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La fontana di sant'Agostino a Cassago
CASSICIACUM
di don Enrico Colnaghi
Archivio parrocchiale di Cassago, Chronicon
I documenti relativi e lettere furono consegnate ad Abbiategrasso al Biffi dal parroco Gioletta il quale si era rifiutato di cederli al parroco Oriani. Questi documenti sono oggi custoditi in archivio parrocchiale.
Storia del conflitto: sempre si era propensi alla dizione Cassiciacum-Cassago finché il Manzoni rispondendo al Poujoulat non optò per Casciago nel Varesotto. Rispose il Biraghi con la sua opera su sant'Agostino e quindi il Meda con un articolo sull'Osservatore Cattolico del 9 marzo 1903. La questione sembrava conclusa tanto più che la Guida ufficiale del clero aveva di nuovo ripristinato a Cassago la classica dicitura di Cassiciacum e tra i dotti sembrava troncata ogni discussione. Ma il 1930 si avvicinava a gran passi e con lui le grandiose manifestazioni che la Chiesa avrebbe celebrato al Dottore d'Ippona nel XV° centenario della morte.
Si riaffacciava dunque il doloroso interrogativo: Cassago o Casciago? Ruppe il ghiaccio il dotto benedettino francese dom Germain Morin il quale in un articolo sulla "Scuola cattolica" del 15 gennaio 1927 "Où en est la question de Cassiciacum?" riprendeva e difendeva la gloriosa tradizione di Cassago, mettendosi con la schiera dei Biraghi, De Vit, D'Arbois de Jubenville, meda, Bertrand ecc.
L'avvocato Meda però rispondeva subito sulla stessa rivista "La Scuola cattolica" del marzo 1927 con un articolo in cui si meravigliava che ancora si sollevasse la questione.
Questo risveglio e l'approssimarsi del XV° centenario mossero la volontà del prof. Massimo Carlo Rota a trattare secondo lui scientificamente la questione. Nel 1928 apparve così "La villeggiatura di S. Agostino a Cassiciaco". Da ottimo corografo svolge nel libretto la sua tesi in favore di Casciago venendo così ad aggiungere un buon nome alla esigua schiera dei difensori varesini quali il Cossa, Flecchia, manzoni e Poujoulat (che ritrattarono).
Nello stesso 1928 esce un opuscolo del sacerdote Rinaldo Beretta, parroco di Robbiano, dal titolo "Dov'era Cassiciaco che ospitò S. Agostino?" Costui esamina lo scritto del Rota e dopo una sobria discussione, lascia ancora nell'oscuro la identificazione del luogo pur propendendo per Cassago. Nel 1930 si ebbe un nuovo scritto del Meda "La controversia sul Rus Cassiciacum" il quale rispondendo al Rota veniva a ribattere sempre più fermamente per Cassago. Questione difficile e scabrosa la soluzione per mancanza di reperti archeologici, filologici, corografici ecc. Il francese Bertrand reputando scomparso Cassiciacum, dietro gentile avviso del giudice del Tribunale di Lodi venne in Italia, felice e contento di doversi ricredere e propendere dopo aver visitato Cassago e Casciago, per il primo.
Tra gli altri visitatori degni di nota per scienza e serietà, ricordiamo mons. Agostino Saba, dottore dell'Ambrosiana di Milano. Mentre i dotti si azzuffavano letterariamente il popolo cassaghese ban altrimenti prepara il XV centenario. Indetti dalla Federazione Giovanile Diocesana Milanese ben tre giorni di festa 30-31 agosto e 1 settembre si raccolsero ben 3000 giovani con 100 bandiere. L'entusiasmo di questi nel poter celebrare il grande Dottore della Chiesa, qui nello stesso posto in cui, malato e ignorato, stava preparandosi a quella via che l'avrebbe reso grande davanti a Dio e agli uomini, era davvero incontenibile.
La gioia cristiana rifulgeva su tutti i volti ed esplose, disciplinata e coerente, nelle varie pratiche di devozione dei diversi giorni, nei numerosi cortei e specialmente nell'accoglienza alla fugace visita del nostro amato e diletto Pastore Arcivescovo. La figura del santo d'Ippona fu trattata magistralmente dal commendatore Corsanego il quale riuscì a farla balzare viva e palpitante davanti alla mente ed ai cuori di quella gioventù. Giorni indimenticabili la cui traccia è ancora possibile ritrovare nel "Numero Unico" dell'Azione giovanile di quei giorni.