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Percorso : HOME > Cassago > Il Novecento > Pasquale CattaneoCattaneo: Breve storia di Cassago
Cartolina di Cassago con immagini del Palazzo e del sepolcreto Visconti
BREVE STORIA DI CASSAGO BRIANZA (Cassago e Oriano)
Pasquale Cattaneo
1956
Il testo tratto da appunti di Pasquale Cattaneo, primo presidente della associazione S. Agostino, ricostruisce la storia di Cassago con vari accenni alla figura di Agostino in una ricostruzione talvolta suggestiva ma solo in via di ipotesi.
Cassago è posto a 3°10' di longitudine ovest di Monte Mario e 45°45' di latitudine nord. Superficie di ha 355, con 260 m.s.l.. Al 4/XI/1951 la popolazione era di 2066 abitanti.
... Un centurione dell'esercito romano di nome Cassius, in premio dei servigi, ebbe assegnato un pingue territorio ... Tale località venne chiamata CASSI AGER cioè campo di Cassio, da cui poi venne la denominazione CASSIACUM. Erede fu il figlio CASSICIUS e dal suo nome il luogo venne chiamato CASSICII AGER da cui derivò CASSICIACUM. Queste due denominazioni: l'una Cassiciacum letterario e ufficiale e l'altra Cassiacum volgare, si conservarono entrambe fino al medioevo, quando presero le forme Cassiago e Cassiciago, per poi divenire definitivamente l'attuale Cassago.
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Per la verità storica S. Agostino non celebrò la messa su questa pietra conservata nell'Oratorio vetere, ma possono avervi ricevuta la comunione S. Monica e gli altri già battezzati che si trovavano a Cassago, mentre Aurelio assisteva alla messa. Nella tradizione popolare fu attribuito a S. Agostino la celebrazione di un rito a cui assistette semplicemente [N.d.r. : Agostino non parlò mai di questi riti nelle Confessioni]. Questo Oratorio, in seguito ampliato, era sorto infatti ad opera del padrone di Cassago, forse dello stesso Verecondo [N.d.r.: Verecondo era pagano] e con l'andar del tempo gli furono concessi dei benefici per il mantenimento del prete addetto. Si tratta della chiesa di S. Maria, che godette di benefici da antichissimo tempo. Sorgeva addossata alla costruzione dei bagni della villa di Verecondo, in modo da avere un accesso per il pubblico dall'esterno e dall'interno privato per i padroni. Mi piace vederne le tracce in un dipinto della Madonna Addolorata, quasi incomprensibile, che si vede sulla parete a fianco del portone d'accesso ai rustici dell'attuale Villa Visconti, dipinto che sembra essere stato rispettato in una postuma sistemazione di quella costruzione in seguito alla demolizione della chiesa, poiché così dove si trova, appare del tutto fuori posto e non eseguita appositamente [N.d.r.: il palazzo è stato costruito tra il Cinquecento e il Seicento e a tale epoca risale probabilmente il dipinto].
I resti "veteri aedificiorum reliquia" di cui accenna il Borromeo erano le colonne della villa di Verecondo ancora in piedi a quell'epoca, come illustrato dalla carta topografica allegata. [N.d.r: Questa famosa mappa credo che sia del tardo Seicento o inizio Settecento: vi sta scritto infatti CASSAGO ma soprattutto vi stanno appaiati gli stemmi dei Pirovano e dei Visconti e tale imparentamento risale per l'appunto ai secoli citati].
Ancora oggi vi sono sparsi attorno al palazzo Visconti quattro basamenti di colonne che ritengo i resti della domus di Verecondo. La mia tesi è avvalorata da un'antica carta topografica di Cassago, in cui è riprodotto come ornamento un rudere colonnato: due colonne ritte, intiere, con parte del cornicione ed una spezzata per metà ritta e metà giacente a terra. Questa carta riporta pure punteggiata l'area dell'antico castello e l'area della villa di Verecondo. Anche l'area dei bagni è identificabile nei nei rustici a sud del palazzo Visconti, dove due colonne di granito attestano l'esistenza di un edificio signorile, cioè i bagni classici della domus romana [N.d.r: questa è pura fantasia].
Pure la derivazione dell'acqua che serviva per i bagni è identificabile in due pilastrelli di pietra, con la scanalatura per l'incastro da fermare l'acqua. Essi si trovano ancora alla fontana ancor oggi chiamata di S. Agostino. Non servono e non possono aver servito al lavatoio che vi si trova vicino. Recentemente in occasione di scavi per le fondamenta di una costruzione, ai confini di Oriano con Renate, furono rinvenute delle anfore e delle urne cinerarie, probabilmente dell'epoca romana. Prova questa dell'antica origine di Tornago, che aveva un'estensione edilizia maggiore dell'attuale. Oriano sorse più tardi dell'epoca romana e precisamente nel V secolo da un successore di Verecondo di nome Aurelio [N.d.r.: incredibile il galoppo della fantasia]. In questo periodo o poco più tardi venne fatta costruire la corte di Zizzanorre ad opera di un altro signore. Essa in origine era chiamata situs novus [N.d.r.: da quale documentazione è tratta questa origine?], da cui derivò Sucenò, indi Sezanore e poi Zizzanorre. Da Zizzanorre ed Oriano passava la via per Missaglia, come pure quella per Agliate attraverso Renate e Tornago. Cassago si collegava a Bulciago mediante l'attuale strada del Gambajone rettificata nel secolo scorso con l'apertura dell'attuale viale delle Rimembranze.
Nella localtàmdel Montino si diramavano la strada per Cremella ora ridotta a viottolo di campagna. Cassago era pure collegata direttamente con Nibionno a mezzo della attuale strada il cui ultimo tratto, dall'incrocio dei Campiasciutti, è ora quasi abbandonato, in seguito all'apertura della strada della Stazione e della strada Como-Brivio. Con Veduggio era collegato mediante strada di Rosello ora ridotto a sentiero campestra. A Veduggio una indicazione stradale presso il Circolo indica come "via di Cassago" questa antica strada di Rosello.
Le coltivazioni della parte morenica del Baciolago fornivano mezzi di sussistenza; il versante ovest del colle invece di natura calcarea, era ricoperto di boschi e gli avallamenti erano paludosi. E' tradizione che la valletta tra i "ronchi" ed il palazzo Visconti fosse anticamente una cava di torba. Ancora oggi questa località è denominata il "fiume".
Il castello medioevale di Cassago sorgeva a nord dell'attuale palazzo Visconti ed aveva una torretta o roccaforte più avanti a mezzogiorno. Era di forma quadrangolare e misurava circa 50 m per ogni lato. Era cinto di mura in un perimetro molto più esteso. La difesa consisteva in una ripida scarpata ad occidente ed a settentrione, mentre gli altri due lati erano protetti da un'alta muragli, rafforzata ad est da un profondo vallo. Entro la cinta delle mura si conservava la villa di Verecondo [N.d.r: non è specificata la fonte di queste notizie].
La chiesa di S. Maria, la più antica chiesa di Cassago, fu demolita nel 1611 [N.d.r: non dimostrabile] per decreto del cardinale Borromeo. Nel 1397 rettore di questa chiesa era Giovanni da Tabiago come si legge in un atto del 28 febbraio 1397 in A.S.M. Fondo di Religione, Cremella, Monastero di S. Pietro, cart. quinta. Nel secolo XIII sappiamo dell'esistenza di un'altra chiesa, quella di S. Giacomo [N.d.r.: in realtà è quella di S. Brigida a cui fu aggiunta la dedicazione a S. Giacomo], fatta erigere dai Monaci del monastero di Pontida [N.d.r.: i monaci non edificarono la chiesa ma vi aggiunsero la loro dedicazione], che a Cassago avevano possedimenti.
Ad Oriano vi era l'Oratorio di S. Gregorio ed aveva il suo prete che godeva di beneficio come lo dimostra appunto l'antica via detta "Via del Beneficio" [N.d.r.: il beneficio fu istituito da Prospero Perego nel Seicento].
Ed ecco i tributi pagati sotto Federico I (I. Cantù, Vicende della Brianza): il telonio o curtodia per la riparazione delle strade, il nabullum per poter circolare con le imbarcazioni sui laghi e nei fiumi, l'abdictus per poter legare le imbarcazioni alle sponde, il fodro per la somministrazione del vitto all'equipaggio del sovrano, tasse per i pedaggi, le macellerie, la caccia, la pesca, per i forni, per la costruzione di case o di muri.
Nel 1163 i contadini pagavano nel periodo dei Vicari Imperiali 3 soldi imperiali per ogni fuoco, 24 soldi per ogni mulino su acqua navigabile, 3 su acqua non navigabile. Una terza parte del pesce pescato spettava al fisco. Era vietato cacciare senza licenza.
Nel 1224 c'è creazione di una repubblica brianzola [N.d.r.: si sente la mano di Cantù di per sé enfatico e poco critico storicamente] con podestà Enrico da Cernusco. Pietro Cane d'Agliate era podestà subalterno per la vera Brianza. Dopo la famiglia De Benedetti il castello di Cassago passa di proprietà dei Conti [N.d.r.: in realtà erano marchesi] Pirovano. La permanenza e predominio su Cassago di questa famiglia coincide con l'infausto periodo della dominazione spagnola. Fu una fortuna per Cassago che per quei tempi, la proprietà terriera fosse abbastanza frazionata. Nel 1615 i possessori di beni rurali in Cassago erano 31, senza contare quelli di Oriano che nel 1760 erano ben 13. Una media quindi di otto ha per ogni famiglia possidente. Il forte numero di possidenti minori equilibrava la prepotenza del più grosso. La più vasta proprietà terriera era in possesso dei Conti Pirovano. Fu questa famiglia che lasciò un triste ricordo di angherie.
Vi fu tra i vari conti che si susseguirono in questa famiglia uno che passò alla tradizione popolare sotto il nome di düca Piroèla per antonomasia. A me sembra di poterlo identificare nella persona di Bartolomeo Pirovano [N.d.r.: non è Bartolomeo, ma piuttosto suo nipote Carlo Francesco commendatario di Piona e personaggio piuttosto fosco e delinquente] che a quell'epoca figura fra i possessori di Cassago. E' tradizione o leggenda che questo duca rapisse le più belle ragazze del contado, per possederle nel suo castello, da dove non uscivano più. Si dice che dopo aver soddisfatto le sue lussuriose voglie, le facesse gettare in un profondo pozzo, le cui pareti erano foderate di taglientissime lame, così che i malcapitati, se non erano morti nella caduta, decedevano sul fondo dissanguati fra i tormenti e la paura. Il cadavere veniva poi estratto attraverso un'apertura praticata in corrispondenza del fondo del pozzo, nei sotterranei del castello e quivi sepolto o bruciato. Questo pozzo al dire di alcuni vecchi del paese venne interrato verso la fine del 1700 o il principio del 1800. Tale pozzo era verosimilmente un trabocchetto-prigione esistente in molti castelli medioevali.
Nel secolo XVII Cassago ebbe un incremento edilizio. In questo secolo fu costruita a Cassago una delle prime filande di seta, che in seguito fu ridotta a solo incannatoio, ed infine attualmente destinata ad abitazione per operai. Essa sorgeva in via della Spezieria (l'attuale via Vittorio Emanuele) a ridosso del colle su cui fu eretta la chiesa parrocchiale. Di essa esiste ancora il portone d'accesso [N.d.r.: distrutto nel 1978] che porta la seguente insegna scolpita nella pietra:
A B
16 --------- 23 [N.d.r.: Antonio Brambilla Fecit?]
F
Di questo antico edificio sono rimasti depositi sotterranei per l'inumidimento della seta, che si possono vedere nel cortile di proprietà Chiolerio, depositi ora trasformati in pozzi di acqua perenne. Penso che detta filanda fose di proprietà della famiglia Brambilla che dette anche a Cassago il suo primo parroco. Un altro edificio costruito in questo secolo è il muretto del giardino parrocchiale: l'iscrizione alla porta di accesso reca scritto 1660. Ma la più importante costruzione fu l'attuale palazzo Visconti sorto sulle rovine dell'antico castello. Infatti una pietra del pavimento, ai piedi della scala di servizio reca la data 1668 [N.d.r.: è la data di costruzione della scala]. Più precise ed evidenti sono l'iscrizione e la data scolpite sui basamenti dei pilastri del cancello di accesso alla villa, al bivio per Cremella e Oriano. Su uno vi è la data 1704 e sull'altro le iniziali C.T.M.V. che significano Comitissa Teresa Modroni Visconti. Questa dicitura è ripetuta per esteso sulle ringhiere in ferro battuto delle finestre del primo piano dell'ala occidentale del palazzo, la più antica.
C.D. TERESA
VISCONTI
MODRONI
PIROVANI
Nella galleria del palazzo Visconti esisteva un ritratto a olio, in grandezza quasi naturale di don Carlo Pirovano Visconti, uno dei 60 decurioni di Milano, figlio di Nicola Maria Pirovano [N.d.r.: in realtà è Nicola Maria Visconti] e della Contessa Teresa Maria Visconti Pirovano. Visse 63 anni e morì il 25 aprile 1752. Siamo arrivati così all'imparentamento dei Pirovano con i Visconti di Modrone [N.d.r.: Giovanna Pirovano sposò Antonio Modroni. La loro figlia Teresa Pirovano Modroni sposò nel 1684 Nicolò Visconti]. Per tornare al 600' dirò che in questo secolo o sul principio del '700 fu pure costruito il palazzo dei conti Padulli, dove si può ammirare ancora sul focolare dell'antico camino una tavola di ghisa portante in rilievo un cappello cardinalizio.
San carlo visita Cassago nel 1571 e poi nel 1583. Riunisce ecclesiasticamente la comunità di Cassago e Oriano. Fu così rogato un istrumento in cui la comunità di Cassago si impegnava a fornire al parroco 104 lire imperiali e la comunità di Oriano 60 lire. Primo parroco fu don Antonio Brambilla nato a Cassago nel 1480 [N.d.r.: la data non è corretta, si riferisce forse alla probabile data di nascita del padre] ed ordinato prete nel 1552 all'età di 72 anni. Visse fino a 104 anni [N.d.r.: i dati sono stati confusi con quelli del padre]. Egli era uno dei possidenti di Cassago, discendeva da famiglia agiata ed aveva studiato. La parrocchiale non aveva campanile, ma solo un pilastrello sopra la casa vicina, detta Casa della Torre e sopra di esso una campanella. Così scrive il Clavone leonetto nella sua visita del 1657. Nel 1789 il parroco ottiene dal governo austriaco una balaustra in marmo del soppresso monastero dei disciplini di S. Ambrogio di Milano e l'altare di marmo del soppresso monastero delle benedettine di Cremella.
L'ultimo conte Padulli praticò l'allevamento all'aperto del baco da seta. Quale esito abbia avuto l'allevamento all'aperto del baco da seta non si sa, certo denota l'importanza dello stesso nella nostra economia. Le nozze erano celebrate ad aprile così che la sposina sia di aiuto nella nuova casa nel laborioso periodo dei bachi. All'inizio i bacolini appena nati distribuiti dai vari fattori alle famiglie coloniche richiedono poco tempo e poco lavoro. Se ne occupa la sola regiüra. Coglie le foglioline tenere, le taglia in striscioline e le distribuisce ogni 3 ore compresa la notte ai bacolini, disposti su diversi graticci a seconda dell'anzianità dei giorni di nascita. Dopo 8 giorni i bacolini crescono e schiariscono la pelle. La regiüra li dirada sul graticcio pronti per dormire il sonno della prima muta. Dormono successivamente una seconda, terza e quarta volta. Nelle case sono sorte le impalcature dei graticci tutti pieni dei divoranti vermi che sono diventati voracissimi. Tutta la famiglia è ormai occupata: i rami tagliati di gelsi si accumulano sotto ai portici, nei cortili, nei campi. C'è che si arrampica sui gelsi con dei sacchi per sfrondarli. Nei campi di frumento e di grano appaiono i gelsi decapitati della loro chioma frondosa. Sacchi e gerle piene di foglie passano dai campi e dai cortili nel grembiule delle donne che s'arrampicano su per i graticci a distribuirle a quegli insaziabili animaletti. Nella penombra della bigattera si ode un ronzio continuo. La capacità divoratrice di un bruco è enorme. Ma passata la furia, la sua pelle si fa lucida. Da gonfio si fa più snello e trasparente e inizia a muoversi alla ricerca di un posto ove imbozzolarsi. E' il momento per mandarli nel bosco. Fatta pulizia fra i tralicci, gli uomini si apprestano a trasformare gli spazi tra un traliccio e l'altro in tante siepi formanti tante casette. Gli steli di ravizzone servono allo scopo. Il lavoro deve essere svolto in fretta e subito. In tre giorni i bruchi spariscono e compare la finitura delle gallette d'oro. La seta oltre che dar lavoro alle filande e alle tessiture di prodotti fini e preziosi, dava pure lavoro all'artigianato casalingo con la figurevole filatura e tessitura dei sottoprodotti, la cosiddetta "strusa" che abili cardatori preparavano in fustelli poi filati al fuso, come la lana e il lino, per ricavarne il frisello. Con questo si facevano tessuti grossolani per copertoni da letto e si confezionavano calze e maglie. Un lavorerio di seta si trovava anche infine in via Fiume, incannatoio e torcitorio, sorto forse nel secolo XVIII o XIX.
Durante la dominazione austriaca l'esecuzione delle deliberazioni del Convocato dei possidenti era affidata ai Deputati che a Cassago erano 2 i quali dovevano rendere conto al Commissario Imperiale.
Si costruisce l'attuale strada per Tremoncino e si apre la via Nuova , ora via Visconti. Si apre pure il Viale delle Rimembranze rettificando la strada per Bulciago fino al Montino. Tale tronco fu fatto a spese della Marchesa Donna Giovanna De Gropallo vedova del Duca Uberto Visconti nel 1957. Sorgono molti cascinali, la Cascina Mauri (ora Nuova), la Costa [N.d.r: errato questa cascina esisteva già nel '500), la Costaiola [N.d.r: errato questa cascina esisteva già nel '500), la Cà Rosa. E' di questo periodo la costruzione di lavatoi per il pubblico, fatti a spese dei proprietari terrieri, la fontana nuova dei Visconti, quella del Varese e quella del Pisaròtt. In Cassago sono presenti i conti Padulli, Lurani e Romagnoli nonché i duchi Visconti: la necessità d'uno speziale che prepari loro le pomate per guarire i cavalli presenti in gran copia fa sì che Cassago abbia ben presto un farmacista in paese. Del passaggio di Napoleone attraverso la Brianza ricorderò l'alloggiamento di un reparto della Guardia Nazionale ad Oriano che ne deve pagare le spese.
I registri di stato civili iniziano con l'anno 1866 sia a Oriano che Cassago, politicamente ed amministrativamente indipendenti.
Il legato Zappa lasciava 4 staia di frumento da distribuire in pane ogni anno ai poveri durante la festa di S. Antonio. I Visconti che rilevarono i fondi mantennero la tradizione fino al passaggio al Comune delle Opere Pie. Nella cappella di san Salvatore si venera un antico quadro raffigurante il beato Giobbe della leggenda biblica, seduto sopra un mucchio di letame. Dice una leggenda che i vermi usciti dalle piaghe cancerose del beato furono i primi bachi da seta. Per questo il beato Giobbe fu scelto a protettore dei preziosi bruchi. Sull'altare vi era pure un pregevole dipinto raffigurante lo sposalizio di Maria Vergine, ritirato dalla famiglia Visconti nel 1943.
Per accedere alla stazione ferroviaria fu aperto il tronco di strada dai Campiasciutti alla stazione stessa. Nell'anno 1910 fu costituito l'Ufficio Postale, il cui primo titolare fu Giovanni Corti, che mise a disposizione i locali necessari, oggi in piazza Visconti dinanzi la Banca. Nel 1910 fu costruito il campanile della chiesa ed ivi alloggiate le 5 campane di cui è dotato. Al sorgere del '900 principiano le industrie tessili: Cattaneo a Tremoncino e Corti a Cassago. I contadini diventati tessitori sono chiamati màngia gròpp. La famiglia Molteni alla Cascina Manzi esercitava l'arte del legno già fin dal 1800. Trasferitisi al Palazzetto oggi costituiscono un, nucleo di artigiani di falegnami e mobilieri.
La trebbiatrice d'altri tempi era trainata a forza con funi fino all'aia dove lavorava sotto la forza di un motore a caldaia che usava come combustibile la legna. Le suore che furono dedite all'educazione dei bimbi all'asilo, furono dall'inizio della fondazione di tale ente assistenziale privata, suor Ernesta superiora e suor Battitina sua inseparabile compagna. Nel 1956 l'asilo fu ampliato con il dimezzamento del grande salotto, dal quale si ricavarono due piani.
nel 1921 fastosi funerali per la morte del duca Umberto: un fatto di cronaca che per Cassago fu un avvenimento sia per il fasto ducale degli addobbi della chiesa, sia per le numerose personalità di nobili e dell'alta società e per le autorità ed uomini famosi che vi presero parte. Il picchetto degli imponenti corazzieri, nelle loro scintillanti divise, con in testa il tipico elmetto, fece da scorta d'onore alla bara del Senatore del Regno d'Italia e l'accompagnò nel lungo corteo funebre che si snodava dalla chiesa parrocchiale al sepolcreto di S. Salvatore.
La villa dei Campiasciutti venduta dai conti Romagnoli passò attraverso proprietari finchè fu acquistata dal Seminario vescovile di Lodi che ne fece villeggiatura estiva dei seminaristi. Fu denominata Villa Immacolata. Dopo la guerra i padri Guanelliani sfollatisi durante la guerra acquistarono l'edificio ed assunse la denominazione di Istituto S. Antonio.
Con la nascita delle fabbriche nascono le prime rivendicazioni tessili e i primi scioperi che pur erano di una certa crudezza senza degenerare nella lotta aperta con le forse dell'ordine e cioé i Carabinieri a cavallo. Il Mein riuscì a imbrogliare i carabinieri con il falso nome di Giovanni Telafò.
Nel 1926 si istituisce a Cassago la Sezione del partito fascista. Il palazzo Visconti fu sede del comando della divisione partigiana Puecher i cui uomini il 25 aprile disarmarono il reparto di SS di stanza a Barzanò. In quei giorni durante le lotte per la liberazione perirono sullo stradone di Bulciaghetto i partigiani Zappa Carlo e Donghi Attilio. Vittima dei partigiani fu Rigamonti Mario.
Dopo il 1945 l'industria ha modificato l'economia del paese. Abbandonato completamente l'allevamento del baco da seta, non si allevavano più i suini. restano i vitelli che nel 1956 sono 500 capi. I coltivatori diretti sono 80 iscritti alla Cassa Malattia, ma quasi tutti d'età maggiore di 60 anni. Le aziende agricole hanno mediamente 20 pertiche milanesi di estensione con un minimo di 5 e un massimo di 40-50 pertiche. Ci sono poi circa 600 famiglie nel Comune. Gli operai lavorano nelle industrie di Milano, Sesto S. Giovanni, Monza e Lecco. Nella zona vi sono i Fratelli Onofri fondata dal commendatore Gaetano Onofri, la Cementeria di Cassago di Bongiasca e C., le tessiture Fumagalli, Dalla Benetta, Corti Luigi e Corti Modesto. Industrie del legno: Molteni Elia e C., Molteni Gioachino, Rigamonti Pietro, Rigamonti Mario e Rigamonti Luigi.
Minuterie: Casiraghi e Cosma.
Salvit con elementi prefabbricati di cemento-amianto. Tre imprese edili di piccole dimensioni.
Negozi: tre mercerie, tre prstini, tre posterie, tre macellerie, un negozio di elettrodomestici, due fruttivendoli, diciotto osterie e trattorie, circa dieci venditori ambulanti, 15 telefoni e 20 televisori. Abitanti circa 2200.