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1904-1907: Carlo Biffi

Immagine del parroco don Carlo Biffi

Immagine del parroco don Carlo Biffi

 

 

1904-1907

ANNOTAZIONI SULLA STORIA DELLA PARROCCHIA DI CASSAGO

del parroco Carlo Biffi

 

Cassago, Chronicon parrocchiale

 

 

 

Cassago sorge si può dire nel centro dell'incantevole Brianza, ha un suolo molto accidentato e fertile dove si alternano campi, boschi e prati. L'aria è saluberrima e non v'allignano se non di rado malattie infettive. E' posto a ridosso d'una collinetta, che alla sommità termina in due poggi su uno dei quali sorge Cremella e sull'altro a oriente il cosiddetto Baciolago meta ambita di tanti gitanti, donde si scorge d'un colpo d'occhio gran parte della poetica Brianza.

Le coltivazioni che si fanno sono eguali a quelle che si praticano nella plaga Briantea, cioè si alterna il frumento al mais, quantunque si facciano raccolti minori come biada, legumi, patate, canapa, lino, ravizzo, melica, miglio ecc. Gran parte dei contadini sono a colonia, gli altri che non sono proprietari del fondo lavorato, sono affittuari. In via generale si può dire che hanno buoni piatti, tanto più dopo che furono migliorati pel movimento agricolo del 1901.

La terra però non basterebbe a sfamare la densa popolazione se non vi fossero le industrie. Le donne si recano a un incannatojo sito in paese oppure alle filande di Renate, Garbagnate, Molteno e Besana; gli uomini negli stabilimenti tessili di Cassago (Corti Giovanni), di Tremoncino e Benpensata (Cattaneo Luigi) e di Oriano, senza contare i vari telai disseminati nelle case. Se non ci fosse il vino qui non ci sarebbe miseria. Per tradizione i confini della Parrocchia coincidono con i confini dei Comuni di Cassago e Oriano donde: nord = Cremella e Bulciago est = Barzanò e Cortenuova sud = Renate e Veduggio ovest = Tabiago e Bulciago.

Cascine: Belvedere - Gambajone - Cascina Nuova - Campi Asciutti - Cascina Rossa - Costajola - Costa - Cà - Rosello - Tremoncino - Cascina S. Salvatore - Cascina Ronco - Cascinetta - Benpensata - Isoletta.

Cascine di Oriano: Zizanorre - Casa Nova - Cascina Mestre. A proposito di quest'ultima che sorge sui confini del comune di Oriano con Renate, il proprietario Talamoni appena fabbricatala fece istanza perchè detta cascina fosse incorporata alla parrocchia di Renate come quella più vicina e più comoda e che conservava le spoglie dei suoi morti. La sua istanza fu oppugnata dal mio predecessore don Fulvio Oriani che ebbe piena ragione dalla commissione curiale ad hoc.

Quando sia stata eretta la parrocchia non si sa, almeno dai documenti conservati in questo archivio; dev'essere però antica se Cassago esisteva già nel basso impero romano. Incomincia una registrazione primordiale nel 1567, da quell'anno in poi ci sono tutte le registrazioni di nati, morti, sposati, cresimati con qualche lacuna; più tardi compaiono anche le effemeridi dei legati e i registri dell'amministrazione del beneficio Zappa. Di quando in quando qualche sacerdote segnava qualche osservazione o qualche fatto degno di nota. Di essi mi varrò nel trattare gli argomenti, sicuro di attingere a fonte sicura e strica poiché gli annotatori e postillatori erano testimoni de visu delle cose narrate. La chiesa attuale rimonta al 1760 essendosi la vecchia chiesa colla relativa casa parrocchiale era a ridosso dell'attuale palazzo Visconti. Il proprietario "Illustrissimo Conte d. Francesco Antonio Pirovano Visconti con covocazione generale del 28 aprile 1756 trattò con la Comunità di Cassago e suoi uniti il cambio della chiesa vecchia e casa parrocchiale ... e le diede pertiche 4.1.6 terra consistente prato o orto tutto cinto e traversato d'alcuni muri dirocati e antichi, così pure le diede altre case che a sue spese fu rimodernata e ridotta assai comoda e civile, il qual trattato con le dovute solennità fu ridotto ad Istromento il 12 luglio 1756 rogato dal sig. Pietro Antonio Rusca Notario e Attuario della Curia Archiepiscopale di Milano. ma non bastando tutto ciò alle sensibili spese che dovevansi fare vi ricorre la pietà di alcuni divoti con diverse oblazioni fra le quali il conte suddetto diede L. 450 con che si dividesse a dritta linea con recinto la Piazza e sito destinato per fare la chiesa, col suo dalla parte di Levante il che fu eseguito sul principio dell'anno 1756 coll'essersi fatto quadretti 4063 3/4 muro".

Qui il cronista, che è certo Carlo Giovanni Sangalli (agente della Casa Visconti Pirovano), uomo istruito e preciso. Per accidens noto "che dall'Ill.mo marchese don Alessandro Visconti Modrone l'anno 1761 addì 25 dicembre furono regalati due quadri di straordinaria grandezza del celebre Tommaso Rovere detto fiammenghino rappresentanti la nascita e lo sposalizio della Beata Vergine Maria." Dove sono finiti questi preziosi dipinti alienando i quali si avrebbe di più che a sufficienza per allungare la chiesa ormai insufficiente? Nonostante le varie oblazioni, rendite di terreni e d'una casa, nonché dispense di legati, la chiesa nel 1761 era sì coperta di tetto, ma tutt'altro che ultimata e ciò sia pr mancanza di mezzi che per i dissapori sopravvenuti sul che il cronista tace non specificandoli: "Erano già due anni allorché nel 1761 la chiesa era ridotta coperta sì ma rustica dentro e fuori non peranco compiti li muri all'intorno, mentre a guisa di pilastri, veniva sostenuto il tetto, in tal sistema si stimava d'ogni uno che si lungo tempo dovesse rimanere sì per aver dismessa Cassa. Quindi interpostesi varie persone fra quali e più d'ogni altro il curato Viganò di Bernareggio confortò l'animo di chi era rimasto disgustato e lo dispese in modo che dovesse riassumere gli incomodi e le soprintendenze: chi fuosse questi non si scrive (=nota: non può essere che lo stesso cronista, il quale fu il disegnatore della chiesa allora in Fabbrica e che fu incaricato come dice in principio della sua cronaca dal sig. Conte don Francesco Antonio Visconti Pirovano Priore in piena assemblea a mettere a posto i conti della chiesa che da parecchio tempo non si tenevano registrati e a tenere l'amministrazione finanziaria e la direzione tecnica dell'erigenda chiesa) che diede per compagno il molto Reverendo Signor Don Giuseppe Scotti il quale per grazia del Signore prese premura e coraggio tanto che d'indi in avanti tutti gli interessi di questa Fabbrica e la chiesa non si fecero più che suoi propri."

Nell'agosto del 1761 si diede mano a fare il pavimento e al 22 settembre 1761 si potè benedire, onde "detto reverendo don Giuseppe e tutto il popolo di Cassago ebbe il contento di vederla officiata". Nel 1765 si pensò di fare l'Ancona per il deposito della statua della Beata Vergine Maria. Le notizie sono tratte dal vecchio mastro "Amministrazione della Chiesa Parrocchiale di Cassago" poi adibito da Morgante e Gioletta alla registrazione della coadiutoria zappa. Mancano dati dal 1765 al 1797: manca o si è smarrito il registro Amministrazione chiesa.

Nel 1798 si fece il mobilio della sagrestia e l'artefice fu il falegname Valagussa.

Nel 1799 si fanno le campane e si provvede la chiesa di un organo. L'organo non era nuovo poichè al 18 febbraio 1799 si legge: "pagato al cittadino Eugenio Riboldi per fattura a levare l'organo alla Misericordia e metterlo in opera in cotesta chiesa ... L. 106". Ma organo e campane durano poco. Nel 1830 una campana si fende e la popolazione vuole un altro concerto che l'attuale. Nel 1860 poi il Clerici dà mandato al signor Antonio Carera fabbricatore di organi in legname di costruire un organo nuovo che è l'attuale molto ben riuscito e forse il migliore dei dintorni. Anche le campane provengono dalla Misericordia.

Nel 1811 Giuseppe Antonio Riboldi fa una "oblazione spontanea all'effetto dell'edificio dell'altare di marmo nella chiesa parrocchiale mediante anche l'aiuto di correggi, condotte e manuvalanze nella costruzione del cimitero parrocchiale preso dallo stesso in appalto dalla Comune con la mente di farne dono alla chiesa degli avanzi ed utili per l'edificio dell'altare L. 894:48:9".

Ed al 31 dicembre dello stesso anno l'altare doveva essere già costruito poichè si legge "per la costruzione del nuovo altare di marmo, ornati di rame dorato, Cherubini laterali e tutto quanto si è speso per tale oggetto tanto al marmorino quanto a tutti gli altri operai, opera sommamente di bisogno, approvata dallo stesso delegato bramata e gradita a tutti i parrocchiani, i quali contribuirono con lavori, oblazioni e filature per tale oggetto L. 2989:85".

Nel 1813 avendo veduto gli fabbriceri che la Cantoria dell'organo era peribile e si bassava in modo che non si poteva suonare l'organo hanno creduto con anche l'assenso del signor Curato di farla assicurare.

Nel 1813 l'organo trasportato dalla Misericordia si guasta ed è riparata dal signor Biroldi "essendo frantumate quasi tutte le canne dalli sorci e mantici ..."

Nel 1815 "pagatto al signor Olgiatti di Viggiù a conto dell'opera dell'Ancona di marmo fatta all'altare di S. Agostino come di approvazione e permesso di lettera prefettizia L. 362.65

Nel 1816 "pagatto al falegname Virtuoso di Renate per aver messo in opera una campana sul campanile essendo stata confaciente alla quarta per un cambio fatto con due vechie che era da alcuni anni che vi erano ..." Forse si tratta delle piccole campane della chiesa vecchia già da tempo demolita. Qui è stata registrata la spesa per mettere in opera la nuova campana, ma non trovasi dove essa sia stata acquistata, quanto costa ecc.

Nello stesso anno i fabbricieri d'accordo con il Parroco stabilirono l'emolumento annuo di lire milanesi 50 al Cappellano "Masnago per l'obbligazione della professione e coadiutore in altri bisogni".

Nel 1819 si solennizza in modo straordinario la festa del patrono S. Giacomo. Dai registri si arguisce che alla festa della Parrocchia si cantava al più messa in terza, perché il parroco percepiva dalla fabbriceria per la festa di S. Brigida milanese lire 23:79 e per S. Giacomo (compreso cappellano, altro confessore, sagrista e chierici) Lire 16:11:8. Nel 1819 invece "accadendo quest'anno che il giorno di S. Giacomo si è incontrato essere in giorno di domenica per cui il popolo desideroso che si dovesse solennizzarlo, atteso essere il nostro titolare, essendo anche circa 18 anni che non si è mai fatto alcuna festa e così in questa occorrenza abbiamo fatto la funzione del Corpus Domini spesa di lire 518:41.2".

Ancora nello stesso anno si vende una piccola casa sita in Tremoncino per potere con i danari ricavati riparare la chiesa e campanile. "Essendo stata superiormente approvata la vendita fatta all'asta a favore del signor Francesco Villa per persona da dichiararsi della piccola casa di Tremoncino per il prezzo di lire italiane 755 come da lettera N. 326 del 22 ottobre 1819 dall'Imperial regio Subeconomo Distrettuale signor Don Carlo Antonio De Capitani parroco di Viganò e convertire il ricavato capitale nelle necessarie riparazioni da farsi al campanile ed alla chiesa, nonché per provvedere Biancheria per la medesima coll'incarico alli fabbricieri di renderne conto della detta conversione con analoghi allegati, si è passato in conseguenza dalla Fabbriceria alla celebrazione dell'Istromento di vendita e pagamento. Ritirato dal Tesoriere che qui si registra a perpetua memoria in lire 755 = Giuseppe Antonio Riboldi Tesoriere.

Nel 1820 si leva il castello delle campane "per fare il suoglio del piano delle campane sul campanile" e si fanno riparazioni rimarchevoli impiegando così il capitale ricavato dalla vendita della casa di Tremoncino.

Nel 1821 si dà commissione al signor Busnelli di Meda di fare un confessionale in noce simile a quello fatto dal medesimo alcuni anni prima e certamente sono ancora i due confessionali attuali.

Nel 1822 "non potendo far a riguardo alla porta della suddetta chiesa che di farla di nuovo, non si potè in alcun modo ripararla per essere molto vecchia e straziata, questa fatta del tutto a mano da mastro Ernesto Villa falegname di Renate".

Il 14 ottobre 1823 succede un furti e si deduce che i ladri abbiano praticato un foro in sagrestia, giacché vengono registrate delle spese in calce e quadrelli "in causa del furto" e si dà un rinfresco "a quelli che hanno fatto guardia alla notte essendo aperta la sagrestia". Furono derubati vasi sacri e forse anche tovaglie.

Nel 1824 si ripara il tetto della chiesa e dell'ossario "per l'occasione dell'intemperie e del turbine". Si fanno riparazioni ai mobili della sagrestia e "un nuovo caseto sotto al vestibolo dove si mete il baldachino e tante altre cose". Si sbianca la sagrestia e si assicurano le balaustre "essendo tutte sconcertate".

Nel 1825 "essendo caduto il giorno di S. Agostino in domenica li fabbricieri hanno creduto il bene di solennizzare e onorare questo nostro Santo Avvocato e anche di accondiscendere al desiderio de li parrocchiani di decorare le sacre fonzioni della solenne Messa e S. Vesperi abbiano procurato la sinfonia di Ello e provvista di polvere per lo sparo di mortaretti la sera antecedente, alcune salesete e girasoli ecc." e in tale occasione acciocché l'organo non mettesse fuori carreggiata la sinfonia di Ello si fanno alcune riparazioni urgenti e si accordano "varie canne che non suonavano".

In varie rate si pagano al falegname Luca Consonni di Arosio la somma di lire 785.65 per l'armadio della sagrestia essendo il vecchio inservibile e consunto dall'umidità.

Nel 1826 il parroco d'accordo con la fabbriceria con lire 600 compra quattro busti, quattro candelabri, due lampade, una croce e due tabelle "per decorare le sacre funzioni".

Nel 1828 si fa costruire dal falegname Mastro Luca Consonni di Arosio il presbiterio attuale.

Entrata cappellano: interviene banda di Giussano, nonché Schola Cantorum.

Nel 1831 di dà commissione ai fratelli Ravizza di una lapide che doveva collocarsi sul camposanto in memoria delle beneficenze ricevute dal missionario padre Castelli.

Il 5 luglio 1830 il fabbriciere Riboldi Antonio scrive al duca Carlo Visconti di Modrone: "Eccellenza, Acquietati i Fanatici per le campane, ora mi trovo nella circostanza di dare mano all'avvisata riparazione. Prima però d'intraprenderla per essere coerente a quanto le scrissi il giorno 8 giugno p.p. qui le significo le opere da farsi e sono: Non già di fare il Castello tutto nuovo come si pensava in grande e per cinque campane per cui si era fatta la perizia che portava la spesa di L. 1446 Austriache, ora a ripararlo a dovere per le sole quattro campane esistenti e tenendo buono tutto quello che sarà godibile spero che basteranno L. 700.

A rifondere la campana rotta tra fattura e calo di metallo occorreranno L. 170.

Quello che mi spiace si è il bisogno di rifondere anche la quarta perché quasi unissona colla terza rotta e non v'è un quarto di voce di differenza, cosicché non si distingue una dall'altra, per questo motivo è indispensabile d'accontentare anche il Popolo giacché la campana esistente sul campanile abbia anche da goderla. Su questo riflesso spero che anche V.E. troverà giusta la mia determinazione.

Io le manifesto schiettamente la verità, mentre mi preme a non demeritarmi la confìdenza che ho sempre avuta in V.E. per la pia Causa. Rammentandomi ogn'ora che pei sussidi prestati dalla Casa Visconti è stata riedificata la Chiesa, che per sua beneficenza fu anche ornata de' paramenti.

Onde nella fiducia che nei maggiori bisogni mi continuerà il suo soccorso come mi scrisse il suo Sig. Segretario il giorno 2 del passato giugno, supplicandola del permesso di fare la suesposta riparazione al cui oggetto ho unita la somma di L. 400 colle elemosine ricevute. In attenzione d'un consolante riscontro con vera stima e più profondo rispetto, col maggiore interessamento per il bene di questa Chiesa in V.E. confidando mi rassegno.

Dell'Ecc. V. Pregiatissima Suo obbl.mo dem.mo Servitore Giuseppe Antonio Riboldi Primo Fabbricere".

La storia delle campane non era finita perchè l'8 giugno il fabbriciere aveva cercato di rassicurare il duca che si sarebbe rifusa la campana rotta senza cambiare concerto o tonalità, come voleva la popolazione con dispiacere alla casa ducale per il disturbo che avrebbe recato. In barba al carteggio ed "all'acquietamento dei fanatici" rilevo che i fanatici ebbero il sopravvento poiché la fabbriceria compreso il Riboldi, prega con lettera 27 agosto 1831 il curato perchè dietro rimborso spese si porti a Malnate e "colà convenire a nome della Fabbriceria col fonditore signor Comerio la rifusione delle esistenti 4 campane coll'aumentare la maggiore di circa 15 subbi di metallo e non più di ridurla in perfetto tono di gesolvent e stabilire tutti quei patti che crederà convenienti".

Però non si venne a questa decisione invisa duca Visconti poichè egli aveva più volte beneficato la chiesa e poco prima aveva elargito 400 lire per il castello delle campane e per la rifusione della rotta.

Il 6 marzo 1831 pertanto il parroco Castelli scrive al duca per persuaderlo della necessità di rifondere tutte e quattro le campane, assicurando che non si sarebbe accresciuto il numero aumentata la tonalità. Il duca rassicurato fa scrivere che non ha nulla in contrario. C'è a proposito un carteggio al quale rimando il lettore. Sulle campane si dovevano leggere queste iscrizioni:

Non nobis, Domine, non nobis sed nomini tuo da gloriam. O Beata Trinitas, tibi lans, gloria gratiarum actio sit in sempiterna secula amen.

Exurge Christe, libera nos propter nomen tuum a fulgore et tempestate libera nos domine

Salvum fac populum tuum Domine et benedici haereditate tuae

Maria, mater gratiae, mater misericordiae ora pro bonis

Il 21 luglio 1831 il maestro di musica della Cappella di Varese Pietro della Valle fa il collaudo e giudica "essere detto concerto in tono di gerosolver maggiore grave, in giusta scala, armonico di ottima voce e sonore". Mentre si rifondono le campane si pensa anche al castelletto le cui pratiche incominciano nel 1831. Il subeconomo autorizza purchè via un'asta pubblica che avviene il 21 aprile 1831 alle 8 antimeridiane. Incomincia Ernesto Villa per 1200 lire e conclude Gerosa Ippolito per lire 988. Il 29 maggio si stipula il contratto e il 28 gennaio 1832 l'ingegnere Giambattista Reina di Villalbese fa il collaudo.

Nella mura di cinta che attualmente corre dalla Croce in fondo alla piazza della chiesa fino alla così detta fontana di sant'Agostino e più in su, mura che fu elevata sin da quando, trasportata la chiesa parrocchiale e la casa del parroco, la Casa ducale diede il terreno per la Nuova chiesa, vi fu mai porta od apertura alcuna. Ma tra il 1880 e il 1890 (più di un secolo e mezzo dopo) il fattore della casa Ducale signor Mentasti vi praticò una porticina ad uscio per cui passare comodamente a prendere l'acqua alla suddetta fontana per innaffiare l'orto che sta di fronte lungo la parte opposta della piazza della chiesa.

Il parroco di allora non disse niente [Gioletta] né i suoi successori.

 

Nel 1910 però un ciclone furiosissimo atterrò il 23 luglio parte della cinta e la porticina. Nella riparazione il Pozzo, fattore della casa ducale, voleva allargare la porta per farvi passare anche un carro. Si oppose don Colnaghi facendo osservare che si passa sulla proprietà della chiesa. Si riconosce il diritto di passaggio e resta la porticina come è attualmente (postilla di altra mano).