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Don Lorenzo Molteni

Don Lorenzo a Milano il giorno dell'ordinazione sacerdotale (2026)

Don Lorenzo a Milano il giorno dell'ordinazione sacerdotale

 

 

MEMORIA DI SANT'AGOSTINO

Chiesa Parrocchiale di Cassago

Venerdì 28 agosto 2026

 

omelia di don Lorenzo Molteni

 

 

 

Ci troviamo oggi di fronte ad un gigante. Agostino è stato un grande filosofo, un grande teologo, un grande pastore, un grande uomo. Benedetto XVI, grande studioso di Agostino, così ne ha parlato in una delle sue udienze dedicate ai padri della Chiesa: «Vorrei parlare oggi del più grande Padre della Chiesa latina: sant'Agostino. […] Di rado una civiltà ha trovato uno spirito così grande». Ci troviamo di fronte ad una figura che, pur essendo vissuta più di 1600 anni fa, ha saputo e sa anche oggi interpellare ogni uomo e ogni nuova generazione. Ma a cosa deve questa sua grandezza Agostino? Si potrebbe certamente stare qui ore per rispondere a questa domanda. Vorrei tentare una via di risposta. Credo che uno dei motivi – certo non l'unico, ma uno dei più rilevanti – per cui Agostino è considerato così grande sia il fatto che egli ha preso sempre sul serio la propria umanità. Agostino è profondamente umano e, in questa sua umanità, è profondamente credibile perché non ha mai accettato nella sua vita risposte che fossero solo teorie. Ha dovuto sperimentare tutte le possibilità, alla ricerca di quella verità che potesse corrispondere al desiderio che si portava dentro. Solo una cosa non ha mai fatto: non si è mai accontentato. La ricerca della verità bruciava in lui con troppa passione perché egli potesse accontentarsi. Ha dovuto cercare, cercare per tutta la vita senza mai smettere di interrogarsi sulla verità che potesse saziare il suo cuore. Persino la sua filosofia e la sua teologia non nascono a tavolino, non sono solo teorie, ma sono sofferte e maturate lungo questo cammino di profonda e appassionata ricerca della verità.

E questo risulta evidente dal racconto della sua vita, racchiuso in quel libro magnifico che sono le Confessioni. È un testo a cui sono molto affezionato, perché, oltre alla Scrittura ovviamente, è il libro dove meglio ho trovato descritto che cosa è la condizione umana, questa condizione di ricerca continua, questa condizione di instancabile desiderio e amore per la verità e per la pace. È un libro che parla di lui, ma è un libro che parla di noi. «Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te». Ecco cosa sono le Confessioni: la maturazione sofferta in una vita di questa coscienza. «Ci hai fatti per Te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te».

La Provvidenza ha voluto che oggi, proprio nella memoria di sant'Agostino, la liturgia ci proponesse un brano di vangelo che sembra fatto apposta. Racconta dell'incontro con Gesù dei primi discepoli e mi sembra poter illuminare ciò che abbiamo detto finora. Questi due discepoli, spinti dall'affermazione di Giovanni Battista - «Ecco l'agnello di Dio» - iniziano a seguire Gesù. E c'è allora quel dialogo bellissimo tra Gesù e i due discepoli. Innanzitutto «Che cosa cercate?». Gesù che si interessa della ricerca dell'uomo, di quella ricerca di cui Agostino ha fatto il tutto della propria vita. «Maestro, dove dimori?» Non “insegnaci qualcosa”, non “parlaci della tua filosofia”, no. «Dove dimori?», cioè “vogliamo restare con te”, “vogliamo conoscere te”. E quella risposta bellissima: «Venite e vedrete». Gesù non insegna loro una dottrina, non dà loro una morale, no! Propone loro un'esperienza! Venite dietro a me e vedrete! Non si può seguire Gesù una volta convinti di una serie di dottrine, ma è solo seguendo Lui che si può riconoscerlo come verità! È implicandosi con Lui, implicando la propria libertà, che lo si può riconoscere! E questo è l'inizio di quella stupenda avventura che porterà quei discepoli a seguirlo per tutta la vita. Anche loro, come Agostino (e come ciascuno di noi), cercavano la verità per la propria vita, qualcosa che corrispondesse a ciò che avevano nel cuore. E quello è stato l'inizio di un'avventura in cui, giorno per giorno, hanno potuto verificare se quell'uomo che avevano incontrato era ciò che stavano cercando. L'inizio di un'avventura che mai avrebbero potuto immaginare. Tanto che, una volta anziani, scrivendo il vangelo, si sono ricordati persino l'ora: «Erano circa le quattro del pomeriggio».

Ma questo è ciò che ha vissuto anche Agostino, nell'incontro con la Chiesa. Lui, in costante ricerca della verità, attraverso l'incontro con la Chiesa (in varie figure, da sua madre Monica al nostro padre Ambrogio, passando per Simpliciano e tanti altri), ha incontrato Cristo. E lungo tutta la sua vita ha approfondito questo suo incontro. È lo stesso meccanismo dei primi discepoli: una ricerca, un incontro, un'esperienza di vita per approfondire questo incontro.

E questo è il modo con cui anche oggi, dopo 2000 anni, Cristo vuole incontrare noi. Anche noi oggi incontriamo Gesù in questo modo: prendendo sul serio la nostra umanità e la ricerca della verità che ci urge nel cuore. E, proprio come per il santo di Ippona, il territorio di questa ricerca non può che essere la vita, l'esperienza di tutti i giorni. È lì che, in ogni istante, Cristo ci chiama alla relazione con sé.

E, incontrandolo, proprio come Agostino scopriremo che Lui per primo ha sempre desiderato e desidera incontrare noi. È la sua grazia che ci precede sempre, è Lui che, sempre, per primo ci viene incontro. Come descrive benissimo la preghiera più bella che troviamo proprio nelle Confessioni: «Tardi t'amai, bellezza così antica e così nuova, tardi t'amai! Ed ecco, tu eri dentro me ed io fuori di me ti cercavo e mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, ed io non ero con te».

Il Signore conceda anche a noi di vivere così.

Sia lodato Gesù Cristo!