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PITTORI: Maestro di Bogotà

Agostino medita il mistero della Trinità

Agostino medita il mistero della Trinità

 

 

MAESTRO DI BOGOTA'

1650-1690

Bogotá, Museo del Chicó

 

Agostino medita il mistero della Trinità

 

 

 

L'anonimo artista ha rappresentato Agostino a mezzo busto nelle sue vesti episcopali, mentre è intento a meditare sul mistero della Trinità. Che si tratti proprio della Trinità è suggerito dalla presenza di un bambino in basso a destra ignudo che impugna un cucchiaio mentre volge lo sguardo verso Agostino meditabondo.

La sua presenza ricorda un celebre episodio leggendario che vede protagonista proprio Agostino. Questa leggenda è stata studiata da L. Pillion in La Légende de S. Jérome in Gazette des Beaux-Arts del 1908. L'episodio che ha goduto di molta fortuna nella iconografia agostiniana riprende un testo della Lettera apocrifa a Cirillo che avrebbe scritto lo stesso Agostino. In un passo Agostino ricorda una rivelazione divina con queste parole: "Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum ?".

La leggenda era in circolazione forse già nel XIII secolo, sotto forma di exemplum, in uno scritto di Cesare d'Heisterbach (cfr. H. I. Marrou, Saint Augustin et l'ange, une légende médioévale, in l'Homme devant Dieu, Mélanges offerts au P. de Lubac, II, 1964, 137-149). Secondo Roland Kany [Il pensiero trinitario di Agostino] l'episodio, prima che fosse associato esclusivamente ad Agostino, venne utilizzato in modo simile anche con altri teologi. Secondo Kany il legame con Agostino fu creato dal canonico agostiniano Tommaso da Cantimpré intorno al 1260. La narrazione leggendaria si trova per la prima volta nel Catalogus Sanctorum del vescovo Petrus de Natalibus intorno al 1370 e successivamente divenne un elemento distintivo delle biografie agostiniane e degli episodi leggendari attribuiti al santo.

Questa leggenda sulla Trinità soppiantò ben presto la leggenda della Vedova che trattava dello stesso argomento della visione della Trinità. L'origine di questa tematica iconografica non proverrebbe dunque dalla agiografia medioevale quanto piuttosto dalla predicazione. P. Antonio Iturbe Saìz ha a sua volta proposto una possibile ricostruzione della sua origine: nel secolo XIII si scrivevano "exempla" per i predicatori e in uno di questi apparve questa leggenda applicata a un professore di scolastica di Parigi con un fine chiaramente morale: criticare la alterigia e la superbia dei teologi.

Ma come poi tutto ciò fu collegato ad Agostino? Una spiegazione sta nella diffusione del testo di un apocrifo in cui san Gerolamo discute con Agostino sulle capacità umane di comprendere il mistero divino della Trinità. In ogni caso la prima volta che si incontra questa leggenda applicata ad Agostino corre nell'anno 1263, dove viene citata nel Bonum universale de proprietatihus apum del domenicano belga Tommaso di Cantimpre, il quale ambientö la vicenda sulla spiaggia di Ippona, «in tempore quo beatus Augustinus librum de Trinitate composuit.»

 

L'episodio descritto in questa leggenda è abbastanza noto: Agostino, grande indagatore del mistero della Trinità, un giorno passeggiava per una spiaggia quando incontrò un bambino-angelo che con un secchiello prendeva dell'acqua di mare e la versava in una piccola cavità nella sabbia. Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino avrebbe risposto che voleva porre tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ciò era impossibile, il bambino avrebbe replicato che così come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca allo stesso modo era impossibile che i misteri di Dio e della SS. Trinità entrassero nella sua piccola testa di uomo.

Ciò detto sparì, lasciando il grande filosofo interdetto e confuso. La scritta in basso Magne Pater Augustinus ci ricorda il soggetto del quadro, che ha la testa circondata dal nimbo dei santi e indossa le vesti episcopali. Sulla spalla sinistra ha appoggiato un elegante e robusto bastone pastorale, mentre con la mano sinistra regge un libro appoggiandosi al piano di una scrivania. Il braccio sinistro è alzato e con la mano regge il mento di un Agostino decisamente meditabondo e tutto assorto nei suoi pensieri.

Il suo volto ha aspetto ancora giovanile, con i lineamenti abbozzati, ma efficaci nel delineare la faccia del santo.