Percorso : HOME > Scriptorium > Capitolo Generale Agostiniani: 28 agosto 2013

Papa Francesco: Sant'Agostino

Papa Francesco con il Priore Generale p. Robert Prevost

Papa Francesco con il Priore Generale p. Prevost

 

 

 

OMELIA NELLA FESTIVITA' DI SANT'AGOSTINO DI IPPONA

di papa Francesco

 

 

 

Testo integrale della predica di papa Francesco, pronunciato mercoledý 28 agosto nel corso della SS. Messa per l'apertura del Capitolo Generale Agostiniano a Roma.

 

 

 

"Ci hai fatti per Te e inquieto Ŕ il nostro cuore finchÚ non riposa in te." (Le Confessioni, I, 1, 1).

Con queste parole, diventate celebri, sant'Agostino si rivolge a Dio nelle Confessioni, e in queste parole c'Ŕ la sintesi di tutta la sua vita. "Inquietudine".

Questa parola mi colpisce e mi fa riflettere. Vorrei partire da una domanda: quale inquietudine fondamentale vive Agostino nella sua vita? O forse dovrei piuttosto dire: quali inquietudini ci invita a suscitare e a mantenere vive nella nostra vita questo grande uomo e santo? Ne propongo tre: l'inquietudine della ricerca spirituale, l'inquietudine dell'incontro con Dio, l'inquietudine dell'amore.

 

1. La prima: l'inquietudine della ricerca spirituale. Agostino vive un'esperienza abbastanza comune al giorno d'oggi: abbastanza comune tra i giovani d'oggi. Viene educato dalla mamma Monica nella fede cristiana, anche se non riceve il Battesimo, ma crescendo se ne allontana, non trova in essa la risposta alle sue domande, ai desideri del suo cuore, e viene attirato da altre proposte.

Entra allora nel gruppo dei manichei, si dedica con impegno ai suoi studi, non rinuncia al divertimento spensierato, agli spettacoli del tempo, intense amicizie, conosce l'amore intenso e intraprende una brillante carriera di maestro di retorica che lo porta fino alla corte imperiale di Milano.

Agostino Ŕ un uomo "arrivato", ha tutto, ma nel suo cuore rimane l'inquietudine della ricerca del senso profondo della vita; il suo cuore non Ŕ addormentato, direi non Ŕ anestetizzato dal successo, dalle cose, dal potere. Agostino non si chiude in se stesso, non si adagia, continua a cercare la veritÓ, il senso della vita, continua a cercare il volto di Dio.

Certo commette errori, prende anche vie sbagliate, pecca, Ŕ un peccatore; ma non perde l'inquietudine della ricerca spirituale. E in questo modo scopre che Dio lo aspettava, anzi, che non aveva mai smesso di cercarlo per primo. Vorrei dire a chi si sente indifferente verso Dio, verso la fede, a chi Ŕ lontano da Dio o l'ha abbandonato, anche a noi, con le nostre "lontananze" e i nostri "abbandoni" verso Dio, piccoli, forse, ma ce ne sono tanti nella vita quotidiana: guarda nel profondo del tuo cuore, guarda nell'intimo di te stesso, e domandati: hai un cuore che desidera qualcosa di grande o un cuore addormentato dalle cose? Il tuo cuore ha conservato l'inquietudine della ricerca o l'hai lasciato soffocare dalle cose, che finiscono per atrofizzarlo? Dio ti attende, ti cerca: che cosa rispondi? Ti sei accorto di questa situazione della tua anima? Oppure dormi? Credi che Dio ti attende o per te questa veritÓ sono soltanto "parole"?

 

2. In Agostino Ŕ proprio questa inquietudine del cuore che lo porta all'incontro personale con Cristo, lo porta a capire che quel Dio che cercava lontano da sÚ, Ŕ il Dio vicino ad ogni essere umano, il Dio vicino al nostro cuore, pi¨ intimo a noi di noi stessi (cfr ibid., III, 6, 11). Ma anche nella scoperta e nell'incontro con Dio, Agostino non si ferma, non si adagia, non si chiude in se stesso come chi Ŕ giÓ arrivato, ma continua il cammino.

L'inquietudine della ricerca della veritÓ, della ricerca di Dio, diventa l'inquietudine di conoscerlo sempre di pi¨ e di uscire da se stesso per farlo conoscere agli altri. E' proprio l'inquietudine dell'amore. Vorrebbe una vita tranquilla di studio e di preghiera, ma Dio lo chiama ad essere Pastore ad Ippona, in un momento difficile, con una comunitÓ divisa e la guerra alle porte.

E Agostino si lascia inquietare da Dio, non si stanca di annunciarlo, di evangelizzare con coraggio, senza timore, cerca di essere l'immagine di Ges¨ Buon Pastore che conosce le sue pecore (cfr Gv 10, 14), anzi, come amo ripetere, che "sente l'odore del suo gregge", ed esce a cercare quelle smarrite. Agostino vive quello che san Paolo indica a Timoteo e a ciascuno di noi: annuncia la parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, annuncia il Vangelo con il cuore magnanimo, grande (cfr 2 Tm 4, 2) di un Pastore che Ŕ inquieto per le sue pecore.

Il tesoro di Agostino Ŕ proprio questo atteggiamento: uscire sempre verso Dio, uscire sempre verso il gregge ... E' un uomo in tensione, tra queste due uscite; non "privatizzare" l'amore ... sempre in cammino! Sempre in cammino, diceva Padre, Lei. Sempre inquieto!

E questa Ŕ la pace dell'inquietudine.

Possiamo domandarci: sono inquieto per Dio, per annunciarlo, per farlo conoscere? O mi lascio affascinare da quella mondanitÓ spirituale che spinge a fare tutto per amore di se stessi?

Noi consacrati pensiamo agli interessi personali, al funzionalismo delle opere, al carrierismo. Mah, tante cose possiamo pensare ... Mi sono per cosý dire "accomodato" nella mia vita cristiana, nella mia vita sacerdotale, nella mia vita religiosa, anche nella mia vita di comunitÓ, o conservo la forza dell'inquietudine per Dio, per la sua Parola, che mi porta ad "andare fuori", verso gli altri?

 

3. E veniamo all'ultima inquietudine, l'inquietudine dell'amore. Qui non posso non guardare alla mamma: questa Monica! Quante lacrime ha versato quella santa donna per la conversione del figlio! E quante mamme anche oggi versano lacrime perchÚ i propri figli tornino a Cristo!

Non perdete la speranza nella grazia di Dio! Nelle Confessioni leggiamo questa frase che un vescovo disse a santa Monica, la quale chiedeva di aiutare suo figlio a ritrovare la strada della fede: "Non Ŕ possibile che un figlio di tante lacrime perisca" (III, 12, 21).

Lo stesso Agostino, dopo la conversione, rivolgendosi a Dio, scrive: "per amore mio piangeva innanzi a te mia madre, tutta fedele, versando pi¨ lacrime di quante ne versino mai le madri alla morte fisica dei figli" (ibid., III, 11, 19). Donna inquieta, questa donna, che, alla fine, dice quella bella parola: cumulatius hoc mihi Deus praestitit! [il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente] (ibid., IX, 10, 26). Quello per cui lei piangeva, Dio glielo aveva dato abbondantemente! E Agostino Ŕ erede di Monica, da lei riceve il seme dell'inquietudine.

Ecco, allora, l'inquietudine dell'amore: cercare sempre, senza sosta, il bene dell'altro, della persona amata, con quella intensitÓ che porta anche alle lacrime. Mi vengono in mente Ges¨ che piange davanti al sepolcro dell'amico Lazzaro, Pietro che, dopo aver rinnegato Ges¨ ne incontra lo sguardo ricco di misericordia e di amore e piange amaramente, il Padre che attende sulla terrazza il ritorno del figlio e quando Ŕ ancora lontano gli corre incontro; mi viene in mente la Vergine Maria che con amore segue il Figlio Ges¨ fino alla Croce.

Come siamo con l'inquietudine dell'amore? Crediamo nell'amore a Dio e agli altri? O siamo nominalisti su questo? Non in modo astratto, non solo le parole, ma il fratello concreto che incontriamo, il fratello che ci sta accanto! Ci lasciamo inquietare dalle loro necessitÓ o rimaniamo chiusi in noi stessi, nelle nostre comunitÓ, che molte volte Ŕ per noi "comunitÓ-comoditÓ"?

A volte si pu˛ vivere in un condominio senza conoscere chi ci vive accanto; oppure si pu˛ essere in comunitÓ, senza conoscere veramente il proprio confratello: con dolore penso ai consacrati che non sono fecondi, che sono "zitelloni". L'inquietudine dell'amore spinge sempre ad andare incontro all'altro, senza aspettare che sia l'altro a manifestare il suo bisogno. L'inquietudine dell'amore ci regala il dono della feconditÓ pastorale, e noi dobbiamo domandarci, ognuno di noi: come va la mia feconditÓ spirituale, la mia feconditÓ pastorale?

Chiediamo al Signore per voi, cari Agostiniani, che iniziate il Capitolo Generale, e per noi tutti, che conservi nel nostro cuore l'inquietudine spirituale di ricercarlo sempre, l'inquietudine di annunciarlo con coraggio, l'inquietudine dell'amore verso ogni fratello e sorella.

Cosý sia.