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PITTORI: Juan Vicente Macip

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

 

 

JUAN VICENTE MACIP

1579

Oviedo, Museo di Belle Arti delle Asturie

 

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

 

 

 

L'autore del dipinto è Vicente Juan Macip o Masip, meglio conosciuto come Joan de Joanes, nato verso il 1510 e deceduto a Bocairente alla fine del 1589. ittore spagnolo.

Era figlio d'arte e omonimo del Vicente Juan Macip, anch'egli pittore. Per distinguere il padre dal figlio, si utilizzò il patronimico Joan de Joanes, cioè Giovanni figlio di Giovanni. Lo stile del quadro rivela l'orizzonte pittorico di questo artista, che si propone come il principale esponente del Rinascimento spagnolo. La composizione di questo quadro è caratterizzata dalla cura del particolare, dal sapiente uso del colore e dalla raffinata ideazione concettuale dell'opera. Agostino è raffigurato all'interno di una nicchia nelle sue vesti episcopali. Il disegno è nitido e i colori morbidi dalla pennellata sicura. Il santo è ritto in piedi con la mitra bianca in testa, il lungo bastone pastorale appoggiato alla spalla sinistra, mentre con la mano destra sfoglia un voluminoso libro dalla copertina rossa. Il libro è appoggiato su una riproduzione di una chiesa dalle semplici forme architettoniche. Il volto del santo esprime un uomo nella sua maturità, con una folta barba grigia ben curata e uno sguardo vivido e signorile.

Una grande compostezza e pulizia d'immagine caratterizza il quadro, rivelando influenze dalla pittura italiana lombarda e da quella manieristica fiorentino-romana.

 

 

Juan Vicente Macip

Nacque a Fuente la Higuera, un piccolo paese dove la sua pittura conobbe un buon successo per poi diffondersi in tutta la Spagna. Considerando le numerose affinità artistiche che Macip evidenzia con la scuola di Sebastiano del Piombo, alcuni studiosi ritengono che Macip frequentò in Italia la bottega del maestro: è probabile altresì che possa essersi giovato dello scambio culturale con i pittori italiani che si recavano a Valenza. In questa città trascorse la maggior parte della sua vita, realizzando le sue opere più importanti. I suoi primi lavori furono eseguiti insieme al padre, motivo per cui permangono difficoltà di attribuzione per i dipinti anteriori al 1550, quando morì Juan Vincent Macip padre. Nonostante il suo cognome tradisca un'origine popolare, Macip sosteneva di avere ascendenze nobiliari. Il suo stile fu influenzato dalle opere di Sebastiano del Piombo, che aveva potuto osservare nella città natale e anche da quelle di Raffaello che edulcorò in un pietismo manierato.

La sua committenza era esclusivamente religiosa e non dipinse mai soggetti a carattere profano. Si tramanda che non mancasse mai di accostarsi all'ostia prima di impegnarsi nel lavoro artistico. Affrescò edifici di culto per numerosi ordini religiosi, tra cui principalmente Gesuiti, Domenicani, Minimi, Agostiniani e Francescani. lavorò anche nelle chiese di San Nicolás, Santa Cruz, Carmen Calzado, San Esteban, Corona, Temple, sant'Andrea, san Bartolomeo e san Miguel de los Reyes. Un rilevante esempio della sua arte fu la realizzazione della Immacolata Concezione nella chiesa dei gesuiti. San Tommaso di Villanova, agostiniano e arcivescovo di Valenza, gli commissionò una serie di pannelli decorativi sulla vita della Vergine, come modello preparatorio di altrettanti arazzi. Dai suoi contemporanei fu definito "il secondo Raffaello" ed è sempre stato considerato il maggiore artista del Rinascimento spagnolo, da cui anche la definizione di "Raffaello iberico".