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Percorso : HOME > Cassiciaco > Vexata quaestio > Catapano GiovanniCatapano Giovanni: Terre di brianza
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AGOSTINO
di Catapano Giovanni
CAROCCI EDITORE S.P.A. - ROMA
1^ EDIZIONE MARZO 2010 - COLLANA "PENSATORI / 12"
Pag. 17 - 18
I Dialoghi di Cassiciaco E venne il giorno in cui fui sciolto anche di fatto dalla professione di retore, dalla quale ero stato sciolto già nel pensiero. E accadde: strappasti la mia lingua da dove già avevi strappato il mio cuore, e io Ti benedicevo pieno di gioia partendo per la casa di campagna con tutti i miei. Che cosa abbia fatto lì in un'attività letteraria posta già al tuo servizio, tuttavia ancora esalante, come a riprender fiato, lo spirito della scuola di superbia, lo testimoniano i libri discussi con i presenti e con me stesso da solo dinanzi a Te; che cosa invece abbia fatto insieme con Nebridio che era assente, lo testimoniano le lettere (conf. IX, IV, 7 ).
Agostino smise di insegnare retorica a Milano con l'arrivo delle vacanze della vendemmia del 386, le quali iniziavano il 23 agosto e comunicò le sue dimissioni alla fine delle stesse, cioè dopo il 15 ottobre. Nel frattempo si era ritirato nella villa, ossia nella fattoria, messagli a disposizione da Verecondo, un grammatico milanese. Costui aveva un podere a Cassiciaco (rus Cassiciacum), una località che doveva distare da Milano poche ore di viaggio e che è possibile identificare con la moderna Cassago Brianza.
Insieme con Agostino c'era un gruppetto di suoi concittadini africani, costituito dalla madre Monica e dal figlio Adeodato, dal fratello Navigio e dai cugini Lartidiano e Rustico, dal grande amico Alipio e dagli allievi Trigezio e Licenzio, quest'ultimo figlio del benefattore Romaniano. I membri di questa piccola comunità figurano come personaggi di tre dialoghi, ambientati per l'appunto nella campagna di Cassiciaco e intitolati Contra Academicos vel De Academicis (Contro gli accademici o Gli accademici), De beata vita (La vita felice), e De ordine (L'ordine). Essi appartengono al genere dei dialoghi "scenici", si presentano cioè come racconti, fatti a dedicatari a cui Agostino si rivolge in appositi prologhi, di conversazioni realmente avvenute e verbalizzate da uno stenografo o da un segretario.
Benché la loro storicità sia stata più volte messa in dubbio, non ci sono motivi validi per negare che essi si basino davvero su verbali di colloqui intercorsi tra i personaggi; questi verbali, tuttavia, dovettero subire vari ritocchi ed essere complessivamente risistemati per trarne opere da proporre a un pubblico, con la conseguenza che non tutti i particolari narrati possiedono lo stesso grado di attendibilità storica. I tre dialoghi furono comunque scritti prima del battesimo di Agostino (notte tra il 24 e il 25 aprile 387), e verosimilmente prima del rientro a Milano, avvenuto tra l'Epifania e l'inizio della Quaresima (10 marzo).
Il libro I del Contra Academicos sembra essere stato composto per primo e spedito subito al dedicatario ; il De beata vita fu terminato prima del De ordine , e questo fu concluso prima del completamento del Contra Academicos . Gli "accademici" di cui parla il dialogo omonimo sono tre scolarchi dell'istituzione fondata da Platone: Arcesilao di Pitane (ca. 315/314 - 241/240 a.C.), Carneade di Cirene (214/213 - 129/128 a.C.) e Filone di Larissa (nato intorno alla metà del II sec. a.C.). Quest'ultimo fu maestro di Cicerone, il quale, specialmente con i suoi Academica posteriora, è la fonte principale di Agostino sul pensiero dei tre filosofi. [...]