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Agostino e il mistero della Trinità
MAESTRO DI CALI'
1720-1780
Cali, Museo Archeologico La Merced
Agostino e il mistero della Trinità
L'anonimo pittore ha dipinto Agostino con la tecnica a olio su una lastra di rame e zinco. Il santo è seduto su una semplice sedia con alle spalle una struttura architettonica che ricorda la presenza di un altare. Ai suoi piedi sono deposti un libro voluminoso chiuso con sopra la mitra.
Agostino indossa la tunica nera dei monaci agostiniani che seguono la sua. Questo particolare fa ipotizzare che, in assenza di donatori o dediche, l'opera sia stata commissionata da qualche monastero agostiniano. La scena proposta dall'artista vuole esaltare il desiderio di Agostino di conoscere il mistero della Trinità. Questa gli appare sotto forma di triangolo luminoso, tipico simbolo geometrico che ne descrive le caratteristiche. Agostino studiò e indagò a lungo questo mistero cristiano e alla fine produsse un celeberrimo libro, il De Trinitate, nelle cui pagine affronta con un tortuoso e lungo viaggio spirituale l'esperienza di avvicinarsi il più possibile alla comprensione di tale mistero.
Lo scopo del De Trinitate è rendere ragione, per quanto è possibile, del fatto che la Trinità è un solo Dio e che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono di una sola e medesima sostanza. I libri I-IV intendono innanzitutto mostrare che questo è il contenuto della fede nella Trinità, sulla base dell'autorità delle Scritture. I libri V-VII quindi formulano il dogma evitando gli errori opposti del triteismo (secondo cui il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sarebbero tre dèi) e del modalismo (secondo cui essi sarebbero soltanto manifestazioni estrinseche di un unico essere divino). Agostino si serve a tal fine della dottrina aristotelica delle categorie. Di Dio possiamo dire che è sostanza (substantia) o essenza (essentia); anzi, Egli "è" nel senso più vero del termine, perché è immutabile. Proprio perché immutabile, il Lui non vi sono accidenti; le sue perfezioni (bontà, giustizia, ecc.) si predicano dunque secondo la sostanza, cioè si identificano con il suo stesso essere. Non tutto ciò che si predica in Dio, tuttavia, si predica secondo la sostanza. Alcune cose si predicano in Dio secondo la relazione. È il caso dei nomi "Padre", "Figlio" e "Spirito Santo", che indicano appunto non la sostanza di Dio, ma le relazioni che sussistono in Lui. Il Padre è tale non in se stesso, ma in relazione al Figlio, e viceversa. Anche nomi come "principio" e "Signore" sono predicati di Dio secondo la relazione: essi fanno riferimento non all'essenza di Dio, ma alle sue relazioni nei confronti delle creature, o meglio alle relazioni che le creature intrattengono con Lui.