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PITTORI: Maestro messicano

Conversione di Agostino

Conversione di Agostino

 

 

MAESTRO MESSICANO

1700-1730

Città del Messico, Museo del Carmen

 

Conversione di Agostino

 

 

 

La tela, dipinta a olio, è opera di un artista sconosciuto. L'opera è attualmente conservata nel Museo del Carmen che occupa gli spazi della chiesa e del convento omonimo. I monaci carmelitani lo edificarono fra il 1615 e il 1618, mentre la chiesa fu costruita fra il 1624 e il 1626. L'intera struttura dedicata a sant'Angelo fu una sede di formazione dei carmelitani. L'esposizione permanente del museo ruota attorno a 80 opere. La collezione del museo comprende opere di nuovi artisti spagnoli come Luis Juárez, Juan Correa, Cristóbal de Villalpando, Juan Becerra e Miguel Cabrera oltre ad altri pittori meno noti.

L'opera in questione narra un episodio della vita di Agostino e precisamente il momento della conversione con il celebre episodio narrato nelle Confessioni del tolle lege. L'impostazione scenografica riprende in parte il prototipo introdotto da Bolswert con le sue stampe seicentesche. Il pittore ha raffigurato in effetti principalmente la scena che vede protagonista Agostino sotto un albero di fico. Il santo ha le mani e le braccia allargate in segno di accoglienza con lo sguardo rivolto verso l'alto. Sul balcone sta ritto in piedi un giovane, forse Alipio. Sullo sfondo un rigoglioso giardino con una fontana zampillante e filari d'alberi riescono a dare al dipinto una profondità di campo notevole. Sulla sinistra un grande edificio si affaccia negli spazi perimetrali del giardino.

Agostino nelle Confessioni (Confessioni 8, 12, 29) ricorda questo episodio con accorato sentimento: "Così parlavo e piangevo nell'amarezza sconfinata del mio cuore affranto. A un tratto dalla casa vicina mi giunge una voce, come di fanciullo o fanciulla, non so, che diceva cantando e ripetendo più volte: «Prendi e leggi, prendi e leggi». Mutai d'aspetto all'istante e cominciai a riflettere con la massima cura se fosse una cantilena usata in qualche gioco di ragazzi, ma non ricordavo affatto di averla udita da nessuna parte ... Tornai al luogo dove stava seduto Alipio e dove avevo lasciato il libro dell'Apostolo all'atto di alzarmi. Lo afferrai, lo aprii e lessi tacito il primo versetto su cui mi caddero gli occhi. Diceva: « Non nelle crapule e nelle ebbrezze, non negli amplessi e nelle impudicizie, non nelle contese e nelle invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non assecondate la carne nelle sue concupiscenze ... » Non volli leggere oltre né mi occorreva. Appena terminata infatti la lettura di questa frase, una luce, quasi, di certezza penetrò nel mio cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono."

 

Nel medioevo Jacopo da Varagine, nella sua Legenda Aurea, ritorna su questo episodio della vita del santo con questa parole: "E, come racconta nelle Confessioni, recatosi in giardino, si mise sotto una pianta a piangere amaramente, e diceva: - Quanto tempo ancora? Quanto ancora? Domani, domani ! ancora un po' di tempo. Ed era desolato di non sapersi decidere o a restare nel mondo o a consacrarsi a Dio."