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Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Seicento: Maestro di BogotàPITTORI: Maestro di Bogotà
Agostino cardioforo
MAESTRO DI BOGOTA'
1620-1680
Bogotà, chiesa sant'Ignazio di Loyola
Agostino cardioforo
Il quadro, opera di un ignoto artista, dipinto a olio su tela, ci offre l'immagine di Agostino a mezzo busto. La scritta in alto S. AGVSTIN specifica a quale santo appartiene il ritratto, per quanto gli elementi iconografici indichino già di per sé di quale personaggio si tratta.
Il santo è raffigurato nelle sue vesti episcopali, con gli attributi della sua dignità episcopale. Con la mano destra regge un robusto e aggraziato bastone pastorale assieme a un cuore fiammante trafitto da una freccia.
Nel libro nono delle Confessioni Agostino si esprime con queste parole: sagittaveras tu cor meum charitate tua, hai ferito il mio cuore - ricorda Agostino - con il tuo amore. Esse esprimono in forma poetica il grande amore che Agostino aveva per Dio. Un amore così grande da essere rappresentato simbolicamente con un cuore fiammante trafitto da una freccia. Questo tipo di rappresentazione godrà di grandissima fortuna iconografica dal 1600 in poi, tanto da essere un punto fermo nel logo che lo stesso Ordine Agostiniano adotterà per il suo Stemma Ufficiale. Il cuore è l'elemento caratteristico di questo tema iconografico: Agostino lo tiene in mano, talvolta è attraversato da una freccia, o anche viene offerto al Signore.
Alle spalle di Agostino è stata deposta la mitra, mentre il santo con la mano sinistra regge il modello di una chiesa, appoggiata a un libro. Sotto il piviale si nota la presenza della tunica nera dei monaci agostiniani che seguono la sua regola. Il volto del santo esprime una significativa attenzione interiore verso i misteri divini, che trovano una discreta esaltazione nella profondità dello sguardo degli occhi. Una folta barba grigia gli copre il mento, mentre una sottile aureola gli cinge il capo.
La chiesa di sant'Ignazio a Bogotà è ubicata nel quartiere La Candelaria, contigua al Collegio maggiore di San Bartolomeo e al Museo di Arte coloniale di Bogotà. Essa fu costruita dal padre gesuita Giovanni Battista Coluccini, un architetto nativo di Lucca. La prima pietra fu posizionata nel 1610 e la sua costruzione si concluse nel 1691. Nel 1635 la chiesa fu dedicata a sant'Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. Quando i Gesuiti tra il 1767 e il 1891 vennero espulsi dalla Colombia la chiesa fu rinominata "chiesa di San Carlo" in onore del re Carlo III di Spagna. Fino alla edificazione dell'attuale Cattedrale primaziale di Colombia, la chiesa ebbe il ruolo di vice-cattedrale. Nel progettare la chiesa padre Coluccini probabilmente si ispirò alla chiesa del Gesù a Roma, che è la chiesa madre della Compagnia. Come quella romana, la chiesa di Bogotà ha tre navate, cappelle laterali, matroneo, crociera e cupola. La sua facciata comprende tre archi con aperture corrispondenti alla tre navate interne.