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I FRATI EREMITI DI S. BENEDETTO DI MONTE FAVALE

Il priore offre ad Agostino il monastero di Pesaro: intarsio nel Coro del convento

Il priore offre ad Agostino il monastero di Pesaro

 

 

 

I FRATI EREMITI DI S. BENEDETTO DI MONTE FAVALE

 

 

 

Con la definizione di "Fratres de Fabali" invitati all'Unione nel 1256, si intendono gli abitanti dell'eremo di S. Benedetto situato sul Monte Favale nella diocesi di Pesaro. La loro casa viene menzionata due volte nella prima metà del XIII secolo nei registri pontifici.

Il 9 maggio 1225 Onorio III assicurò ai suoi abitanti la protezione apostolica e contemporaneamente accondiscese alla loro richiesta di poter seguire la "regula S. Guillelmi" (Onorio III, 9.5.1225, Arch. Vat. Lib. 9, ep. 310, fol. 57; P. PRESSUTTI, Regesta Honorii Papae III, Romae 1895, II, nr. 5468). Dopo più di due decenni, il 27 agosto 1251, Innocenzo IV permise ai frati laici di radersi in determinati periodi (Innocenzo IV, 27.8.1251, Arch. Vat. Reg. an. IX, nr. 32, fol. 116v; BERGER, III, nr. 5468. Zu 216: K. ELM, Zisterzienser und Wilhelmiten, in "Citeaux" XV (1964)). Tale privilegio è significativo non per il suo contenuto, bensì per il suo titolo inconsueto: "Dilectis filiis generali heremi S. Benedicti de Monte Fabali et ceteris prioribus et fratribus heremitis Ordinis S. Guillelmi".

Tale formulazione dell'indirizzo solleva infatti la questione sul rapporto in cui erano i "Fratres de Fabali" rispetto all'Ordine dei Guglielmiti. La definizione "Generalis" non era consueta nell'Ordine guglielmita per i superiori delle singole case, ma era riservata solamente al capo supremo dell'Ordine residente a Malavalle (Die Formulierungen "Generalis prior ceterique priores et fratres eremitae in Francia", "Generalis prior ceterique priores et fratres eremitae in Alemania" (Innocenzo IV, 3.9.1242, PONCELET, pag. 203; ders. 3.9.1249, Ms. Bibl. Mun. Cambrai 1124, fol. 191v, 198) bezeiehen sich möglicherweise auf die Vorsteher der französischen bzv. deutschen Wilhelmiten, die wenig später ausdrücklich "provinciales" heissen (Ms. Bibl. Mun. Lille 1209, Freiburger Urkundenbuch, I, Freiburg 1940, nr. 235)). E' naturale chiedersi perché questo titolo fosse stato aggiunto nel 1251 al priore dell'eremo di Monte Favale. Per i più antichi storici dell'Ordine agostiniano tale definizione significava che S. Benedetto era il centro di una congregazione a sé stante (J. PAMPHILIUS, Chronica, fol. 30; G. HENSCHENIUS, De S. Guilelmo Magno, eremita in Stabulo-Rodis in Etruria, Commentarius Praevius, AA. SS. febr. II (1658), pag. 473; L. TORELLI, IV, pag. 262; F. ROTH, in AUG., II (1952), pag 108; cfr. jedoch auch pag. 122). Se si accettasse questa tesi, ci si dovrebbe attendere che il titolo citato racchiudesse un'aggiunta restrittiva. Poiché esso è diretto di fatto a tutti i membri dell'Ordine, si deve supporre che nel 1251 non Malavalle, bensì Monte Favale fosse considerato quale sede del generale dell'Ordine.

Quale motivo poteva aver determinato questa situazione? Le Costituzioni del XIII secolo giunte ormai a termine, prevedevano un trasferimento della sede centrale dell'Ordine qualora la casa madre di Malavalle, ereditaria, si fosse allontanata dall'Osservanza, o si fosse resa colpevole di gravi violazioni (Ms. Bibl. Mazarine, Paris 1770, fol. 10). Esiste la possibilità che questa disposizione fosse già in vigore nel 1251 e che S. Benedetto in una situazione d'emergenza divenisse sede del priore generale. Allo stesso modo si può pensare che non Malavalle, ma Monte Favale si fosse sottratto all'Osservanza, rivoltandosi contro la casa madre e reclamando per sé il ruolo di vertice dell'Ordine.

Questa interpretazione presuppone che nell'Ordine dei Guglielmiti fosse possibile dimostrare, a metà del XIII secolo, tensioni e forze centrifughe. Questo è di fatto quanto accadde. L'11 ottobre 1250, Innocenzo IV chiese all'episcopato tedesco di impedire che "Ordinis fugitivi et alii, qui eorum fratres se nominant, domos et heremitoria construunt contra dicti Ordinis instituta" (Innocenzo IV, 30.10.1250, Monumenta Boica XXVI, München 1826, pag. 4-5). Due mesi più tardi egli autorizzò la modifica delle Costituzioni dell'Ordine, poiché a causa della loro "diversitas" sarebbero diventate "materia discriminis", e nella forma che fino ad allora avevano avuto non sarebbe più stato possibile osservarle "sine frequentia magni scandali" (Innocenzo IV, 30.12.1250, Arch. Vat. Reg. an. VIII, fol. 28v: BERGER, II, nr. 4937). Da ciò deriva il fatto che nell'Ordine, al culmine della sua espansione, sorgessero discrepanze su questioni legate all'organizzazione dell'Ordine, che condussero palesemente a secessioni. E' evidente mettere in relazione il vistoso ruolo, rivestito un anno dopo, dall'eremo di Monte Favale, con queste tensioni minaccianti l'unità dell'Ordine, e considerare Monte Favale o come capo di un gruppo scismatico o quale sede del legittimo priore generale esiliato da Malavalle. In questo contesto è significativo il messaggio inviato il 18 agosto 1254 da Innocenzo IV al vescovo di Forlì, secondo cui il priore generale di nome Giovanni era stato destituito per "insufficientia" su iniziativa del Cardinale Ugo di St. Cher, e sostituito con un certo frate Guberto (Innocenzo IV, 18.8.1254, Arch. Vat. Reg. an. XII, fol. 166v; BERGER, III, nr. 7964). Se per quanto riguarda quel Giovanni destituito per volontà dei religiosi, si fosse trattato del priore di Malavalle, la sua "insufficientia" sarebbe la spiegazione per il fatto che nel giovane Ordine si fosse giunti a tensioni e contrasti e si fosse reso necessario il temporaneo trasferimento della sede centrale dell'Ordine.

Se però con il priore generale destituito si fosse inteso il "Generalis" di Monte Favale - ed è a favore di ciò che parla il fatto che la Bolla di Innocenzo IX fosse diretta non ad un vescovo della Toscana, ma della Romagna - la Curia stessa avrebbe posto fine alla secessione e con Guberto, che probabilmente risiedette di nuovo a Malavalle, avrebbe dato all'Ordine un nuovo capo. Se si accettasse l'ipotesi secondo cui Monte Favale sarebbe stato il punto di partenza di una divisione, il destino seguente di questa casa potrebbe offrire appigli per le ragioni della sua opposizione (L. H. COTTINEAU, Repertoir topo-bibliographique des abbayes et prieurés, Mâcon 1939, II, c. 1918). I "Fratres de Fabali" non rimasero né nell'Ordine dei Guglielmiti, né in quello degli Eremiti Agostiniani, costituito nel 1256. Una volta smorzate le tensioni interne, nel 1255 essi chiesero al capitolo generale dei Cistercensi di essere accolti nell'Ordine, il che fu loro permesso dopo la verifica delle loro benemerenze (J. CANIVEZ, Statuta Cap. Gener. Ordinis Cist., II, Löwen 1934, pag. 412).

L'opzione per i Cistercensi, che rese inconsistente l'esortazione all'Unione del 1256, dimostra che S. Benedetto, più che promuovere, rigettò il nuovo orientamento dell'Ordine guglielmita (Das Patrozinium des Eremitoriums legt die Vermutung nahe, dass die Eremiten von Monte Fabali vor der Annhame der "regula" des hlg. Wilhelm der Benediktinerregel folgten. Cfr. G. MORONI, Dizionario di erudizione, LII, Venedig 1840-61, pag. 203). E' possibile che anche altri membri più anziani dell'Ordine guglielmita, che prima del 1256 lasciarono l'Ordine, abbiano protestato con le loro dimissioni contro un cambiamento (Cfr. ELM, Beiträge zur Geschichte ..., pag. 108-109) che al momento appariva pericoloso, ma che tuttavia nel tempo, come già evidenziato in precedenza, si rivelò quasi privo di conseguenze.