono la citazione di Vasari. Nel 1437 realizzò e firmò gli affreschi della cella del cimitero a Talamello, nel pesarese.

Al periodo umbro-marchigiano sarebbe seguito un ritorno in Emilia, dove la visione dei più gagliardi tra i gotici tardi, come Giovanni da Modena, avrebbe determinato la sua ultima maniera, quale appare negli affreschi di Talamello e nel polittico di Urbino. Nella piena maturità, Alberti si afferma con un linguaggio più rude, solido e austero, con una "dignità morale e una solennità di stile" che indussero alcuni critici a pensare che sulle sue opere dell'Italia centrale avesse meditato il giovane Piero della Francesca. Tra le sue opere ricordiamo anche un suo un gonfalone del 1438 e un polittico del 1439, ambedue nella Galleria nazionale di Urbino. In queste opere, l'Alberti, probabilmente formatosi in ambiente umbro-marchigiano sotto l'influenza di Gentile da Fabriano, mostra di aver raggiunto, nella maturità, un suo robusto stile non scevro dall'influsso di Giovanni da Modena.