Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Seicento: Maestro di Morelia

PITTORI: Maestro di Morelia

Agostino fra il sangue di Cristo e il latte della Vergine

Agostino fra il sangue di Cristo e il latte della Vergine

 

 

MAESTRO DI MORELIA

1660

Morelia, chiesa di sant'Agostino

 

Agostino fra il sangue di Cristo e il latte della Vergine

 

 

 

L'episodio descritto nel dipinto, realizzato da un anonimo artista seicentesco, ricorda una leggenda che nacque probabilmente in Italia. I vari pittori si sono ispirati a essa hanno tratto spunto da alcuni passi delle meditazioni di Agostino, laddove il santo è presentato innanzi al Cristo crocefisso ed alla Vergine. Mentre sta pregando, si domanda: "Hinc a vulnere pascor", e, volgendosi verso Maria, soggiunge: "Hinc lactor ab Ubere", concludendo: "Positus in medio quod me vertere nescio, Dicam ergo Jesu Maria miserere".

L'episodio leggendario fu probabilmente codificato in modo definitivo da un passo della S. Aurelii Augustini Hipponensis episcopi et S. R. E. doctoris vita di Cornelius Lancelotz (1574-1622) O.S.A. edito ad Anversa nel 1616.

Lancillottus scrive, riportando parole apocrife di Agostino: "Positus in medio quo me vertam nescio. Hinc pascor a vulnere, hinc lactor ab ubere." La medesima scritta fu riportata da Francesco Francia e poi da Kartarius, un incisore nativo di Viterbo, che lavorò a Roma fra il 1560 e il 1570, nella sua stampa della Vita di Agostino edita nel 1570.

Agostino nel bel mezzo del quadro, ritto in piedi con un piviale che gli copre la tunica nera dei monaci che seguono la sua regola, apre le mani e alzando gli occhi al cielo pronuncia le parole di cui sopra, rivolte rispettivamente al Cristo in croce dal cui costato zampilla un fiotto di sangue verso la sua testa. Allo stesso modo a destra dal seno della Vergine fuoriesce uno spruzzo di latte che va a impattare il capo di Agostino.

 

La chiesa di Morelia dedicata a sant'Agostino venne edificata nel 1550 e sebbene sia ricca all'interno di un gran numero di dipinti e reliquie, presenta uno stile tipicamente ottocentesco. La sua facciata ha un aspetto lineare e decisamente essenziale. In questo luogo è venerata la Vergine di Socorro. L'edificio conventuale risale al XVI secolo ed è oggi adibito a Museo. Sebbene sia assai ricca di dipinti, reliquie, ornamenti e santi, la struttura della chiesa mantiene una sobrietà elegante nelle sue forme. L'intero complesso monastico è probabilmente il secondo edificio più antico di Morelia. Il convento rivela anche una influenza stilistica di tipo gotico. La chiesa, il convento e la struttura della piazza da mercato di Antojitos sono tipiche della concezione urbanistica coloniale, anche se sono stati realizzati in epoche diverse.

I primi agostiniani a mettere piede nelle terre di Michoacan furono Fray Juan de San Román e Fray Diego de Chavez e Alvarado, che si stabilirono per la prima volta a Tiripetío, dove costruirono il convento, la chiesa e l'ospedale. Gli agostiniani vennero espulsi dal loro monastero nel 1863 ma solo tre anni dopo l'imperatore Massimiliano permise loro di ritornarvi.

Tuttavia quando le forze politiche liberali tornarono al potere, i monaci vennero nuovamente espulsi. Da allora la chiesa e il convento ebbero destini diversi. La piazza di sant'Agostino, il cui nome originario era Plaza Ignacio Comonfort, fu realizzata sull'area di un preesistente cimitero.

La Vergine di Socorro viene venerata con una immagine che venne donata ai monaci agostiniani da San Tommaso de Villanueva, arcivescovo di Valencia, prima della sua morte avvenuta nel 1565. Uno dei luoghi meglio conservati di questa chiesa è una cappella laterale, posta accanto alla sacrestia, la cui volta e le cui pareti sono coperte da dipinti di illustri personaggi del tempo della Nuova Spagna realizzati dal pittore Javier Tapia.