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AFRICA ROMANA: Kerkouane

Kerkouane: resti di un santuario punico

Kerkouane: resti di un santuario punico

 

 

KERKOUANE

 

 

 

Città punica di Capo Bon, a 12 Km a nord di Kélibia, rappresenta un vero gioiello archeologico. Le sue vestigia sono molto varie e alquanto originali. Sotto il profilo architettonico, oltre ai resti di un grandioso santuario, si può ancora osservare una evidente presenza di una urbanizzazione geometrica ben fatta, con delle strade rettilinee organizzate in rami laterali che limitano delle insulae riservate ad abitazione.

Quest'ultime, di tipo mediterraneo, sono spesso dotate di una sala da bagno provvista di un vestiario e di un bagno con sedia.

Kerkouane è il nome del sito dove nel 1952 sono state scoperte importanti vestigia di una città punica.

Fondata probabilmente nel V secolo a.C. venne abbandonata tra il III e il IV secolo a.C.; mai più rioccupata, la località non presenta le abituali stratificazioni: ciò consente di ricostruirne con sufficiente precisione l'impianto (sebbene per ora siano state individuate solo alcune piazze e un tempio) e di conoscere, attraverso la distribuzione degli spazi domestici e delle botteghe, alcuni aspetti della vita quotidiana in età punica.

La città, dotata di un piccolo porto, basava la propria economia più sulle attività marinare che sull'agricoltura; importante in tale contesto era la lavorazione del murex, un mollusco la cui carne, putrefatta in buche scavate nella roccia secondo la tecnica fenicia, serviva alla produzione della porpora. Le case erano generalmente composte da un ingresso, marcato da una lastra di pietra, oltre il quale un corridoio portava alla corte, raramente porticata; si trovavano qui un pozzo, un acquaio, un piccolo altare per le divinità domestiche e, spesso, un bagno e una scalinata.

 

  APPROFONDIMENTO

       Reperti archeologici

 

Attorno alla corte e al corridoio si distribuivano le stanze, la più grande delle quali fungeva da salone per i banchetti. Il pavimento era rivestito di un sottile strato di terra, colorata di rosso con l'aggiunta di polvere di mattoni o di vasi rotti e spesso punteggiata di frammenti di marmo bianco, di conchiglie di murex o, più raramente, di vetro blu scuro mischiato a schegge di marmo.

Questo tipo di pavimentazione, molto diffuso nel mondo mediterraneo in epoca ellenistica, era a volte impreziosito da motivi decorativi, tra i quali il simbolo punico detto «segno di Tanit». Ceramiche, monete e un sarcofago a forma di figura femminile (la più grande scultura punica in legno finora portata in luce) sono stati rinvenuti nella necropoli della città e sono visibili nel vicino museo, che raccoglie tutti i reperti archeologici rinvenuti a Kerkouane; di particolare interesse sono quelli provenienti dalla tomba della «principessa di Kerkouane».

La strada si avvicina al mare, nascosto alla vista da una foresta, e rasenta un antico insediamento (resti di un acquedotto e necropoli) non ancora identificato; è stata riportata alla luce una chiesa, impropriamente chiamata «di Kelibia», con fonte battesimale interamente ricoperto da mosaico; le decorazioni musive delle tombe sono conservate al Museo del Bardo di Tunisi.