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don Remigio Oprandi

don Remigio Oprandi con Mario Colnago nel parco S. Agostino

don Remigio Oprandi con Mario Colnago nel parco

 

Omelia di don Remigio Oprandi

FESTA DI SANT'AGOSTINO

(2 settembre 2007)

 

 

Ho avuto un' attimo di commozione quando a Pavia, nella Basilica di S. Pietro in Ciel d'Oro, vicino alle Reliquie del grande Padre della Chiesa Sant'Agostino, su una formella della bellissima lampada votiva, accesa dal Santo Padre, il 22 aprile scorso, vidi la facciata di una Chiesa e lessi: "Cassiciaco".

Era proprio la facciata di questa Chiesa, il giardino della villa di Verecondo, il paese di Cassago! A Cassago infatti, anche noi guanelliani siamo un po' di casa. Cassago, per Sant'Agostino rievoca un momento felice della sua vita. Qua, nell'estate del 386, con sua madre Santa Monica, suo figlio Adeodato, il fratello Navigio, l'amico Alipio e altri parenti e amici, visse uno dei momenti più interiormente intensi della sua vita spirituale e filosofica. Si era appena convertito e ne provava un'immensa gioia, che esprimeva anche esteriormente.

In un dialogo sulla vita beata - il tema della felicità - sua madre "Monnica", (così la chiama una nostra consorella Guanelliana, Giulietta Saginario ), interviene nell'argomento, tanto da far dire ad Agostino, "sorridendo con espressione di gioia (parole di Agostino): 'Madre mia, decisamente hai raggiunto la vetta della filosofia. Ti è mancata solo la terminologia per poterti esprimere come Tullio Cicerone" (De beata vita, 2,10). Qua a Cassago pertanto, anche l'intesa tra la madre Monica ed il figlio Agostino raggiunge il suo culmine.

Ella aveva tanto pianto e pregato per la sua conversione che ora ne può godere i frutti, tanto che Agostino nel "De Ordine", scritto proprio in questi luoghi, si dichiara discepolo di sua madre e ricorda che è stata lei ad ottenergli il privilegio di avere cercato la verità e la prega anche di ottenergli la grazia di scoprire in essa la perfetta felicità. Sant'Agostino sappiamo tutti, è nato a Tagaste nell'odierna Algeria, nell'anno 354, dal papà Patrizio, che era pagano, e dalla mamma Monica, che invece era cristiana. Qua trascorse i suoi primi vent'anni (354-374).

Agostino era stato inquieto fin dall'infanzia, per costituzione naturale; inquieto nell'adolescenza, per il ribollire delle passioni; inquieto nella gioventù per l'agitarsi dell'ambizione; inquieto nella maturità per l'insoddisfazione dell’eresia manichea. Andò poi a Cartagine dove visse fino al 383, e dove fu docente di Retorica. Nel 384 venne a Roma, capitale dell'Impero, in vista di maggiori guadagni e notorietà, dove l'aveva già preceduto l'amico Alipio. Arrivò poi a Milano nell'estate dello stesso anno, sempre come docente di Retorica, e vi rimase fino al 388. La Provvidenza lo aveva portato a Milano vicino a Sant'Ambrogio, per metterlo in crisi, superare lo scetticismo e convertirlo al cristianesimo.

Riceve infatti il battesimo dal vescovo Ambrogio nella veglia pasquale del 24 aprile del 387. Si era preparato, qua a Cassago, a questo grande evento che trasformerà tutta la sua vita. Bella e commovente è la storia della sua conversione. Nel giardino, sotto l'ombra di un fico, cercava sollievo non tanto dal caldo estivo, quanto dal nodo di contrastanti passioni che stringeva quest'uomo assetato di verità, ma continuamente immerso nell'errore; anelante a una vita più alta, ma sedotto dall' ardore dei sensi.

Ciò che avvenne quel giorno nel giardino, lo racconta egli stesso, nella pagina più drammatica delle sue Confessioni (Confessioni, VIII, 29): "Ed ecco - vi si legge - dalla casa vicina odo una voce di cantilena, come di un fanciullo o di una fanciulla, non so, con questo ritornello: 'Prendi e leggi, prendi e leggi!'. E subito, mutandomi in viso, cominciai a pensare se quel ritornello fosse di un qualche giuoco da ragazzi, ma non mi ricordavo di averlo udito. Trattenni le lacrime e mi alzai, non venendomi in mente altro che fosse un comando del cielo, di aprire un libro e leggere quel che veniva. Tutto commosso, tornai così dove Alipio era seduto, poiché avevo lasciato lì il libro dell'Apostolo ... Lo afferrai, lo apersi, e lessi con la mente il primo capitolo che mi capitò davanti. Diceva: 'Non nella crapula e nell'ubriachezza, non nella lussuria e nell'impurità, non nel litigio e nell'invidia, ma rivestitevi del Signore Gesù e non vi fate travolgere dalla carne e dalle sue concupiscenze '. Non volli leggere più avanti, né ce n'era bisogno. Perché, con le ultime parole di questa frase, mi guizzò subito nel cuore un lampo di luce sicura, che dissipò tutte le tenebre della mia incertezza."

Da quel giorno fu segnata la conversione di Agostino che, a trentatré anni, trovò finalmente la pace del cuore nell' adesione alla dottrina di Cristo e nella pratica degli insegnamenti di Gesù. La bella statua di Sant'Agostino che troneggia nella Basilica in Ciel d'Oro a Pavia lo rappresenta infatti con in mano un cuore ardente ed un libro aperto su cui vi è scritto: "Domine fecisti nos ad Te, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te - Signore ci ha fatti per Te e inquieto è il nostro cuore fm quando non riposa in Te". Tra i suoi numerosi scritti e i suoi molteplici insegnamenti ne voglio mettere in evidenza uno in particolare, il noto assioma di Sant'Agostino: "In dubiis libertas, in necessariis unitas, in omnibus caritas".

Nelle cose non essenziali lasciare la libertà di pensiero e di azione; nelle cose fondamentali mantenere l'unità; in ogni cosa ci sia la carità. Permettete una parentesi: qua vi è un legame stretto con il mio Fondatore, il Beato Luigi Guanella, il quale ha voluto come motto della sua Congregazione, proprio quest'ultimo richiamo di Sant'Agostino: "In omnibus Charitas": Sopra ogni cosa ci sia l'amore. Ebbene queste indicazioni di Agostino sono una linea di comportamento per tutti noi che viviamo in un mondo ormai globalizzato (detto anche "Villaggio globale"), che viviamo in un tempo in cui popoli di varie nazioni si integrano, popoli di diverse religioni si incrociano, popoli di svariate lingue si parlano, in un incontro e in un dialogo sempre crescente e non più arrestabile.

Agostino, che visse sulle due sponde del Mediterraneo, unisce idealmente i due popoli che vi abitano, Africa ed Europa. Da una, ha portato le sue considerazioni filosofiche e all'altra ha recato le sue riflessioni teologiche, che si sono poi condensati in un intreccio di pensiero nei suoi scritti, e di opere nella sua azione pastorale di Sacerdote prima, (fu infatti Ordinato Presbitero a Tagaste nel 391) e da Vescovo di Ippona poi ( fu consacrato nel 396). A ciascun popolo ha riversato la ricchezza di cultura e la specificità di pensiero dell'uno a favore dell' altro e viceversa. L'Associazione Storico-Culturale S. Agostino di Cassago, in questa settimana agostiniana, ha scelto proprio come tema "Popoli in dialogo", riallacciandosi alla eccezionale fiaccolata organizzata alla fine dell'anno scorso che, ripercorrendo i luoghi delle vicende umane di Agostino ha cercato di unire idealmente i popoli che si affacciano sulle due sponde del Mediterraneo. Agostino infatti, con tutti i popoli ha sempre tenuto la linea della sua massima già citata: "In dubiis libertas, in necessariis unitas, in omnibus caritas".

Cioè, nelle usanze umane, la libertà di scambio di culture e la fusione dei Popoli; nella fede in Cristo Gesù, l'integrità del nostro credo e della nostra vita morale; in ogni cosa, sempre e con tutti, sovrana è stata la sua carità, cioè la comprensione vicendevole ed il rispetto per la persona umana. Agostino, ha ben saputo tradurre la fede in Gesù Cristo in consequenziali comportamenti di vita, come la Parola di Dio oggi ci indica: modestia di fronte all'uomo e umiltà di fronte a Dio. La modestia e l'umiltà fondano l'uomo nella verità, collocandolo al posto giusto sia davanti agli uomini che davanti a Dio. Infatti, il Signore oggi nel suo Vangelo ci addita il comportamento da tenere, cioè quello di avere di sé stessi una giusta considerazione, non auto promovendosi, né auto proponendosi per occupare i primi posti. "Perché chiunque si esalta sarà umiliato - dice il Vangelo - e chi si umilia sarà esaltato." E la virtù dell'umiltà che Gesù propone e che sempre, ma oggi soprattutto, il mondo non accetta. Nel tempo dell'individualismo sfrenato, del successo cercato sempre, comunque e ad ogni costo, del vivere in una società in cui o sei primo o non sei nessuno, questo insegnamento del Signore è proprio contro corrente. Il Signore, in altre parole, esige che l'uomo non si ritenga giusto davanti a Dio, gonfio di autosufficienza e di orgoglio, ma che sappia riconoscere la propria povertà di creatura, esaltata solo dalla misericordia del suo Creatore. E la generosità di Dio nei confronti dell'uomo insegna a noi la generosità nei confronti del nostro prossimo. Scrive Agostino che l'uomo, ogni uomo, nasce di per sé come "somma ricchezza e somma indigenza".

Nasce nell'humus (dalla terra) della miseria, gravido di un'indigenza che lo espone al morire come condizione permanente. Solo la misericordia del suo Creatore gli consente dall'uscire dalla sua povertà e lo avvicina a Dio, agli altri, a se stesso. La misericordia e la generosità di Dio diventano così una delle strade obbligate per Dio e per gli uomini di potersi incontrare nelle loro radici più profonde. In Cristo le due vie, quella di Dio e quella dell'uomo s'incontrano, perché Gesù è la via, la verità e la vita dell'uomo (dai suoi Dialoghi scritti a Cassago ).

Agostino muore a Ippona il 28 agosto del 430, dopo 35 anni di episcopato. Numerosissimi sono i suoi scritti ed esemplare la sua vita. Sia di sprone, anche per noi tutti, il suo grande rimpianto, il suo altissimo grido al Dio infinito: "Troppo tardi ti ho amato bellezza antica e sempre nuova! Ed ecco che tu Signore stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. Eri con me ed io non ero con te. Mi hai chiamato, hai gridato, e finalmente hai vinto la mia sordità." (Confessioni, lib.7)

La lampada votiva che il Sindaco, a nome di tutta la cittadinanza di Cassago, offrirà a Sant'Agostino, Patrono di Cassago, sia segno della nostra viva devozione e della nostra sincera gratitudine al grande Dottore della Chiesa che molti secoli fa ha trascorso una parte significativa della sua vita in questo nostro Paese. Così sia!