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Madonna con il Bambino in trono fra san Giovanni Evangelista e sant'Agostino
MAESTRO DI RIMINI
1350-1370
Rimini, chiesa di sant'Agostino
Madonna con il Bambino in trono fra san Giovanni Evangelista e sant'Agostino
L'attuale critica attribuisce gli affreschi alla bottega dei fratelli Giovanni, Giuliano e Zangolo. Nella parete di fondo dell'abside, in alto, vi è una maestosa raffigurazione di Cristo in trono fra i santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista; nel registro inferiore è raffigurata la Madonna con il Bambino; nel registro più basso compare la scena del Noli me tangere. Nella parete sinistra sono rappresentate le storie apocrife di san Giovanni Evangelista e a destra ancora quelle dell'apostolo e di sant'Agostino.
Il soffitto, decorato dall'artista Vittorio Bigari, evidenzia le virtù teologali e cardinali tra i santi Giovanni Evangelista, Agostino e Nicola da Tolentino.
Gli affreschi, le tavole e i cicli pittorici realizzati dai maestri della scuola riminese rispondono a una profonda esigenza religiosa, ma al contempo riflettono anche un certo gusto per la bellezza e l'eleganza, combinando la spiritualità cristiana con un'interpretazione più naturale e umana della figura sacra.
Si arriva così al Sepolcro del beato Alberto Marvelli costruito nel 2004, sopra il quale è collocato un affresco appartenente alla scuola riminese del Trecento e raffigurante La Madonna con il Bambino in trono fra San Giovanni Evangelista e Sant'Agostino.
La chiesa di sant'Agostino è la più grande della città e della Diocesi di Rimini. Fu voluta dall'Ordine degli Eremitani di sant'Agostino, giunti in città intorno alla metà del Duecento. In un'epoca in cui molti ordini mendicanti, come Francescani e Domenicani, si stavano diffondendo nei centri urbani, anche gli Agostiniani cercarono di penetrare in Rimini, una città allora in piena espansione economica e culturale. La costruzione della chiesa iniziò intorno al 1256, con il sostegno della comunità cittadina e anche della nobile famiglia dei Malatesta. La chiesa fu inizialmente dedicata a san Giovanni Evangelista, ma in seguito assunse la denonimnazione di sant'Agostino, in onore del santo fondatore dell'ordine. La posizione scelta, a ridosso delle mura medievali, rifletteva la volontà degli Agostiniani di inserirsi nel tessuto urbano. La chiesa divenne presto un importante centro religioso e culturale, cui fu associato un convento e una ricca biblioteca. L'interno della chiesa è stato completamente trasformato durante i lavori settecenteschi che hanno trasformato, secondo un linguaggio tipicamente "barocco", l'originario impianto medievale. Durante il terremoto del 1916 è riaffiorato nelle pareti dell'abside, proprio sotto gli stucchi barocchi, uno straordinario ciclo pittorico della cosiddetta “scuola riminese del Trecento”, in cui l'influenza di Giotto, attivo a Rimini negli ultimi anni del Duecento, si coniuga con la memoria di una più antica cultura adriatico-orientale di origine bizantina. Anche nel campanile sono riaffiorati degli affreschi della stessa mano che raffigurano scene della vita di Maria. La scuola riminese del Trecento rappresenta uno dei momenti più alti della produzione artistica della città, sviluppatasi in un periodo di transizione tra il Gotico e il Rinascimento. Il principale esponente di questa corrente artistica fu Giovanni da Rimini, un pittore che operò tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento. La sua arte si caratterizza per una ricerca espressiva attenta delle figure, che, pur mantenendo un rigore stilistico medievale, si caricano di una sensibilità umana e di una profondità emotiva inusuali per l'epoca. Oltre a Giovanni, altri pittori come Neri da Rimini, Giuliano da Rimini, il Maestro dell'Arengo, Giovanni Baronzio, il Maestro di Tolentino, Giacomo da Varignana e Francesco da Rimini contribuirono allo sviluppo della scuola, rendendo Rimini un centro artistico di grande rilevanza nel panorama italiano.
Appena entrati sulla sinistra è situata la statua di San Guglielmo d'Aquitania (1755 c.) realizzata da Carlo Sarti; al di sotto di essa si trova un cenotafio dedicato a Jano Planco (1775), medico ed anatomista riminese e grande erudito. A seguire, si trova una tela di Giovan Battista Costa che raffigura il Miracolo di San Giovanni da Facondo (1724). Al centro della navata è posta una tela (copia ottocentesca) di un dipinto di Jacopo Palma raffigurante una Natività, contornata da un pannarone sorretto da angeli dipinto su tela di Giuseppe Marchesi detto il Sansone (1725). Di seguito, sopra all'entrata laterale è collocata la Cantoria (1777) su disegno di Gaetano Stegani, sulla quale è posta una tela raffigurante I Santi Monica e Nicola da Tolentino, di pittore bolognese del XVIII secolo. Avvicinandosi al presbiterio, si trova la tela dipinta da Bernardino Chioppi raffigurante San Giovanni Nepomuceno (1737) collocata in un'ancona lignea del secolo XVIII. La parete si conclude con una statua del maestro Carlo Sarti che raffigura San Prospero (1755).