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Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Seicento: Maestro di BogotàPITTORI: Maestro di Bogotà
Tolle lege
MAESTRO DI BOGOTA'
1630-1670
Bogotà, Museo Coloniale
Tolle lege
Il quadro, di autore anonimo, richiama un episodio della vita Agostino e precisamente cerca di fotografare la scena del tolle lege. L'autore rappresenta la scena in modo del tutto inusuale, senza ambientazione ma piuttosto sotto forma di ritratto.
Un giovanissimo Agostino dallo sguardo imperscrutabile e dal viso dai lineamenti gentili volge la sua attenzione a chi lo osserva e con un gesto della mano sinistra lascia cadere un foglietto dove leggiamo TOLE ET LEGE, tre parole che richiamano il celebre episodio raccontato da Agostino nelle Confessioni allorché ruppe ogni indugio e decise di farsi catecumeno e cristiano.
La posa del santo con la mano destra appoggiata delicatamente al petto, quasi sfiorando la giacca che indossa, richiama i ritratti della nobiltà.
Ai piedi del ritratto una scrittura spiega che cosa il pittore ha voluto rappresentare: COPIA DEL VERDADERO RETRATO DEL GLORIOSO PADRE I DOCTOR DE LA IGLESIA S. AGUSTIN EL QUAL SE CONSERBA EN LA CLASE DE RETORICA EN LA CIUDAD DE MILAN.
Così parlavo e piangevo nell'amarezza sconfinata del mio cuore affranto. A un tratto dalla casa vicina mi giunge una voce, come di fanciullo o fanciulla, non so, che diceva cantando e ripetendo più volte: «Prendi e leggi, prendi e leggi». Mutai d'aspetto all'istante e cominciai a riflettere con la massima cura se fosse una cantilena usata in qualche gioco di ragazzi, ma non ricordavo affatto di averla udita da nessuna parte ... Tornai al luogo dove stava seduto Alipio e dove avevo lasciato il libro dell'Apostolo all'atto di alzarmi.
Lo afferrai, lo aprii e lessi tacito il primo versetto su cui mi caddero gli occhi. Diceva: « Non nelle crapule e nelle ebbrezze, non negli amplessi e nelle impudicizie, non nelle contese e nelle invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non assecondate la carne nelle sue concupiscenze ... » Non volli leggere oltre né mi occorreva. Appena terminata infatti la lettura di questa frase, una luce, quasi, di certezza penetrò nel mio cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono.
AGOSTINO, Confessioni 8, 12, 29
L'episodio descritto da Agostino nelle Confessioni è vero, senza dubbio in molti, probabilmente in tutti, i suoi particolari. Il santo lo introduce forse con la preoccupazione di dimostrare l'impotenza dell'uomo a operare da solo la propria salvezza e la necessità dell'intervento, subito efficace della grazia divina, intervento che non ha nulla di miracoloso.
Possiamo anche ammettere che il testo paolino, di contenuto così caratteristicamente etico, e inserito in una esortazione morale ed escatologica, fosse per l'appunto quello che Agostino lesse effettivamente, ricavandone la forza di tradurre in atto i progetti che da qualche tempo maturavano nella sua mente.
E, come racconta nelle Confessioni, recatosi in giardino, si mise sotto una pianta a piangere amaramente, e diceva: - Quanto tempo ancora? Quanto ancora? Domani, domani ! ancora un po' di tempo. Ed era desolato di non sapersi decidere o a restare nel mondo o a consacrarsi a Dio.
JACOPO DA VARAGINE, Legenda Aurea