Percorso : HOME > Associazione > Attività > Per le Scuole > Coro Adeodato > Concerto di Natale 2008

 Concerto di Natale 2008 a cremella

Ragazzi del Coro Adeodato durante le prove diretti dal Maestro Silvano Bianchi

Ragazzi del Coro Adeodato durante le prove diretti dal Maestro Silvano Bianchi

 

Concerto di Natale a Cremella

 

NELLA CHIESA PARROCCHIALE DI S. SISINIO, MARTIRIO E ALESSANDRO

 

 

Ore 20.30

 

Programma

 

BRANI NATALIZI

Ninna Nanna di Johannes Brahms

 

Lettura sul Natale da testi agostiniani

Non vi è pagina agostiniana nella quale non risuoni il nome di Cristo: nei sermoni, in modo particolare, la presentazione di Cristo si sviluppa nei discorsi pronunciati per le festività del S. Natale. A partire dalla luce di Cristo, vero sole di giustizia e nuovo giorno, si comprende il mistero di salvezza che Dio ha riservato all'uomo. E' un mistero paradossale: il Verbo di Dio, che dall'eternità è presso il Padre, entra nel tempo, annienta se stesso ed assume la condizione di creatura: si fa carne.

 

Dove ti trovi, Signore, per causa mia?

Il Signore Gesù volle essere uomo per noi. Non si pensi che sia stata poca la misericordia: la Sapienza stessa giace in terra! In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio (Gv 1, 1). O cibo e pane degli angeli! Di te si nutrono gli angeli, di te si saziano senza stancarsi, di te vivono, di te sono come impregnati, di te sono beati. Dove ti trovi invece per causa mia? In un piccolo alloggio, avvolto in panni, adagiato in una mangiatoia. E per chi tutto questo? Colui che regola il corso delle stelle succhia da un seno di donna: nutre gli angeli, parla nel seno del Padre, tace nel grembo della madre. Ma parlerà quando sarà arrivato in età adulta, ci annunzierà con pienezza la buona novella. Per noi soffrirà, per noi morirà, risorgerà mostrandoci un saggio del premio che ci aspetta, salirà in cielo alla presenza dei discepoli, ritornerà dal cielo per il giudizio. Colui che era adagiato nella mangiatoia è divenuto debole ma non ha perduto la sua potenza: assunse ciò che non era ma rimase ciò che era. Ecco, abbiamo davanti il Cristo bambino: cresciamo insieme con lui.

Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo (Sermo 196, 3)

 

We wish you a merry (tradizionale inglese)

 

Lettura sul Natale da testi agostiniani

Il tema dell'Incarnazione non può essere separato da un'ulteriore espressione, propria del vocabolario agostiniano: umiltà. E' il segno che contraddistingue Cristo sin dal suo apparire nella grotta di Betlemme. Di fronte ad un Dio che si rivela nel segno dell'umiltà, l'uomo non può che spogliarsi di ogni segno di grandezza e di superbia. Agostino stesso lo ricorda nelle Confessioni (VII, 9, 13), riportando la propria esperienza: "In primo luogo Tu hai voluto farmi vedere come Tu ti opponi ai superbi e largisci la tua grazia agli umili; e con quanta misericordia hai additato agli uomini la via dell'umiltà, dal momento che il tuo Verbo si è fatto carne ed abitò in mezzo agli uomini".

Solo chi segue la via dell'umiltà può riconoscere nel corpo di un bambino il Figlio di Dio. Osserva, uomo, che cosa è diventato per te Dio! Quali lodi potremo dunque cantare all'amore di Dio, quali grazie potremo rendere? Ci ha amato tanto che per noi è nato nel tempo lui, per mezzo del quale è stato creato il tempo; nel mondo fu più piccolo di età di molti suoi servi, lui che è eternamente anteriore al mondo stesso; è diventato uomo, lui che ha fatto l'uomo; è stato formato da una madre che lui ha creato; è stato sorretto da mani che lui ha formato; ha succhiato da un seno che lui ha riempito; il Verbo senza il quale è muta l'umana eloquenza ha vagito nella mangiatoia, come bambino che non sa ancora parlare.

 

Osserva, uomo, che cosa è diventato per te Dio: sappi accogliere l'insegnamento di tanta umiltà, anche in un maestro che ancora non parla. Tu una volta, nel paradiso terrestre, fosti così loquace da imporre il nome ad ogni essere vivente (Cf. Gn 2, 19-20); il tuo Creatore invece per te giaceva bambino in una mangiatoia e non chiamava per nome neanche sua madre. Tu in un vastissimo giardino ricco di alberi da frutta ti sei perduto perché non hai voluto obbedire; lui per obbedienza è venuto come creatura mortale in un angustissimo riparo, perché morendo ritrovasse te che eri morto. Tu che eri uomo hai voluto diventare Dio e così sei morto (Cf. Gn 3); lui che era Dio volle diventare uomo per ritrovare colui che era morto. La superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l'umiltà divina.

Dai "Discorsi" di Sant'Agostino Vescovo (Sermo 188, 2, 2-3, 3)

 

Ding dong (tradizionale francese)

 

 

THE SOUND OF SILENCE   del Gruppo strumentale

 

Dal MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI PER LA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE (2007)

La persona umana e la pace: dono e compito

Afferma la Sacra Scrittura: « Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1, 27). Perché creato ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone. Al tempo stesso, egli è chiamato, per grazia, ad un'alleanza con il suo Creatore, a offrirgli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare al posto suo. In questa mirabile prospettiva, si comprende il compito affidato all'essere umano di maturare se stesso nella capacità d'amore e di far progredire il mondo, rinnovandolo nella giustizia e nella pace. Con un'efficace sintesi sant'Agostino insegna: « Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi » È pertanto doveroso per tutti gli esseri umani coltivare la consapevolezza del duplice aspetto di dono e di compito.

 

WHAT A WONDERFUL WORLD DI L. ARMSTRONG

 

"La pace è un bene raggiungibile in terra e gli uomini retti possono servirsene come di uno strumento che permette una vita terrena migliore; essa è come il sole, come la pioggia e tutto ciò che aiuta a vivere anche gli ingrati e i malvagi".

"Il nostro bene è la pace: non quella che regna fra gli uomini, infida, instabile, incerta, e nemmeno quella che ha l'uomo con se stesso. Gli uomini che non vivono di fede cercano affannosamente la pace terrena come uno dei beni e dei piaceri di questa vita temporale. Gli uomini invece che vivono di fede sono in attesa delle eterne promesse e si servono delle realtà terrene e temporali con l'animo di chi sa di star compiendo un viaggio. [...]. La città celeste si serve dunque anch'essa, finché è in cammino, della pace terrena e difende l'accordo tra le discordanti volontà su quanto può essere utile a questa vita mortale, per quanto è possibile, purché non sia in contrasto con i doveri verso Dio".

SANT'AGOSTINO

 

FOR THE BEAUTY OF THE EARTH   (Per la bellezza della terra)

Con proiezioni di fondo: immagini sacre sul Natale

 

In mezzo ai mali del suo tempo, il vescovo d'Ippona non si è mai disinteressato della pace umana. Il suo genio di governo si era fatto un'idea chiara dell'ordine che avrebbe assicurato al mondo. Su che cosa fa riposare quest'ordine? Sulla carità. Essa si manifesta politicamente nell'accettazione, nella comprensione della diversità umana. "[...] diversità di costumi, di leggi, di istituzioni con le quali si istituisce o si mantiene la pace terrena, senza eliminare o distruggere nessuna di esse, anzi accettando e seguendo tutto ciò che tende ad un unico e medesimo fine della pace terrena, nonostante le diversità da nazione a nazione, purché ciò non costituisca un ostacolo per quella religione che insegna a venerare l'unico, vero e sommo Dio". Per questo "anche la città celeste quindi usa, nel suo cammino, della pace terrena, protegge e desidera l'armonia delle volontà umane in ciò che riguarda la natura mortale degli uomini, fatta salva la devozione e la religione, e riferisce questa pace terrena alla pace celeste, che è la vera pace, da ritenersi e da definirsi l'unica pace della creatura razionale" Sant'Agostino edifica la pace a piani e a gradini: come una torre. Parte dall'uomo e dalla sua pace interiore, sale alla pace domestica, si eleva a quella della città, raggiunge sulla vetta, grazie alla Chiesa, la pace assoluta, la pace in Dio. Il passo si chiude con la celebre definizione: " [...] la pace di tutte le cose è la tranquillità dell'ordine. L'ordine è la disposizione di realtà uguali e disuguali, ciascuna al proprio posto."

SANT'AGOSTINO

 

GRAN FINALE: AMAZING GRACE