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PITTORI: Maestro di San Luis

Agostino e il bambino sulla spiaggia

Agostino e il bambino sulla spiaggia

 

 

MAESTRO DI SAN LUIS

1650-1690

San Luis Tehuiloyocan, chiesa di San Luigi

 

Agostino e il bambino sulla spiaggia

 

 

 

Il quadro di autore sconosciuto ritrae sant'Agostino nel suo studio. Il santo è ritto in piedi a figura intera e indossa i suoi paramenti episcopali. Con la mano sinistra regge un lungo ed esile bastone pastorale e in testa porta una preziosa mitra. Il suo volto è stato realizzato in modo ingenuo e provinciale con una scarsa capacità di rendere la fierezza e la maturità dello sguardo. Tre dita della mano destra accennano a una benedizione o anche a una richiesta di attenzione da parte del fedele.

Dietro il santo c'è un tavolo dove è stato deposto un libro aperto, mentre ai suoi piedi c'è inginocchiato un giovane fanciullo che volge il suo sguardo verso l'imponente figura del santo. La sua presenza ricorda un celebre episodio leggendario dove si narra dell'incontro di Agostino con un bambino in riva al mare, che sta cercando di riempire una buca nella sabbia con l'acqua marina.

Questa leggenda è stata studiata da L. Pillion in La Légende de s. Jérome in Gazette des Beaux-Arts del 1908. L'episodio che godrà di molta fortuna nella iconografia agostiniana riprende un testo della Lettera apocrifa a Cirillo che avrebbe scritto lo stesso Agostino.

In un passo Agostino ricorda una rivelazione divina con queste parole: "Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum ?".

Questa leggenda sulla Trinità soppiantò ben presto la leggenda della Vedova che trattava dello stesso argomento della Trinità. L'origine di questa tematica iconografica non proverrebbe dunque dalla agiografia medioevale quanto piuttosto dalla predicazione. P. Antonio Iturbe Saìz ha a sua volta proposto una possibile ricostruzione della sua origine: nel secolo XIII si scrivevano "exempla" per i predicatori e in uno di questi apparve questa leggenda applicata a un professore di scolastica di Parigi con un fine chiaramente morale: criticare la alterigia e la superbia dei teologi.

L'episodio descritto in questa leggenda è abbastanza noto: Agostino, grande indagatore del mistero della Trinità, un giorno passeggiava per una spiaggia quando incontrò un bambino-angelo che con un secchiello prendeva dell'acqua di mare e la versava in una piccola cavità nella sabbia.

Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino avrebbe risposto che voleva porre tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ciò era impossibile, il bambino avrebbe replicato che così come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca allo stesso modo era impossibile che i misteri di Dio e della SS. Trinità entrassero nella sua piccola testa di uomo.