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Agostino tra il sangue di Cristo e il latte della Vergine
MAESTRO DI CALI'
1700-1780
Calì, Cattedrale di san Pietro
Agostino tra il sangue di Cristo e il latte della Vergine
La tela di ignoto autore propone una scena che troviamo presente nella iconografia leggendaria agostiniana. L'episodio che viene descritto nasce probabilmente sotto forma devozionale in Italia e trae spunto da passi delle meditazioni di Agostino. In questa circostanza il santo è presentato innanzi al Cristo crocefisso ed alla Vergine, mentre, pregando, si domanda: "Hinc a vulnere pascor", e, volgendosi verso Maria, soggiunge: "Hinc lactor ab Ubere", concludendo: "Positus in medio quod me vertere nescio, Dicam ergo Jesu Maria miserere". L'episodio fu probabilmente codificato definitivamente da un passo della S. Aurelii Augustini Hipponensis episcopi et S. R. E. doctoris vita di Cornelius Lancelotz (1574-1622) O.S.A. edito ad Anversa nel 1616. Lancillottus scrive, riportando parole apocrife di Agostino: "Positus in medio quo me vertam nescio. Hinc pascor a vulnere, hinc lactor ab ubere." La medesima scritta fu riportata da Francesco Francia e poi da Kartarius, un incisore nativo di Viterbo, che lavorò a Roma fra il 1560 e il 1570, nella sua stampa della Vita di Agostino edita nel 1570.
Nel quadro Agostino è inginocchiato dinanzi alla Vergine e a Cristo, a cui offre il proprio cuore fiammante. Il Cristo porta la mano destra al costato ferito da cui fuoriesce un fiotto di sangue che va a cadere sul cuore fiammante. La Vergine dal seno destro fa uscire un getto di latte che va a colpire anch'esso il cuore che Agostino sta offrendo. Il santo indossa i paramenti episcopali ed ha lo sguardo devotamente rivolto a Cristo. Ai suoi piedi due angioletti reggono con entrambe le mani la mitra e il bastone pastorale, simboli della sua dignità episcopale. Altri angeli a mezzo busto assistono alla scena sia a livello di Cristo e della Vergine, sia al piano superiore dove appare la figura di Iddio Padre che regge il mondo assieme alla presenza della colomba dello Spirito santo. Un triangolo alle spalle di Dio simbolizza la presenza della Trinità.
Al livello inferiore Agostino con la mano sinistra accarezza e accompagna un modello di chiesa. In pedice alla scena una scritta ricorda il probabile committente dell'opera: un certo Angel Belarde i Bustamante del Consiglio di Sua Maestà.
La struttura originale della cattedrale di Calì venne completata nel 1841, ma i vari terremoti che avvennero successivamente hanno causato gravi danni all'edificio. L'attuale cattedrale è stata ricostruita nel 1925. Progettata in stile neoclassico è dedicata a San Pietro. Straordinaria è l'immagine di Cristo caduto in una delle nicchie laterali che simboleggiano la sofferenza di Gesù per i peccati dell'umanità. Questa immagine viene portata in processione una volta all'anno il Venerdì Santo.