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2008: una notte al museo

Immagine del vecchio Palazzo Pirovano-Visconti con il suo cortile-giardino interno e la torre

Il Palazzo Pirovano-Visconti: cortile interno con la torre

 

UNA NOTTE AL MUSEO

17 maggio 2008

 

La manifestazione ha proposto un ricco calendario di incontri, spettacoli ed eventi che si sono svolti in biblioteche, musei e luoghi straordinari della Lombardia. Sono stati coinvolti oltre 600 comuni, 550 biblioteche e 270 musei. Fai il pieno di cultura si svolgerà in concomitanza con la Giornata Internazionale dei musei di ICOM (International Council of Museums) e con "La nuit des musées", promossa dalla Direction des Musées de France. A Cassago la serata dedicata ai Musei aperti in tutta Lombardia ha proposto un percorso storico-artistico dal titolo:

 

 

L'OMBRA MALEDETTA DEL DUCA PIROEULA

 

 

L'evento è stato proposto dalla Associazione S. Agostino in collaborazione con l'Amministrazione Comunale. Una fiaccolata partita dal Sepolcreto Visconti a Tremoncino ha raggiunto l'area centrale del paese dove sorgeva il vecchio castro medioevale.  Sono state proposte Visite guidate alla raccolta Museale dell'Associazione S.Agostino, al parco storico-archeologico S. Agostino, all'area dei ruderi del Palazzo Pirovano-Visconti. Nella stessa serata è stato possibile visitare le Mostre: Giovanni Ceruti e il Sepolcreto Visconti e Guardare il castello con gli occhi dei bambini. Nel corso del Concerto del Coro Adeodato ha avuto luogo l'Incontro con l'autore Gianluca Alzati che ha presentato il suo volume "La vendetta dei Lupi Neri" ambientato in parte nel Palazzo Pirovano-Visconti. Il simposio è stato arricchito dalla proiezione di un breve filmato realizzato dai ragazzi della scuola media sulla leggenda del "Duca Piroeula."

Di seguito è riportata la brochure distribuita in occasione della manifestazione.

 

 

 

"E si sale a Cremella ... Di là si progredisce a Cassago, che molti pretendono sia il Cassiciaco, dove si ritirò Sant'Agostino presso Verecondo grammatico, mentre si preparava al battesimo. Qui merita di essere veduto il vasto Palazzo Pirovano-Visconti e la chiesa decorata dai recenti affreschi di Carlo Ronchi." (IGNAZIO CANTÙ, Guida per la Brianza, Milano 1837)

 

IL PALAZZO PIROVANO VISCONTI

una storia lunga cinque secoli

Cenni storici

 

Scopo di queste brevi note storiche è quello di "riportare alla luce", di "illustrare" l'epopea del Palazzo Pirovano Visconti, "la mitica Villa del Duca", la cui vicende hanno abbracciato la storia di Cassago per cinque secoli dettando i ritmi di vita dei suoi abitanti. Nuove scoperte d'archivio permettono oggi di ampliare le testimonianze orali, tramandate per tutto il Novecento, che hanno affascinato la fantasia dei giovani cassaghesi soggiogate dalla figura del famigerato Duca Piroela che si permetteva ogni sorta di crudeltà.

 

 

 

Meta turistica nell'Ottocento

"... Di là si progredisce a Cassago, che molti pretendono sia il Cassiciaco, dove si ritirò Sant'Agostino presso Verecondo grammatico, mentre si preparava al battesimo. Qui merita di essere veduto il vasto Palazzo Pirovano-Visconti e la chiesa decorata dai recenti affreschi di Carlo Ronchi. Oh se io fossi, senza danno d'alcuno possessore del Baciolago ! sclamai la prima volta che mi venne veduta questa deliziosissima collina poco discosta da Cassago, coi suoi viali a chiocciola, colla sua vista portentosa, con quel tutto insieme che la rende sì ricercata e vagheggiata. Oh fosse perenne la vita ! dove goderla più felice ? Se non che il poco discosto monumento sepolcrale Visconti che si sta erigendo dall'architetto Clerichetti, ricordano che passano come un lampo i giorni dell'uomo tra i cenci e la porpora, tra le delizie e le miserie." Spettacolare questa definizione di Cassago di Ignazio Cantù, che non nasconde il suo stupore per la bellezza del luogo. Nella sua Guida per la Brianza, pubblicata a Milano nel 1837 l'autore nativo di Brivio, accenna non solo al palazzo ma anche al grandioso parco che lo circondava e che si estendeva pure sul territorio di Cremella e toccava la sua punta più panoramica sulla sommità del Baciolago, uno strepitoso Belvedere con un percorso finale a cavallo in un labirinto di siepi visitato, si dice, dalla regina Margherita.

 

Le origini del Palazzo: il castro medioevale (854-1453)

Il romano rus Cassiciacum fu occupato dai longobardi: un ultimo accenno a questa presenza è nota nell'anno 854 quando Cassago è possesso di un certo Agemundo e del figlio Gaiderisso che hanno acquistayo un oliveto a Lierna sul lago di Como.

Immagine del vecchio Palazzo Pirovano-Visconti nell'Ottocento dopo la ristrutturazione in stile Tudor

Il Palazzo Pirovano-Visconti dopo la ristrutturazione in stile Tudor

Nel XII secolo furono forse i nobili de Raude assieme al monastero di Civate, entrambi di fede imperiale, ad avere la signoria sul castro di Cassago: lo attesta una pergamena del 1162 con il beneplacito dell'imperatore Federico Barbarossa. Il castro fu poi venduto al monastero di Pontida tanto che nel 1286 castaldo, cioè governatore di Cassago, è un certo frate Zanebello che lo regge a nome del monastero. Ancora nel 1348 gli uomini di Cassago "protestano" cioè accettano la Signoria del monastero di Pontida. La sottomissione è rinnovata nel 1386 al cardinale francese Filippo d'Alençon, vescovo di Ostia (1379-1397), che apparteneva alla stirpe reale dei Valois, divenuto commendatario del monastero di Pontida. Nel 1386 governatori del castro cassaghese sono i nobili de Casternago che amministrano quella che viene definita "Possessione di Cassago." Nel 1397 a Cassago officiava un certo "presbiter dominus Iohannes de Tabiago beneficiallis ecclesiae Sancti Iohannis de Biolzago et rector ecclesie sancte Marie loci de Cassago ...". Il Quattrocento apre un secolo di conflitti: già nel 1402 Giovanni Scaccabarozzi famiglio del duca Visconti si arroga i possessi di Pontida e diventa commendatario di Cassago. L'ostilità fra i Visconti e la Repubblica Veneta fra il 1431 e il 1433 che avrà come esito la perdita dei possessi milanesi del monastero di Pontida. Ne consegue che Cassago viene usurpato definitivamente dallo Scaccabarozzi che lo tiene fino alla morte nel 1453. In questa prima metà del Quattrocento a Cassago già vive la nobile famiglia Nava, che aveva familiari anche nella città di Mantova: risiedeva in una casa da Nobile che corrisponde alla vecchia canonica parrocchiale, oggi in parte sede della Associazione S. Agostino. Nel castro viveva anche un altro nobile, un certo Leo da Perego nella cui abitazione nel 1442 si svolse una pubblica assemblea cui parteciparono tutti i cittadini de luogo. Dopo la sconfitta del Ducato visconteo nella guerra con Venezia, molti abitanti di confine delle vallate bergamasche passate sotto il dominio di san Marco emigrarono al di qua dell'Adda in territorio milanese: anche Cassago ne accolse alcuni fra i quali vanno ricordati i Brambilla, lavoratori tessili e fabbri. Da questa famiglia, piuttosto numerosa, nascerà il primo parroco Antonio Brambilla (1530-1610), che fu parroco anche a Veduggio e Costa Masnaga, dove morì e venne sepolto.

 

Le origini del Palazzo: i fratelli De Benedictis

Il Palazzo e i possedimenti annessi furono chiamati a lungo con il termine di Possessione della Torre. Ciò si giustifica con l'esistenza sulla sommità del colle di Cassago di una torre di cui ha già notizia nel 1409. Una sentenza milanese parla esplicitamente di un campo detto "della torre": petia una campi ... iacens in dicto territorio de Cassago ubi dicitur post turrim .." Probabilmente si trattava di una torre di avvistamento o di rifugio, il cui destino era legato al signorotto proprietario del castro. Con la morte dello Scaccabarozzi, per vie ancora sconosciute, i possessi della "torre" passarono ai fratelli de Benedictis originari di Parma, una città acquisita da poco dallo Stato milanese. Marco De Benedictis e suo fratello nel 1479 chiesero al duca di Milano di poter ristrutturare i loro possessi cassaghesi che stavano andando in rovina: "habens quondam possessionem in partibus Montisbrianti nominatam Cassagho cum quadam turri et recepto seu duobus receptis quae cum maxima parte ruerint, cupiunt illa reparari, fortificari, seu rehedificari facere pro tutandis et conservandis fructibus dictorum bonorum suorum ac massariis suis eorumque armentis uti alias factum fuit." La richiesta fu accolta e gli edifici riadattati a residenza signorile. Sul finire del Quattrocento Marco de Benedictis sposò Corona Delphinona, che apparteneva ad una famiglia della nobiltà locale: i due ebbero un solo figlio e lo chiamarono Jo:Franciscus. Per motivi ancora non chiariti l'eredità di Francesco de Benedictis passò ai Delfinoni, la famiglia di origine materna. Il palazzo sulla sommità del colle di Cassago resterà possesso dei Delfinoni per quasi cinquant'anni. Per investimenti sbagliati o per avversa congiuntura economica i Delfinoni si indebitarono fortemente, tanto che già nel 1542 i loro possedimenti vengono peritati e confiscati dell'Erario spagnolo milanese a scopo di vendita.

 

L'avvento dei nobili Pirovano

Furono i nobili Pirovano ad acquistare il palazzo dei Delfinoni. I Pirovano erano una nobile famiglia che aveva dato tre arcivescovi a Milano in età medioevale. E' Bartolomeus de Pirovano Juris utriusque Doctor, figlio di Gaspare, che acquista terreni alla Costa e avvia, per la sua famiglia, un ininterrotto processo di acquisizioni di terre e case in Cassago. Nel suo testamento, che risale al 9 settembre 1520, "sano di mente ma malaticcio di corpo" decide di gratificare i contadini e gli uomini di fiducia che lavoravano per lui nelle sue proprietà, ai quali rimette alcuni debiti che avevano contratto con lui: fra questi troviamo i figli di un certo Gottardo detto Coldirario de Rippa che era stato il suo massaro a Cassago. Chi materialmente acquistò la "casa del castello" o "sedimen appellatur del castello" da Jo:Francesco Delfinoni fu probabilmente Giovanni Francesco Pirovano nipote di Bartolomeo. Alla sua morte nel 1595 la sua eredità fu divisa fra i figli Gaspare, Philippo, Giulio Domenico, Bartholomeo et Giovanni Battista. A Bartolomeo spettarono "Tutti li beni nel Territorio di Cassago pieve di Missaglia eccetto li beni toccati in parte al Signor Giovanni dividente al presente posseduti da tutti li dividenti con casamenti da Nobile, et torre antica, cassine da massari, case da pigionanti, tine, vasselli, et altri mobili al presente in essa casa ragioni d'acque, scorte de massari de grani et dinari." La parte di Giulio Domenico, cavaliere dell'Ordine gerosolimitano e quella di Bartolomeo furono attribuiti, alla loro morte, al fratello Giovanni Battista che già di suo aveva "Tutti li Beni della Costa nel sudeto territorio di Cassago posseduti dalli detti dividenti con cassine da massari ragioni d'acque, scorte di massari de grani et dinari. E più la terza parte delli Prati Rabalij nell'istesso territorio." Giovanni Battista Pirovano (1590-1647) fu Capitano d'Infanteria al servizio, nell'esercito spagnolo, del conte Giovan Pietro Serbelloni. Nel 1622 il Governatore di Milano Duca di Feria ringrazia lui e suo fratello mons. Filippo Maria, Auditore Decano di Rota a Roma, per l'approvazione di alcune richieste ottenuta da Sua Santità a favore del re di Spagna. L'anno seguente è Papa Gregorio XV a scrivere al Re di Spagna e ai conti d'Olivares e di Monterij per sollecitare la carica di Questore di Milano a favore del marchese Giovanni, carica che viene accordata con "quanta lode della famiglia Piovana." Gio:Battista sposò donna Laura Mariana ed ebbe da lei tre figli: Maria Filippo, Carlo Francesco (entrambi presero i voti religiosi divenendo potenti abati, uno a Roma e l'altro a Civate) e Giovanna.

 

Ul Duca Piroeula

Questa mitica figura di signorotto seicentesco, duro e spietato, licenzioso con le ragazze quanto crudele, ha animato una duratura leggenda colma di drammaticità che ha coinvolto intere generazioni di cassaghesi. La storia che lo vede protagonista ha diverse versioni, che differiscono per l'ambientazione e lo scempio finale della vittima. Quella di seguito viene dai Campiasciutti: "Si narra che un tempo il duca Piroeula girava per il paese per catturare delle ragazze da possedere. Un giorno si recò ai Campiasciutti per prenderne una. Avvertita da qualcuno, la ragazza cercò di rifugiarsi in casa ma non trovò di meglio che riuscire a nascondersi in una cassapanca. La cassapanca però era piccola e stretta e la ragazza ci stava a malapena. Per poter respirare lasciò aperto uno spiraglio sollevando il sedile con le dita di una mano. Lapide di mons. Francesco Pirovano a Civate Infine giunse il duca convinto di trovare la ragazza, ma la madre gli assicura che non c'è. Prima di andarsene si siede però sulla cassapanca e con il suo peso schiaccia le dita della ragazza, che, per non essere scoperta, cerca di sopportare il dolore senza emettere alcun grido. Dopo aver conversato con la madre, il duca alla fine se ne va. Subito la madre, scampato il pericolo, alza il sedile della cassapanca per liberare la figlia dalla scomodissima posizione. Ma ha una brutta sorpresa: la figlia è ormai morta di crepacuore per il grande dolore che ha provato e ha dovuto sopportare quando il duca le schiacciava le dita. Pur nella disperazione, la madre grida che è meglio che sia morta così piuttosto che finire nella mani del duca che l'avrebbe posseduta contro la sua volontà. Il duca era poi solito uccidere le ragazze e darle in pasto ad un serpente che teneva in un pozzo del suo castello." In altre versioni si racconta che il duca rapisse le ragazze, le portava nel suo palazzo, le possedeva e infine le gettava a morire in un pozzo con sul fondo acuti e taglienti coltelli. Ma chi era il duca Piroeula ? Era un Pirovano, ma non duca, e la sua persona sembra si possa identificare in mons. Francesco Pirovano figlio del Questore Giovanni. Il cardinal Barberini aveva assicurato a Francesco la Badia di Cenati, mentre suo zio mons. Filippo il Vecchio, Auditor di Rota, gli concesse nel 1636 la commenda di Civate. Francesco Pirovano nel 1656 fu al centro di un episodio delittuoso che lo vide provocare la morte di commissario. Di fronte a un presunto oltraggio la reazione dell'abate Francesco fu immediata: per difendere il suo onore inviò un suo bravo, un certo Gerolamo Villa di Cremella, a Milano che con un'archibugiata uccise il bargello Pasquini. Questo abate commendatario che si circondava di bravi, fu definito dal cardinale Litta di Milano come un "torbidissimo sanguinario" uomo, che sfuggiva ogni processo, e difendeva con le armi se stesso, il suo prestigio e soprattutto i beni materiali di sua proprietà. Di tutt'altro spessore morale fu il fratello Filippo il Giovane, che visse a lungo a Roma, dove morì nel 1673. Fra gli esecutori testamentari troviamo l'amico mons. Federico Visconti, a quell'epoca Auditore della Sacra Rota e diplomatico a servizio di Innocenzo X. Federico nel 1681 sarebbe diventato cardinale di Milano, carica che ricoprì fino al 1693. Erede universale dei beni Pirovano fu la nipote Teresa Modroni, figlia della sorella Giovanna.

 

Immagine da una vista aerea del vecchio Palazzo Pirovano-Visconti con il parco annesso

Il Palazzo Pirovano-Visconti: vista aerea dell'edificio e del parco annesso

Teresa Pirovano Modroni

Figlia della marchesa Giovanna Pirovano e del conte Antonio Modrone, Teresa nasce verso la metà del Seicento. Ella fu al centro di una lunga contesa per l'eredità Pirovano che era reclamata dal marchese Amedeo Rossilion suo patrigno e secondo marito di sua madre Giovanna Pirovano. Nel 1684 Teresa si sposa con il conte Nicolò Visconti, che discendeva dalla nobilissima famiglia milanese che aveva governato Milano nel medioevo. Con lei il Palazzo di Cassago assume una nuova destinazione: diventa una vera e propria lussuosa villa, residenza da nobili durante la stagione meno fredda. E' lei a costruire un'entrata monumentale al Parco e alla villa nel 1704 erigendo un maestoso Rastrello: ancora oggi alla base di uno due pilastri è scolpito l'anno di costruzione mentre sull'altro la scritta M. T. V. C. ricorda che fu costruito da Maria Teresa Visconti di Modrone. E' ancora lei a far erigere le arcate chiamate oggi impropriamente "stalle" dei ruderi. E sempre lei è infine nel 1688 a ristrutturare la villa con un nuovo monumentale scalone. Nel 1687 Teresa acquista dai nobili Nava la "Casa della torre", un edificio che diventerà dopo il 1764 la nuova casa parrocchiale. Il palazzo agli inizi del Settecento passò al primogenito di Teresa e di Nicolò il conte Giovanni Battista che volle cambiare nome e si fece chiamare Alessandro Pirovano. Giovanni Battista non ebbe figli, probabilmente neppure si sposò, cosicchè l'asse ereditario passò a suo fratello Carlo. Carlo fu ascritto al Consiglio dei Decurioni nel 1725 e morì il 26 aprile 1752. Sposò Laura figlia del conte Giovanni Battista Seccoborella dalla quale ebbe tre figlie: Teresa, che fu moglie Sforza Brivio, Maria, che sposò Pietro Antonio Fossani, e Paola, che entrò in casa Visconti d'Aragona. Ebbe anche due figli, Gian Vincenzo e Francesco Antonio, entrambi conti. Giovanni Vincenzo abbracciò la vita religiosa diventando abate e prevosto della Metropolitana di Milano. Fu lui a deporre la prima pietra per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Cassago il 5 agosto 1756. Nel suo testamento rogato l'11 settembre del 1797 dal notaio milanese Giorgio de Castilla, mons. Vincenzo lasciò un legato alla Chiesa di Cassago e a osservanza della sue volontà "obligo - scrisse - li unici eredi a passare l'annua pensione di zecchini dodici, sei dei quali si dovranno impiegare per celebrarvi ogni anno la festa di sant'Agostino."

 

Francesco Antonio Pirovano Visconti di Modrone

Il conte Francesco Antonio lasciò un segno indelebile a Cassago, poiché diede un nuovo assetto urbanistico alla Villa riuscendo a spostare più a valle la strada, la chiesa e il cimitero medioevali. Fu lui infatti il promotore della costruzione della nuova chiesa parrocchiale, dove poi fu seppellito secondo le sua volontà. Nel chronicon è annotato: "Don Francesco Antonio Conte Pirovano Visconti Marchese Modrone passato a vita migliore l'altro ieri nella città di Milano per trasporto di licenza della Superiore Ecclesiastica e Civile Autorità, fatte le esequie coll'intervento di me curato infrascritto ed altri sette sacerdoti, è stato sepolto il di lui cadavere nella Capella non già sotto l'altare del Crocifisso di questa Chiesa Parrocchiale di SS. Giacomo e Brigida di Cassago il giorno mese ed anno sudeti ed in fede P. Giuseppe Antonio Boracchi Curato di Cassago." I suoi legami con Cassago furono fortissimi: a sposarlo con donna Teresa fu il parroco di Cassago don Giuseppe Beretta alla presenza di due testimoni d'eccezione: il Padre don Silvio Origo (beneficiario di san Marco a Oriano) monaco olivetano Lettore di Sacra Scrittura nel monastero di S. Vittore grande a Milano e il nobile Giovanni Angelo Nava di Zizzanorre. Nel 1754 il conte Francesco Antonio riuscì a spostare l'antica strada per Cremella che dopo aver attraversato il paese e costeggiato la chiesa medioevale di S. Brigida, passava proprio in mezzo alle sue proprietà dividendole in due. In cambio della vecchia strada si impegnò a costruirne una nuova, l'attuale via Visconti, che costeggiando le sue proprietà raggiungeva infine Cremella. All'interno della nuova chiesa venne riservata una camera alla Casa Ducale sopra il presbiterio. A questa camera il duca e la sua famiglia accedevano direttamente dalla loro abitazione grazie ad un ponte che la collegava all'edificio sacro. Una lapide, in marmo nero su cui campeggiava lo stesso della Famiglia con la biscia viscontea di fronte all'aquila dei Pirovano, ricordava il privilegio grazie a cui la Casa Ducale poteva godere di questo luogo:

CLEMENTE XIII P. O. M.

LARGIENTE PERPETUO

SIBI. SUIS. ET

CONTUBERNALIBUS

SACRIS. HUJUS. TEMPLI.

ADESSE

FRANCISCUS. ANTONIUS

COMES. VICECOMES.

PIROVANUS CONCLAVE. ASYLI.

IMMUNE EXSTRUXIT.

APERUIT A. MDCCLXIII

La lapide si trova attualmente nella Raccolta Museale della Associazione S. Agostino. Il testo ricorda che papa Clemente XIII aveva concesso al conte Francesco Antonio Pirovano Visconti ad uso personale un locale nella chiesa di Cassago per seguire le funzioni religiose a suo comodo e dei suoi familiari.

 

Immagine del vecchio Palazzo Pirovano-Visconti: vista degli interni

Il Palazzo Pirovano-Visconti: scalone d'onore interno

L'architettura del Palazzo

La struttura della villa, come si può notare da una mappa del catasto teresiano aveva una forma a U regolare aperta a sud-ovest verso il paese. Al centro del blocco di mezzo sul cortile d'ingresso si apriva uno splendido portico a colonnato che occupava l'intera facciata. Sul retro della Villa si sviluppava un giardino rettangolare strutturato con uno schema geometrico. Attorno alla metà dell'Ottocento, senza modificare l'impianto volumetrico, fu attribuito alla Villa un aspetto piuttosto romantico ricco e fantasioso, in modi che richiamano lo stile di Chierichetti, con uno strano e interessante connubio di elementi anglicizzanti in stile tudor e neoromantici. In particolare era di grande rilievo la grossa torre ottagona sovrapposta al corpo mediano in funzione di belvedere con una aerea soggetta ad archi che si potrebbe dire di tipo pisano. Alcune finestre conservavano la forma archiacuta, altre a piattabanda. Oltre alle consuete cornici alle finestre a festone spezzato e ai balconcini appena aggettanti contribuiva non poco alla forma di Villa inglese il particolare coronamento a merlatura e le sottili colonnette cilindriche angolari. Alcune facciate mantennero invece un aspetto neoclassico retaggio di certo di interventi in epoca precedente Nel cortile interno vennero aggiunte alcune verande semiottagonali con grandi aperture nell'intento di creare un rapporto di maggiore integrazione degli spazi interni con il giardino. In questa occasione furono presumibilmente rielaborate anche la sale interne, che vennero abbellite con una nuova tappezzeria. All'interno della Villa esisteva anche una cappella privata ad uso del Duca. Alla Villa si accedeva da un viale prospettico a galleria di carpini che iniziava dal Rastrello costruito nel 1704 da Teresa ed ancora oggi ben conservato. La Villa fu infine venduta nel dopoguerra dagli eredi di Marcello Visconti alla Ditta Silva di Seregno che provvide a demolirla nel 1963. Restano in piedi solo le fondamenta seicentesche, chiamate impropriamente "le stalle" e le cantine. Quest'area è stata oggetto dal 1991 di vari interventi di pulizia in previsione di un possibile recupero dell'intera area.

 

LE STANZE DELLA VILLA DEI VISCONTI DI MODRONE

Il cambio della tappezzeria ci offre un'importante testimonianza su come erano distribuite le stanze del piano terra nella Villa dei Visconti di Modrone: "Calcolazione della superficie dei muri da tappezzarsi nella Ducal Casa in Cassago", così inizia lo scritto, forse di primo Novecento. Vengono riportate la lunghezza delle pareti e la loro altezza (5,55 m) e poi la superficie in metri quadri. Sottratte le aree relative alle finestre e alle porte e si ottiene un valore finale di 101,49 m2 per la stanza A e 89,55 m2 per la stanza B. A questi interessanti calcoli è allegata fortunatamente una rudimentale e semplice cartina che ricostruisce il piano terra della Villa dei Visconti. Le stanze A e B sono quelle nelle quali doveva essere cambiata la tappezzeria. Dai calcoli eseguiti sappiamo che la stanza A e la stanza B comunicavano tra di loro e che la stanza B immetteva nel Salone attraverso un'imponente apertura. Sul lato destro rispetto alle due stanze A e B si trovava rispettivamente la scala che portava al piano superiore, il portico e la corte. Sul lato sinistro invece si trovava la sala d'ingresso che si affacciava direttamente sul viale d'accesso alla Villa, la sala da pranzo e la sala da biliardo. È facile immaginarsi i Duchi in una delle serate di gala accogliere i loro ospiti nel vano d'ingresso, accompagnarli poi nella sala accanto per gustare un'ottima cena e poi intrattenerli piacevolmente al biliardo, o, se il tempo lo permetteva, in una passeggiata lungo il portico e nelle serate speciali, in un giro di danza nel Salone dei ricevimenti.