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lettera 11      a nebridio

 

Scritta nel 388-391

a Tagaste

 

Fra le tante questioni sollevate da Nebridio Agostino sceglie la più difficile (n. 1): il rapporto fra Incarnazione e Trinità (n. 2-3). L’Incarnazione, nella elaborazione agostiniana, fu un esempio di umiltà perché l’uomo ascenda a Dio (n. 4).

 

 

1.   Cum me vehementer agitaret quaestio, a te dudum cum quadam etiam familiari obiurgatione proposita, quonam pacto una vivere possemus, et de hoc solo statuissem rescribere tibi, et rescripta flagitare, neque ad aliud aliquid, quod ad nostra studia pertinet, stilum avertere, donec inter nos istud ipsum terminaretur, cito me securum fecit recentis epistolae tuae brevissima et verissima ratio: propterea scilicet hinc non esse cogitandum, quia vel nos cum potuerimus ad te, vel tu cum potueris ad nos necessario venturus sis. Hinc ergo, ut dixi, securus effectus consideravi omnes epistolas tuas, ut viderem quarum responsionum debitor sim. In quibus tam multas quaestiones reperi, ut etiamsi facile dissolvi possent, ipso acervo cuiusvis ingenium otiumque superarent. Tam vero difficiles sunt, ut etsi una earum mihi esset imposita, non dubitarem me onustissimum confiteri. Hoc autem prooemium ad id valet, ut tantisper desinas nova quaerere, donec toto aere alieno liberemur, et de solo iudicio tuo mihi rescribas. Quanquam scio quam sit adversum me, qui tuarum divinarum cogitationum vel tantisper particeps esse differo.

 

1. Mentre mi teneva in grande preoccupazione la questione, postami da te già da tempo anche con un certo tono di amichevole rimprovero, sulle misure da prendere per poter vivere insieme, e avevo deciso di risponderti e di chiederti risposta solo su questo e di non usare la penna per nessun altra cosa inerente ai nostri studi finché non fosse risolto tra noi questo problema, mi ha tranquillizzato di colpo un'osservazione brevissima e oltremodo rispondente a verità della tua ultima lettera: cioè che non dobbiamo darci pensiero di questo, perché noi verremo da te sicuramente non appena ne avremo la possibilità, oppure quando tu potrai, verrai tu da noi. Perciò, reso tranquillo, come ho detto, su questo punto, mi sono messo ad esaminare con attenzione tutte le tue lettere, per vedere a quante io debbo ancora rispondere. Ma in esse ho trovato tante questioni che, se anche si potessero risolvere facilmente, per il loro stesso cumulo sarebbero eccessive per l'ingegno e il tempo a disposizione di qualsiasi individuo. E per giunta sono così ardue che, anche se me ne fosse stata proposta una sola, non esiterei a dichiararmi sovraccarico. Questa premessa mira a far sì che tu smetta per un po' di tempo di pormi nuovi quesiti finché mi sia interamente liberato del debito, e mi risponda soltanto per farmi conoscere il tuo parere. E questo pur sapendo quale danno sia per me, che, sia pure per questo breve periodo, cesso d'essere messo a parte dei tuoi sublimi pensieri.

 

2.   Accipe igitur quid mihi videatur de susceptione hominis mystica quam propter salutem nostram factam esse religio, qua imbuti sumus, credendum cognoscendumque commendat: quam quaestionem non facillimam onmium elegi, cui potissimum responderem, sed ea mihi dignior ceteris visa est, cui operam cogitationis impenderem. Illa namque quae de hoc mundo quaeruntur, nec satis ad beatam vitam obtinendam mihi videntur pertinere; et si aliquid afferunt voluptatis, cum investigantur, metuendum est tamen ne occupent tempus rebus impendendum melioribus. Quamobrem quod ad hoc pertinet susceptum in praesentia, prius miror te esse commotum cur non Pater et Filius dicatur hominem suscepisse, sed etiam Spiritus Sanctus. Nam ista Trinitas catholica fide ita inseparabilis commendatur et creditur, ita etiam a paucis sanctis beatisque intellegitur, ut quidquid ab ea fit, simul fieri sit existimandum, et a Patre, et a Filio, et a Spiritu Sancto: nec quidquam Patrem facere, quod non et Filius et Spiritus Sanctus, nec quidquam Spiritum Sanctum, quod non et Pater et Filius, nec quidquam Filium, quod non et Pater et Spiritus Sanctus faciat. Ex quo videtur esse consequens, ut hominem Trinitas tota susceperit: nam si Filius suscepit, Pater autem et Spiritus Sanctus non susceperunt, aliquid praeter invicem faciunt. Cur ergo in mysteriis et sacris nostris hominis susceptio Filio tributa celebratur? Haec est plenissima quaestio ita difficilis, et de re tam magna, ut nec sententia hic satis expedita, nec eius probatio satis secura esse possit. Audeo tamen, siquidem adte scribo, significare potius quid meus animus habeat, quam explicare; ut caetera pro ingenio tuo et familiaritate nostra, qua fit ut me optime noveris, per te ipse coniectes.

2. Ascolta dunque il mio pensiero sulla mistica Incarnazione, che la religione cui siamo stati iniziati ci propone a credere e a conoscere come avvenuta per la nostra salvezza. Questo quesito, cui ho scelto di dare una risposta a preferenza degli altri, non è certo il più facile di tutti, ma mi è parso più di ogni altro meritevole che vi dedicassi l'attività del mio pensiero. Infatti le questioni che riguardano questo mondo non mi sembrano abbastanza pertinenti al conseguimento della felicità e, se pure procurano qualche soddisfazione quando vengono esaminate, tuttavia c'è da temere che occupino del tempo che dovrebbe essere impiegato per qualcosa di meglio. Perciò, per quanto concerne il problema che mi sono proposto di trattare adesso, mi stupisco innanzitutto che ti colpisca il fatto che si dica che l'Incarnazione appartiene non solo al Padre e al Figlio ma anche allo Spirito Santo. Questa Trinità infatti dalla fede Cattolica viene presentata e creduta talmente inseparabile (e tale viene compresa anche da pochi santi e beati) che, qualsiasi cosa venga da Essa compiuta, si deve ritenere compiuta insieme dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. E niente fa il Padre che non facciano anche il Figlio e lo Spirito Santo, niente fa lo Spirito Santo che non facciano anche il Padre e il Figlio, niente fa il Figlio che non facciano anche il Padre e lo Spirito Santo. Ne consegue evidentemente che l'Incarnazione appartiene a tutta la Trinità: infatti se si è incarnato il Figlio ma non si sono incarnati il Padre e lo Spirito Santo, essi fanno qualcosa di diverso e d'indipendente l'uno dall'altro. Perché dunque nei nostri misteri e nei nostri riti sacri l'Incarnazione si celebra attribuendola al Figlio? Questo problema nella sua totalità è così arduo e verte su un argomento così importante che la sua spiegazione non può essere qui abbastanza facile né la sua dimostrazione abbastanza sicura. Ma, poiché scrivo a te, io oso ciononostante accennare, piuttosto che spiegare, il mio pensiero, affinché tu possa ricavare il resto da solo, dato il tuo ingegno e la familiarità che v'è tra noi, per la quale tu mi conosci a fondo.

 

3.   Nulla natura est, Nebridi, et omnino nulla substantia quae non in se habeat haec tria, et prae se gerat: primo ut sit,deinde ut hoc vel illud sit, tertio ut in eo quod est maneat quantum potest. Primum illud causam ipsam naturae ostentat, ex qua sunt omnia; alterum, speciem per quam fabricantur, et quodammodo formantur omnia; tertium, manentiam quamdam, ut ita dicam, in qua sunt omnia. Quod si fieri potest ut aliquid sit quod non hoc vel illud sit, neque in genere suo maneat; aut hoc quidem aut illud sit, sed non sit, neque in genere suo maneat quantum potest; aut in suo genere quidem pro ipsius sui generis viribus maneat, sed tamen nec sit, neque hoc vel illud sit: fieri etiam potest, ut in illa Trinitate aliqua persona praeter alias aliquid faciat. At si cernis necesse esse ut quidquid sit, continuo et hoc vel illud sit et in suo genere maneat, quantum potest, nihil tria illa praeter invicem faciunt. Video adhuc partem me egisse huius quaestionis, qua fit difficilis solutio. Sed breviter tibi aperire volui, si tamen sit, et in suo genere maneat quantum potest, nihil tria illa praeter egi quod volui, quam subtiliter, et quanta veritate in Catholica intellegatur huiusce inseparabilitas Trinitatis.

 

3. Non v'è, o mio Nebridio, nessuna natura e nessuna sostanza assolutamente che non abbia in sé e non riveli questi tre elementi: in primo luogo di essere; in secondo luogo di essere questo o quello; in terzo luogo di rimanere per quanto può nello stato in cui si trova. Il primo ci rivela il principio stesso della natura da cui derivano tutte le cose; il secondo la forma in virtù della quale vengono create e in certo modo plasmate tutte le cose; il terzo, per esprimerci così, è il permanere di tutte le cose nello stato ad esse proprio. Ora, se è possibile che esista qualcosa che non sia questo o quest'altro e non conservi le proprie caratteristiche; o che sia questo o quello senza avere l'esistenza e senza conservare le proprie caratteristiche quanto più può; oppure che conservi le sue caratteristiche per quanto lo concedono le potenze che ha in sé, e ciononostante non esista e non sia questo o quello, è anche possibile che nella Trinità una Persona faccia qualcosa separatamente dalle altre. Ma se comprendi che qualunque cosa esista deve necessariamente e al tempo stesso essere questo o quello e mantenere la propria natura per quanto può, evidentemente le tre Persone non fanno nulla indipendentemente l'una dall'altra. Vedo che di questa questione io ho esposto finora la parte per causa della quale la soluzione diventa difficile; ma ho voluto soltanto farti vedere in poche parole (se pure ho realizzato il mio proposito) con quanto acume e verità venga intesa nella Chiesa Cattolica l'inseparabilità di questa Trinità divina.

 

4.   Nunc accipe quomodo possit non movere animum illud quod movet. Species quae proprie Filio tribuitur, ea pertinet etiam ad disciplinam, et ad artem quamdam, si bene hoc vocabulo in his rebus utimur, et ad intellegentiam quae ipse animus rerum cogitatione formatur. Itaque quoniam per illam susceptionem hominis id actum est, ut quaedam nobis disciplina vivendi, et exemplum praecepti, sub quarumdam sententiarum maiestate ac perspicuitate insinuaretur, non sine ratione hoc totum Filio tribuitur. In multis enim rebus quas cogitationi et prudentiae committo tuae, quamvis multa insint, aliquid tamen eminet, et ideo sibi proprietatem quamdamnon absurde vindicat; velut in illis tribus generibus quaestionum, etiamsi quaeratur an sit, ibi est et quid sit, esse enim non potest profecto, nisi aliquid sit; ibi etiam, probandum improbandumve sit; quidquid enim est, nonnulla aestimatione dignum est: ita cum quaeritur quid sit, necesse est ut et sit, et aliqua aestimatione pendatur. Hoc modo etiam cum quaeritur quale sit, et aliquid est utique ita, cum sibi inseparabiliter iuncta sunt omnia; nomen tamen quaestio non ex omnibus accipit, sed ut sese habuerit quaerentis intentio. Ergo disciplina hominibus erat necessaria, qua imbuerentur, et qua ad modum formarentur. Non tamen idipsum quod per hanc disciplinam fit in hominibus, aut non esse possumus dicere, aut non appetendum; sed scire prius intendimus, et per quod coniiciamus aliquid, et in quo maneamus. Demonstranda igitur prius erat quaedam norma et regula disciplinae; quod factum est per illam suscepti hominis dispensationem quae proprie Filio tribuenda est, ut esset consequens et ipsius Patris, id est unius principii ex quo sunt omnia, cognitio per Filium, et quaedam interior et ineffabilis suavitas atque dulcedo, in ista cognitione permanendi contemnendique omnia mortalia, quod donum et munus proprie Spiritui Sancto tribuitur. Ergo cum agantur omnia summa communione et inseparabilitate, tamen distincte demonstranda erant propter imbecillitatem nostram, qui ab unitate in varietatem lapsi sumus. Nemo enim quemquam erigit ad id in quo ipse est, nisi aliquantum ad id, in quo est ille, descendat. Habes epistolam, non quae tuam curam de hac re finierit, sed quae cogitationes tuas certo fortasse aliquo fondamento inchoaverit; ut caetera ingenio quod mihi notissimum est, persequaris, et pietate cui maxime standum est, consequaris.

 

4. Ora ascolta come la difficoltà che colpisce la tua mente possa essere eliminata. La caratteristica che è attribuita in proprio al Figlio si può estendere anche al metodo e a una certa tecnica (se usiamo appropriatamente questo termine in cose di tal genere) e all'intelligenza dalla quale la mente stessa è plasmata mediante la conoscenza delle cose. Poiché dunque mediante l'Incarnazione si è ottenuto l'effetto di suggerirci, sotto la maestà evidente di certi principi, una norma di vita ed un esempio di adempimento dei precetti, non senza ragione tutto questo è attribuito al Figlio. Infatti in molte cose (che io lascio alla tua considerazione e alla tua prudenza di pensare), pur essendo insite molte qualità, tuttavia una si distingue e in maniera tale che non senza ragione acquista la denominazione di proprietà specifica di quell'oggetto. Ad esempio, nei tre generi di questioni sopra accennate, anche se si domanda se una cosa esiste, è implicita altresì la domanda: che cos'è? - giacché certamente non può essere senza essere qualche cosa -; ed anche la domanda se sia buona o cattiva: infatti qualsiasi cosa esista merita una valutazione; perciò quando si domanda di un oggetto che cosa sia, esso deve necessariamente esistere ed essere oggetto di valutazione. Allo stesso modo quando si domandano le qualità di una cosa, essa, evidentemente, è anche qualche cosa. Così, pur essendo tutti i particolari indissolubilmente uniti fra di loro, tuttavia la questione non prende il nome da tutti, ma a seconda dell'intenzione di colui che pone il quesito. Era dunque necessaria agli uomini una norma, dalla quale fossero permeati e formati come si conviene. Tuttavia non possiamo dire che questo stesso effetto, che si verifica negli uomini per mezzo di tale regola, non esista o non si debba desiderare. Ma prima cerchiamo di apprendere i mezzi per giungere alla conoscenza e per rimanerci. Bisognava dunque prima additarci qualche norma e regola di vita. E questo si ottenne attraverso il disegno divino dell'Incarnazione che si deve attribuire propriamente al Figlio, in modo che, per mezzo del Figlio, derivasse la conoscenza del Padre stesso (cioè dell'unico principio da cui derivano tutte le cose), ed una certa soavità e dolcezza interiore e ineffabile nel permanere in questa conoscenza e nel disprezzare tutte le cose mortali: e questo è il dono e il compito che si attribuisce propriamente allo Spirito Santo. Perciò, sebbene tutte le cose vengano compiute in perfetta comunione ed unità [dalle tre Persone], bisognava tuttavia farcele vedere separatamente, a causa della debolezza di noi che siamo caduti dalla unità nella molteplicità. Nessuno infatti riesce ad elevare un altro alla condizione in cui egli si trova se non discende in qualche modo nella situazione in cui si trova l'altro. Hai qui una lettera che non è tale da aver posto fine alla tua inquietudine su questo argomento, ma è forse tale da aver fornito un punto di partenza preciso per le tue speculazioni; sicché tu possa col tuo ingegno, a me ben noto, investigare il resto e giungere a darne una spiegazione con l'aiuto della pietà, su cui bisogna soprattutto fondarsi.