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Agostino e il De Civitate Dei
VINCENZO EMINA
1820-1823
Caraglio, chiesa di Maria Vergine Assunta
Agostino e il De Civitate Dei
L'affresco che riproduce sant'Agostino si trova sui montanti dell'arco di apertura e appartiene alla raffigurazione dei quattro Dottori della Chiesa, Ambrogio, Gerolamo, Gregorio Magno e Agostino. Ambrogio ed Agostino sono stati dipinti a destra, in alto Ambrogio e in basso Agostino. Quest'ultimo è raffigurato a figura intera seduto davanti alla sua scrivania su cui è stato steso un drappo rosso. Con la mano sinistra il santo tiene fermo un grande libro aperto da dove scende il cartiglio DE CIVITATE DEI. Con la mano destra il santo impugna una penna d'oca pronto a scrivere una delle sue opere più famose. Agostino ha un volto segnato dagli anni, con una lunga barba bianca e lo sguardo ancora vivo che si rivolge verso l'alto in cerca dell'ispirazione divina. Indossa i suoi paramenti episcopali con in testa una mitra. La scena si svolge all'interno di una grande camera, spaziosa e con una finestra da dove si scorge l'azzurro del cielo. Alle spalle del santo si apre uno spazio che sembra introdurre agli ambienti di una chiesa.
Don Francesco Gallo, nelle sue Memorie storiche sulla parrocchiale di Caraglio, pubblicate sul bollettino parrocchiale dal 1912 al 1916, ipotizza che a Vincenzo Emina, nativo di Cuneo, deve essere attribuita la decorazione delle sei cappelle laterali della chiesa, per una spesa di tremila lire, deliberata nel giugno del 1823. Allo stesso pittore, nel 1820, era stata affidata la campagna decorativa della volta della chiesa dal cornicione in su. Gli affreschi vennero ridipinti all'inizio del XX secolo da Luigi Morgari, professore presso l'Accademia di Belle Arti, convocato dal parroco di allora, don Ramazzina.
La chiesa della Maria Vergine Assunta, posta al centro del paese, è documentata già a partire dal 1350. Dalla visita apostolica del 1584 risulta che aveva ben sei altari. Nel 1754 crollò un pilastro con due arcate e la chiesa rimase chiusa per due anni. Nella visita pastorale del luglio del 1770 dell'arcivescovo Francesco Lucerna Rorengo di Rorà si decise di costruire una nuova chiesa con la promessa di un'indulgenza di 80 giorni a chi avrebbe contribuito alla sua realizzazione. Il conte Vincenzo Nicolis di Robilant fece un progetto della chiesa che fu approvato dall'arcivescovo. La costruzione prese avvio tra il 1770 ed il 1771, ma nel 1773 venne sospesa per mancanza di fondi. I lavori ripresero nel 1777 e nel 1779 fu consacrata dall'arcivescovo di Torino. Nel 1817 venne rifinita la facciata dopo che il comune aveva demolito la vecchia casa comunale, ampliando la piazzetta. Nel 1820 venne affidata la decorazione della volta al pittore Vincenzo Emina. Nel 1823 lo stesso Emina decorò le cappelle laterali e venne realizzata la sacrestia. Nel 1827 fu arredato il coro e nel 1861 fu completato l'altar maggiore con il pavimento in marmo del presbiterio.
La facciata della chiesa è in stile barocco e presenta due ordini sovrapposti, scanditi da lesene e cornici in stucco. L'ordine superiore presenta lesene e un'ampia finestra. L'interno è caratterizzato da una volta centrale molto ampia, con tre cappelle per lato e un imponente presbiterio absidato. Al suo interno c'è ancora il Fonte battesimale del 1490 realizzato dai fratelli Zabreri, con fusto cilindrico scandito da quattro fasce cordonate, nodo a otto lati e vasca simile a coppa di calice. Alcune foglie di acanto nervate a rilievo dividono la coppa in otto scomparti, sormontata da prisma ottagonale su cui si trova una iscrizione in lettere gotiche. Sui lati della coppa è stato apposto il trigramma di san Bernardino da Siena. Sul nodo si vede lo scudo con la croce sabauda e l'arma dei Solaro, circondata dai fiocchi della dignità ecclesiastica: per cui si ritiene che il committente sia Stefano Giorgio Solaro, dei Solaro di Villanova, signori del luogo, che ricevette nel 1484 la chiesa in commenda.
Vincenzo Emina
Di Vincenzo Emina sono note sette tele ovali, realizzate nel 1813, per la cappella della Vergine Addolorata nella chiesa di sant'Ambrogio a Cuneo. Di questo pittore si hanno notizie relative alla sua attività fra il 1813 e il 1827.