Contenuto
Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Seicento: Ferri CiroPITTORI: Ferri Ciro
Maddalena de' Pazzi in preghiera con la Vergine ed Agostino
FERRI CIRO
1676-1679
Roma, Gabinetto Disegni e Stampe, Fondo Corsini
Maddalena de' Pazzi in preghiera con la Vergine ed Agostino
Il disegno di Ciro Ferri presenta una immagine stilizzata di uno studio che riguarda Maddalena de' Pazzi mentre è inginocchiata in preghiera davanti alla Vergine. In alto a destra appare fra le nuvole la figura di sant'Agostino, a cui la santa era particolarmente devota. L'opera è collocata nella Biblioteca Corsini; Gabinetto Disegni e Stampe, Fondo Corsini; volume; 157G2.
Il foglio misura mm. 226 x 150e l'autore per realizzare il disegno ha utilizzato la tecnica della penna con inchiostro bruno.
Maddalena de' Pazzi fu una suora carmelitana italiana, nata a Firenze nel 1566 e morta nel 1607. Fu beatificata da Urbano VII nel 1626 e canonizzata da Clemente IX nel 1699. E' patrona di Firenze e la sua festa si celebra il 29 maggio. La sua missione ricorda per molti versi quella di santa Caterina: grande fu il suo amore per Cristo e la Chiesa, che si nutriva del profondo insegnamento teologico della Bibbia, di sant'Agostino e di santa Caterina. Suoi pilastri furono il mistero della incarnazione e le opere dello Spirito Santo.
Maria Maddalena de' Pazzi nasce nel 1566 e appartiene alla casata de' Pazzi, potenti (e violenti) per generazioni a Firenze, e ancora autorevoli alla sua epoca. Battezzata con il nome di Caterina, a 16 anni entra nel monastero carmelitano di Santa Maria degli Angeli in Firenze e come novizia prende il nome di Maria Maddalena. Nel maggio 1584 soffre di una misteriosa malattia che le impedisce di stare coricata. Al momento di pronunciare i voti, devono portarla davanti all'altare nel suo letto. Da questo momento vivrà diverse estasi, che si succederanno per molti anni. Le descrivono cinque volumi di manoscritti, opera di consorelle che registravano gesti e parole sue in quelle ore. Più tardi le voci dall'alto le chiedono di promuovere la «rinnovazione della Chiesa» (iniziata dal Concilio di Trento con i suoi decreti), esortando e ammonendo le sue gerarchie. Scrive così a papa Sisto V, ai cardinali della curia; e tre lettere manda ad Alessandro de' Medici, arcivescovo di Firenze, predicendogli il suo breve pontificato. La mistica morirà nel 1607 dopo lunghe malattie.
A eccezione di tre lettere, Maddalena non scrisse nulla di proprio pugno. Ma perché i suoi confessori volevano determinare se l'origine di questi fenomeni era divina o no, non volendo le suore "lassar perdere nessuna" delle sue parole, fu costretta a conferire tutto quello che le accadeva ai superiori, tramite le monache, che scrivevano quello che lei diceva, fuori dell'estasi o durante le stesse esperienze mistiche. In tal modo furono raccolte sotto sua dettatura le relazioni delle sue esperienze mistiche che confluirono in quattro grossi volumi di manoscritti originali, le cosiddette "sue" opere, perché conservano le autentiche parole dei suoi discorsi, poiché lei stessa li riveduti, ridefiniti e corretti. Sono questi: (I) I Quaranta Giorni; (II) I Colloqui; (III) Revelatione e Intelligentie (o I otto giorni dello Spirito Santo); (IV) La Probatione - Renovatione della Chiesa.
L'8 giugno 1584 sperimentò visibilmente il dramma della Passione di Gesù e il 10 giugno ricevette in dono da Lui il suo cuore: a sua volta santa Maddalena Gli donò il proprio. Un giorno andò a rendere omaggio al corpo della Beata Maria Bagnesi, che era custodito nel monastero di S. Maria degli Angeli e improvvisamente guarì dalle sue malattie. Sotto la direzione di Suor Vangelista del Giocondo, maestra delle novizie, riprese la sua formazione dedicandosi allo studio della Scrittura, dei Padri della Chiesa (soprattutto sant'Agostino), e gli scritti dei Santi. Il 28 giugno ricevette per la prima volta le stigmate; chiese. Il 6 luglio ricevette la Corona di Spine, alla presenza di S. Caterina da Siena e di sant'Agostino e per tutta la vita porterà questo misterioso dolore in testa. La sera del 24 marzo, S. Agostino le scrisse nel cuore le parole: "Verbum caro factum est"; il 15 aprile ricevette le stigmate invisibili che le rimasero per tutta la vita, sant'Agostino scrisse nel suo cuore " Sanguis unionis ". E' appunto a questi episodi che il pittore si riferisce nella tessitura e composizione della sua tela. La Domenica in Albis del 28 aprile, sant'Agostino le scrisse infine nel cuore " Puritas coniunxit Verbum ad Mariam et Sponsum ad sponsam " e Gesù le donò l'anello delle nozze mistiche: tutti segni di un'unione perfetta con Cristo.
Ferri Ciro
Nato a Roma nel 1634, Ciro Ferri iniziò la sua attività sotto la guida di Pietro da Cortona. Fra le sue prime collaborazioni troviamo gli affreschi dipinti per il Palazzo del Quirinale fra il 1656 e il 1659 su commissione di papa Alessandro VII. Questi affreschi raffigurano una Storia di Ciro e l'Annunciazione. Ferri si dedicò anche alla scultura e fu attivo nel periodo di splendore del barocco. Con il suo maestro partecipò anche alla notevole serie di decorazioni di Palazzo Pitti a Firenze, realizzate fra il 1659 e il 1665, dove terminò la sala di Apollo e dipinse, su disegni del maestro, la sala di Saturno. Il capolavoro della sua attività pittorica resta la serie di affreschi dipinti per la Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo. Abbastanza nota è anche una sua pala d'altare in Sant'Ambrogio della Massima a Roma. Nel 1670, iniziò a dipingere la cupola di sant'Agnese in Agone a Roma, e in tale lavoro si imitò lo stile della cupola di sant'Andrea della Valle che era stata affrescata da Giovanni Lanfranco. La morte prematura non gli consentì di portare a termine l'affrescatura che fu comunque completata nel 1693 dal suo successore Sebastiano Corbellini. A Ferri viene attribuita anche una tela, che raffigura una Annunciazione dipinta tra il 1683 e il 1689, che oggi è conservata nell'omonima cappella della Collegiata di Valmontone, in provincia di Roma. Nella capitale eseguì gli affreschi nella cappella Gavotti in San Nicola da Tolentino, affrescò la cupola di S. Agnese a Piazza Navona e lasciò altre opere in San Marco, in Sant'Andrea al Quirinale e in Santa Prassede. Gli affreschi della villa Falconieri a Frascati sono tra le sue opere migliori.