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PITTORI: Raffaele Casnedi

Agostino vescovo a Besana

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

 

 

RAFFAELE CASNEDI

1873

Besana Brianza, Chiesa Basilica Romana Minore

 

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

 

 

 

Il sant'Agostino riprodotto fa parte di un ciclo di dipinti che l'autore realizzò nella navata centrale della Basilica Romana Minore di Besana Brianza, un borgo vicino a Cassago. Il Casnedi iniziò le pitture nella primavera del 1873 e le concluse a settembre. La sua attività si estese anche alle pareti e agli altari fino al 1877. Il sant'Agostino fra i quattro dottori della Chiesa è raffigurato come un giovane vescovo in atto di rispettoso ascolto della parola divina, che gli giunge sotto forma di angelo. I suoi attributi vescovili, mitra, bastone, libro sono deposti ai suoi piedi, secondo una vetusta consuetudine iconografica che non li riteneva necessari per dialogare con Dio: Agostino preferiva spogliarsene per ascoltare meglio.

Casnedi fra il 1863 e il 1865 decora la volta del salone Reale della nuova stazione ferroviaria di Milano (Allegorie delle Province italiane), subito dopo, tra il 1865 e il 1867, esegue due lunette nella Galleria Vittorio Emanuele (L'America e Allegoria dell'Arte). Casnedi resta attivo come decoratore anche in numerose chiese lombarde, ispirato da una sincera fede, si avvalse della più matura tradizione accademica sorretta da un saldissimo mestiere, come nel ciclo di affreschi eseguiti tra il 1873 e 1877 per la chiesa dei Santi Pietro e Marcellino a Besana Brianza (Milano). Muore a Milano il 29 dicembre 1892.

 

8. 1. Ma il beato Valerio, ormai vecchio, che più degli altri esultava e rendeva grazie a Dio per avergli concesso quello speciale beneficio, considerando quale sia l'animo umano, cominciò a temere che Agostino fosse richiesto come vescovo da qualche altra chiesa rimasta priva di pastore, e così gli fosse tolto. E ciò sarebbe già accaduto, se il vescovo, che era venuto a sapere la cosa, non lo avesse fatto trasferire in un luogo nascosto, sì che quelli che lo cercavano non riuscirono a trovarlo.

8. 2. Il santo vecchio, vieppiù timoroso e ben consapevole di essere ormai molto indebolito per le condizioni del corpo e per l'età, scrisse in modo riservato al primate di Africa, il vescovo di Cartagine: faceva presente la debolezza del corpo e il peso degli anni e chiedeva che Agostino fosse ordinato vescovo della chiesa d'Ippona, sì da essere non tanto suo successore sulla cattedra bensì vescovo insieme con lui. Di risposta ottenne ciò che desiderava e chiedeva insistentemente.

8. 3. Qualche tempo dopo, essendo venuto Megalio, vescovo di Calama e allora primate della Numidia, per visitare dietro sua richiesta la chiesa d'Ippona, Valerio, senza che alcuno se l'aspettasse, presenta la sua intenzione ai vescovi che allora si trovavano lì per caso, a tutto il clero d'Ippona ed a tutto il popolo. Tutti si rallegrarono per quanto avevano udito e a gran voce e col massimo entusiasmo chiesero che la cosa fosse messa subito in atto: invece il prete Agostino rifiutava di ricevere l'episcopato contro il costume della chiesa, mentre era ancora vivo il suo vescovo.

8. 4. Allora tutti si dettero a persuaderlo, dicendo che quel modo di procedere era d'uso comune e richiamando esempi di chiese africane e d'oltremare a lui che di tutto ciò era all'oscuro: infine, pressato e costretto, Agostino acconsentì e ricevette l'ordinazione alla dignità maggiore.

8. 5. Successivamente egli affermò a voce e scrisse che non avrebbe dovuto essere ordinato mentre era vivo il suo vescovo, perché questo era vietato dalla deliberazione di un concilio ecumenico, che egli aveva appreso soltanto dopo essere stato ordinato: perciò non volle che fosse fatto ad altri ciò che si doleva essere stato fatto a lui.

8. 6. Di conseguenza si adoperò perché da concili episcopali fosse deliberato che coloro che ordinavano dovevano far conoscere a coloro che dovevano essere ordinati o anche erano stati ordinati tutte le deliberazioni episcopali: e così fu fatto.

POSSIDIO, Vita di Agostino, 8, 1-6

 

 

Raffaele Casnedi

Nacque a Runo di Dumenza nel 1822 da Pietro e da Angelina Spaini. Sin da ragazzo mostrò una attitudine alla pittura, tanto che già nel 1831 affrescò una cappella del cimitero di Cremenaga, dipingendovi un Cristo crocifisso. Nel 1840 per quella chiesa produsse una tela ad olio raffigurante la Annunciazione della Vergine. La sua passione per la pittura lo convinse a frequentare dal 1840 l'Accademia di Brera, dove fu allievo di L. Sabatelli. In quel periodo continuò l'attività di frescante e dipinse Due muse in un medaglione del ridotto del teatro di Mortara (1846). Conclusi gli studi, ottenne il premio Roma nel 1851, e godette del pensionato artistico in quella città fino al 1855 (come saggio del secondo anno presentò a Brera nel 1854 L'obolo della povera vedova). Nel 1856 fu nominato con A. Caironi professore aggiunto alla cattedra di disegno di figura presso l'Accademia di Brera e nel 1860 fu nominato professore ordinario di disegno presso quella scuola.