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PITTORI: Anonimo cassaghese

Agostino cardioforo, statua nella chiesa parrocchiale di Cassago

Agostino cardioforo

 

 

ANONIMO CASSAGHESE

1780 ca.

Cappella S. Agostino, chiesa dei SS.Giacomo e Brigida a Cassago

 

Sant'Agostino cardioforo

 

 

 

Dal 1631 a Cassago viene celebrata annualmente la festa in onore di Agostino, Patrono del paese per averlo salvato dalla peste nel 1630. La tradizione milanese ha sempre identificato Cassago con il rus Cassiciacum delle Confessioni di Agostino, il luogo dove sorgeva la villa di Verecondo e dove il santo scrisse i Dialoghi. La devozione per il santo a Cassago ha dato vita a una ricca produzione iconografica.

La statua in legno del patrono cassaghese è custodita in una ancona del suo altare nella chiesa parrocchiale. Non è noto chi l'abbia scolpita, né in quale anno: è probabile che sia opera di un artista comasco degli inizi dell'Ottocento. Alcuni mandati di pagamento di quegli anni (1829-1841) relativi a botteghe di Como riferiscono infatti di spese sostenute per l'altare di Agostino. La raffigurazione del santo è conforme agli stereotipi del tempo: Agostino è vestito da vescovo, ha nella mano sinistra il bastone e un libro, mentre con la destra regge un cuore ardente, da sempre simbolo del suo grande amore per Dio.

 

Nel libro nono delle Confessioni Agostino si esprime con queste parole: sagittaveras tu cor meum charitate tua, hai ferito il mio cuore - ricorda Agostino - con il tuo amore. Esse esprimono in forma poetica il grande amore che Agostino aveva per Dio. Un amore così grande da essere rappresentato simbolicamente con un cuore fiammante trafitto da una freccia. Questo tipo di rappresentazione godrà di grandissima fortuna iconografica dal 1600 in poi, tanto da essere un punto fermo nel logo che lo stesso Ordine Agostiniano adotterà per il suo Stemma Ufficiale. Il cuore è l'elemento caratteristico di questo tema iconografico: Agostino lo tiene in mano, talvolta è attraversato da una freccia, o anche viene offerto al Signore.

 

Tu stesso ci avevi folgorati con le frecce del tuo amore, e portavamo conficcati nel ventre gli arpioni delle tue parole e gli esempi dei tuoi servi, che da oscuri avevi reso splendidi e da morti, viventi. Bruciavano ammassati nel fondo della mente divorando la sua pesantezza e il torpore, per impedirci di scendere in basso, ed era un tale incendio che tutto il fiato soffiatoci contro dalle subdole lingue l'avrebbe ravvivato, non estinto. Tuttavia nel tuo nome, che hai reso sacro per tutta la terra, il nostro proponimento avrebbe certamente incontrato il plauso di alcuni, e quindi poteva sembrare ostentazione non aspettare quel poco che mancava alle vacanze, e congedarsi prima da un pubblico ufficio che era sotto gli occhi di tutti in modo da attirare sulle mie azioni l'attenzione universale. Così, se avessi dato l'impressione di non voler neppure attendere il termine tanto prossimo dei corsi, avrebbero molto chiacchierato, e sarebbe parso che volessi farmi notare. E a che pro favorire congetture e discussioni sui miei intenti e oltraggi al nostro bene?

AGOSTINO, Confessioni 9, 2, 3