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PITTORI: Maestro di Bogotà

Agostino tra il sangue di Cristo e il latte della Vergine

Agostino tra il sangue di Cristo e il latte della Vergine

 

 

 

 

 

MAESTRO DI BOGOTA'

1650-1699

Bogotà, chiesa di san Francesco

 

Agostino tra il sangue di Cristo e il latte della Vergine

 

 

 

La tela dipinta a olio da un ignoto autore, non porta alcuna dedica ed è conservata a Bogotà nella chiesa di san Francesco.

Il soggetto dell'opera si riferisce ad una leggenda che nasce e si sviluppa nell'ambito delle devozioni legate alla figura di Agostino. E' alquanto probabile che questa leggenda sia sorta in Italia. Diversi pittori si sono ispirati a essa che trae spunto da passi delle sue meditazioni: il santo è presentato innanzi al Cristo crocefisso ed alla Vergine, mentre, pregando, si domanda: "Hinc a vulnere pascor", e, volgendosi verso Maria, soggiunge: "Hinc lactor ab Ubere", concludendo: "Positus in medio quod me vertere nescio, Dicam ergo Jesu Maria miserere". L'episodio fu probabilmente codificato definitivamente da un passo della S. Aurelii Augustini Hipponensis episcopi et S. R. E. doctoris vita di Cornelius Lancelotz (1574-1622) O.S.A. edito ad Anversa nel 1616.

Lancillottus scrive, riportando parole apocrife di Agostino: "Positus in medio quo me vertam nescio. Hinc pascor a vulnere, hinc lactor ab ubere." La medesima scritta fu riportata da Francesco Francia e poi da Kartarius, un incisore nativo di Viterbo, che lavorò a Roma fra il 1560 e il 1570, nella sua stampa della Vita di Agostino edita nel 1570.

Nel quadro il pittore ha dipinto al centro della scena Agostino inginocchiato che volge il suo sguardo verso il crocefisso, che gli appare luminoso in uno squarcio delle nuvole del cielo. Il santo indossa il piviale episcopale sopra l'abito nero dei monaci che seguono la sua regola.

Una cintura di cuoio è appoggiata sul cuscino rosso, sotto il quale si leggono le parole apocrife di Agostino "Positus in medio ..." Sulla sinistra, deposta sopra un libro, è stata appoggiata la mitra, simbolo della dignità episcopale di Agostino. Sullo sfondo il pittore ha espresso un panorama campestre con qualche rara casa e una chiesa in mezzo a una folta vegetazione.

 

 

La chiesa di san Francesco fu costruita tra il 1557 e il 1566 su un terreno che era stato donato dall'arcivescovo Juan de los Barrios ai frati francescani. L'edificio sorse sulla riva destra del fiume Vicachá, che più tardi venne rinominato fiume San Francisco. La primitiva struttura venne ampliata tra il 1586 e il 1611. La pala d'altare maggiore fu realizzata nel 1623. La chiesa formava un complesso unico con un convento adiacente formato da due isolati e che aveva tre chiostri a due piani. Questi chiostri scomparvero quando nel 1917 fu costruito sul sito l'edificio della sede del governatore di Cundinamarca, l'attuale Palazzo di San Francisco, opera di Gastón Lelarge e Arturo Jaramillo.

Questo edificio vanta uno dei soffitti a cassettoni mudéjar più belli della Nuova Granada. La pala d'altare, che incorpora elementi rinascimentali, è la più rappresentativa del Vicereame della Nuova Granada.