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PITTORI: Neri di Bicci

Sant'Agostino, san Giovanni Battista, San Giuliano l'Ospedaliere, san Sigismondo, Annunciazione, Cristo in pietà

Sant'Agostino, san Giovanni Battista, san Giuliano l'Ospedaliere e san Sigismondo,

con al centro Annunciazione e Cristo in pietà

 

 

NERI DI BICCI

1467

Firenze, chiesa di S. Felice in Piazza

 

Sant'Agostino, san Giovanni Battista, san Giuliano l'Ospedaliere e san Sigismondo, con al centro Annunciazione e Cristo in pietà

 

 

 

Il trittico di Neri di Bicci è conservato nella chiesa di S. Felice in Piazza a Firenze, sua città natale, e raffigura i santi Agostino e Giovanni Battista nel pannello di sinistra, san Giuliano l'Ospedaliere e san Sigismondo in quello di destra, mentre al centro troviamo, in alto, l'Annunciazione e, più sotto, il Cristo in pietà.

Realizzato con la tecnica a tavola, il dipinto fu portato a termine nel 1467.

Agostino è stato raffigurato da Bicci secondo i canoni della sua iconografia classica che lo vede nelle vesti di santo vescovo della Chiesa cattolica, con in testa la mitra e fra le mani un libro e il bastone pastorale.

Documentata già a partire dal 1066, la chiesa di san Felice in Piazza ha un interno tipicamente gotico ed una facciata rinascimentale attribuita a Michelozzo. Nel 1153 passò ai Benedettini del monastero di San Silvestro di Nonantola, che verso la metà del Trecento ne decisero l'ampliamento. Verso la metà del Quattrocento si provvide anche a una nuova decorazione interna della chiesa, affidata per lo più al pittore Neri di Bicci del quale oggi rimane solo il trittico con i Santi Agostino, Giovanni Battista, Giuliano e Sigismondo sul sesto altare di sinistra.

 

 

Neri di Bicci

Neri di Bicci nacque a Firenze nel 1418. Fu l'ultimo esponente di una bottega di famiglia molto attiva tra il Tre e il Quattrocento a Firenze. Suo nonno, Lorenzo di Bicci, fu attivo nella seconda metà del Trecento mentre suo padre Bicci di Lorenzo lavorò nella prima metà del Quattrocento. I Bicci furono importanti esponenti del gotico toscano.

Formatosi nella bottega del padre, alla sua morte, nel 1452, divenne capo bottega. Le sue opere sono documentata in un diario autografo redatto tra il 1453 e il 1475. Il suo stile semplice, ma con una forte carica devozionale, gli permise di procurarsi una numerosa serie di commissioni, ecclesiastiche e civili, che diffusero le sue opere sue opere nel contado fiorentino dove ancora oggi si trovano. Amò utilizzare colori in tonalità sempre vivide, tali da dare forza e preziosità alle sue opere. Morì a Firenze nel 1492.