Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Quattrocento: Antonio da Firenze

PITTORI: Antonio da Firenze

I santi Agostino ed Ambrogio

I santi Agostino ed Ambrogio

 

 

ANTONIO DA FIRENZE

1490-1495

Sesto al Reghena, chiesa abbaziale di Santa Maria in Silvis

 

I santi Agostino ed Ambrogio

 

 

 

L'affresco attribuito a Antonio da Firenze raffigura i due santi Agostino ed Ambrogio. Entrambi sono ritti in piedi e sono attenti nella lettura di un libro che tengono aperto fra le mani. Ambrogio indossa i paramenti episcopali, mentre Agostino, a destra, sotto il mantello indossa una tonaca scura che lascia presagire sia quella dei monaci che seguono la sua regola. Il suo volto è arricchito da una folta barba biondastra e anche il capo ha una diffusa capigliatura. La sua mano destra e leggermente alzata, quasi fosse un segno esteriore della meraviglia che lo coinvolge nella lettura del testo del libro.

 

L'abbazia di Santa Maria in Sylvis, sorta probabilmente su di una statio romana, è forse il più noto ed importante esempio di monastero fortificato del Friuli. Il torrione d'ingresso, da cui si accede all'abbazia, è l'unico superstite delle sette torri difensive costruite nel X secolo a scopo difensivo dopo le devastazioni degli Ungari. Sopra il portone una lapide riporta la data MDXXI e lo stemma cardinalizio di Domenico Grimani patriarca di Aquileia dal 1498 e abate di Sesto dal 1503. Nel cortile interno si dispongono il campanile, la cancelleria, la residenza abbaziale, la casa canonica e la chiesa. La residenza abbaziale è disposta su due piani in stile rinascimentale. La chiesa ha subito un radicale intervento a inizio Novecento. Il portico di accesso conserva affreschi risalenti a epoche diverse e all'antica parete d'ingresso caratterizzata da trifore nella parte superiore è stata addossata a destra una scala balaustrata. Il vestibolo stretto e lungo presenta un soffitto ligneo dipinto che risale al quattrocento e sulle pareti affreschi attribuiti a Antonio da Firenze, eseguiti intorno al 1491 e raffiguranti san Michele Arcangelo, il Paradiso e l'Inferno. Dal vestibolo si accede all'atrio romanico, già quadriportico della chiesa, con massicci pilastri quadrangolari con tracce della decorazione a fresco originaria. A destra si apre un ambiente, che corrisponde al vecchio refettorio degli abati nel quale si conservano decorazioni a fresco del primo Cinquecento.

L'attuale chiesa misura più di trenta metri in lunghezze e 14 di larghezza; ha tre navate divise da arcate a tutto sesto; transetto sopraelevato a cui si accede da alte scalinate poste alle fine delle navate laterali. Il presbiterio è diviso dalla chiesa da un grande arco ed è sopraelevato per lasciare spazio alla cripta sottostante, ricostruita tra il 1907 e il 1914.

L'abbazia fu fondata intorno al 730-735 e si impose da subito come punto di riferimento religioso ed economico del territorio. Con la cosiddetta ‘donazione sestense', stipulata a Modena il 3 maggio 762, tre ricchi fratelli longobardi - Erfo, Marco e Anto - comunicano di aver edificato nel territorio friulano due monasteri, uno maschile a Sesto, l'altro femminile a Salt. Non è nota l'originaria struttura del complesso che venne completamente distrutto nel X secolo. Tra la fine del XI e l'inizio del XII sec. si avviò alla ricostruzione dell'attuale chiesa, la cui facciata fu presto occultata da un atrio quadriportico. La residenza abbaziale rinascimentale inglobò una precedente residenza e nel 1480 il governatore dell'abbazia concesse il permesso di edificare due edifici dietro la sacrestia. La chiesa oggi appare stilisticamente omogenea dopo il radicale restauro di inizio Novecento, con il ripristino della cripta, la sopraelevazione del presbiterio, la sistemazione del portico di ingresso, la riapertura di antiche monofore, bifore nell'atrio e nel salone sovrastante e la chiusura di finestre più recenti.

Nel 1420 l'abbazia fu presa da Venezia e nel 1441 divenne Commenda perdendo importanza sul piano religioso. Al governo succedettero agostiniani, domenicani, francescani e vallombrosani. Nel 1768 l'abbazia venne affidata al clero secolare e nel 1790, soppressa la Commenda, fu messa all’incanto. Nel 1818 passò alla diocesi di Concordia e nel 1921 divenne nuovamente abbazia.

 

 

Antonio da Firenze

Di Antonio da Firenze si hanno notizie dal 1484 al 1506 quando svolse la sua attività pittorica in Friuli. Di lui si conserva un ciclo di affreschi nella chiesa di Santa Cecilia in frazione Rivolto nel comune di Codroipo. Sono databili intorno agli anni Novanta del XV secolo. Antonio proveniva da Firenze, dove si era formato e dove aveva visto le opere di pittori quali Masaccio, Andrea del Castagno e il Ghirlandaio. Lo stile delle sue pitture era innovativo rispetto all'arte friulana della fine del Quattrocento. Nuova era la sua maniera di costruire le figure con solidità tutta toscana, l’uso di colori spenti e tenui su toni bruni e azzurri e il gusto per la prospettiva spaziale. Antonio da Firenze è documentato a Udine dal 1484, dove teneva bottega e scuola in contrada Sottomonte. Morirà in città prima del 1506. Tra i suoi allievi ricordiamo soprattutto Martino da Udine, detto Pellegrino da San Daniele. E' possibile che il pittore sia stato chiamato a Rivolto da due dei parroci della chiesa di Rivolto di origine fiorentina Francesco Fiorentino e Joane Baptista de Camusettis di Firenze. Si sa da documenti che Antonio lavorò anche in altre chiese della zona come la parrocchiale di Codroipo e la chiesa di Virco.