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1980:  Mulino Gambajone

 

Schizzo del molino del Gambajone e delle tavole di deflusso delle acque

Schizzo del molino del Gambajone e delle tavole di deflusso delle acque

 

 

MULINO GAMBAJONE

Intervista a Michele Morstabilini

26 aprile 1980

 

 

 

Attualmente (1980) il Mulino si presenta d'aspetto parecchio decadente, in più parti manca il tetto e le travi di sostegno hanno ceduto. Anche i locali interni sono abbastanza mal ridotti e scalcinati. Michele Morstabilini che attualmente lo possiede in comproprietà con il fratello mi ha illustrato le sue caratteristiche.

L'edificio è stato abitato dalla sua famiglia fino a 10-15 anni fa poi è stato abbandonato recentemente anche dall'ultimo inquilino quando lavori di sterro al ponte lo hanno portato proprio a ridosso del mulino chiudendolo sia alla strada che alla illuminazione solare. Le abbondanti precipitazioni e nevi invernali hanno invaso nel passato tutti i locali, che sono stati devastati dall'opera dirompente del ghiaccio che si è formato. Ciò che resta oggi è ben poca cosa della vecchia struttura.

Si trovano ancora alcune camere interne e particolarmente ben conservata è la vasca di macina, dove l'acqua cadeva azionando la macina. Qui si nota ancora l'incavo che reggeva le pale, il foro d'entrata e lo scolo delle acque precipitate. Un arco a volta di granito sorregge una parte della camera. Secondo Pasqualino Cattaneo sarebbe di origine romana e comunque inerente alla vicenda agostiniana. I locali superiori sono completamente inagibili anche per la mancanza di pezzi di scala sottratti da ignoti. Altri scalini sembrano interessanti visti dal basso per la loro particolare forma squadrata e levigata.

Nella camera opposta alle pale ove si macinava, oggi c'è un gran cumulo di detriti, sotto i quali starebbero le vecchie mole ormai consumate e di più nessun uso. Nella stessa camera sta un interessante camino a muro. Fuori dell'edificio ci sono importanti ed eccezionali reperti d'epoca probabilmente romana. Si tratta di pezzi di granito scavati a fossetta come se servissero da canali. Oggi sono in parte disposti ad argine torrente Gambajone ivi trasportati dal proprietario. Altre di maggiori dimensioni sono sotto terra in un ripostiglio dello stesso proprietario. Altri ancora sono stati inopportunamente rotti. Un altro funge da vaso da fiori nel giardino dello stesso proprietario. Michele mi ha raccontato che in origine questi pezzi, che sono abbastanza uniformi, a parte qualcun per le esigenze del percorso, erano posti in alto rispetto al mulino e lasciavano scorrere appunto l'acqua che proveniva da lontano, dalla Valle di Sotto.

Sempre sullo stesso piano c'è una grande vasca di raccolta delle acque prima di precipitare nel mulino, che oggi è stata tutta interrata dal proprietario. I pezzi di granito-canale sono in gran parte ben rifiniti all'interno e nella faccia superiore, non sempre altrettanto di lato.

Secondo il proprietario alcuni pezzi sono stati sostituiti nel passato o portati altrove secondo le necessità e le esigenze. Lui ha scavato solo nelle sue proprietà e non sa se i canali proseguono oltre, ma si dichiara sicuro perché le acque pur debbono provenire dalla valle di Sotto. Il ponte che sorge di fianco è distinto in due parti: una vecchia in selce e granito a volta ed un altro più recente in cemento e quadrato. Una scritta in alto porta la data 1876 e qualche cosa d'altro indecifrabile. Tale data si riferisce alla costruzione del ponte o alla sua ristrutturazione?

Il granito usato come fondamento sembrerebbe simile all'arco di volta della camera del salto dell'acqua sulle pale come descritto in precedenza. Il suddetto proprietario mi ha mostra altri oggetti raccolti qua e là, da vero amatore d'arte. In particolare mi voglio riferire a quanto è proprio di Cassago: un'acquasantiera a muro biancastra cinquecentesca della vecchia chiesa di San Gregorio di Oriano ed un probabile peso romano in mattone cotto che egli ha trovato murato dentro una tomba venuta alla luce durante la demolizione del Palazzo Visconti. Nel corso di questa demolizione vennero alla luce parecchie tombe che furono distrutte nel corso degli scavi. Tutto il materiale di scarto dovuto alla demolizione del Palazzo fu rovesciato a riempimento della Valle di Sotto. Al dire del proprietario ci sono anche tre metri di detriti sotto la strada recentemente asfaltata. La faccenda è molto interessante poichè probabilmente nella costruzione secentesca del palazzo furono inseriti molti materiali di antica origine presenti sul territorio di Cassago o nelle sue immediate adiacenze.

Ciò ha comportato la scomparsa di reperti archeologici dopo il '600 e la sua relativa abbondanza prima del secolo. La demolizione ha riportato alla luce quanto tre secoli prima asportato: tuttavia i demolitori hanno avuto particolare cura nella demolizione di ogni forma di interesse archeologico. Quanto è rimasto giace sotto la strada del Montino per la Valle di Sotto.