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Ignazio Cantù: Le vicende della Brianza e de' paesi circonvicini

Illustrazione del primo volume dell'edizione 1853

Illustrazione del primo volume dell'edizione 1853

 

 

 

SANT'AGOSTINO IN RITIRO A CASSAGO L'ANTICO CASSICIACO

di Ignazio Cantù

da Le vicende della Brianza e de' paesi circonvicini, cap. V, Diffusione del cristianesimo

pubblicate in fascicoli, per i tipi di Santo Bravetta di Milano, nel 1836, seguita da un edizione illustrata nel 1853

 

 

 

Ed avendo Sant'Ambrogio intorno a questo tempo cercato da papa Damaso un coadiutore, non bastando in que' giorni calamitosi a reggere da solo a tante incumbenze, il papa non dubitando nella scelta gli spedì il giovane Simpliciano tanto conosciuto pel suo zelo contro i seguaci dell'Arianesimo. Appunto nel torno di questo coepiscopato contribuì molto alla conversione di Sant'Agostino, che allora trovavasi a Milano, professore di belle lettere, e che si era accostato agli errori de' Manichei; poiché sebbene Agostino fosse già stato commosso dalle eloquenti orazioni di Sant'Ambrogio, pure non seppe mai risolversi ad abbracciare il Cristianesimo, se non quando entrato in intimità d'amicizia con Simpliciano ebbero inteso ragionare del Vangelo e della conversione di Vittorino. Allora non dubitò più di rinunciare alle opinioni proscritte, e risolse di farsi cristiano.

Fermate queste risoluzioni, parendo bene a Sant'Ambrogio di allontanare Agostino dai divagamenti della città, lo inviò a Cassago (Cassiciacum), piccola terra vicina di Missaglia, ove allora aveva casa di campagna un Verecondo, maestro di grammatica, uomo di conosciuta virtù, e amicissimo di S. Simpliciano. Agostino, condotti seco nella villa nominata, Monaca sua madre, il suo figliuolo Adeodato, gli amici Alipio e Nebridio, e due suoi discepoli chiamati Trigezio e Licenzio, nei dolci silenzi delle nostre colline passò tre mesi (luglio, agosto, settembre) in profonde meditazioni, aprendo il cuore ad una pace fino allora nelle pompe del mondo inutilmente cercata, e godendo la compagnia di care e sante persone. In quella vacanza dettò alcuni libri contro gli Accademici ed i Pironisti; il libro De Vita Beata, nel quale prova che la beatitudine dell'uomo sta unicamente nella perfetta cognizione di Dio; quindi l'altro De Ordine, ove discute la grande questione se l'ordine della divina provvidenza comprenda tutte le cose buone e cattive; da ultimo i Soliloqui, che sono ragionamenti fra lui e la ragione intorno al modo d'acquistare la sapienza, e intorno all'immortalità dell'anima.

Sant'Agostino ci ricorda il metodo di vita seguito in villa da questa adunanza. Dopo pranzo, il professore spiegava un mezzo canto di Virgilio ai due scolari Trigezio e Licenzio, indi, se faceva buon tempo, andavano tutti a lunghi passeggi, se era perverso, stavano rinchiusi nel bagno. Agostino consumava metà della notte nella meditazione delle verità evangeliche e della morale cristiana, e attendeva a lunghe orazioni. Finito il tempo della villeggiatura la santa compagnia ritornò a Milano, ove Agostino, Alipio e Adeodato furono battezzati da Sant'Ambrogio la vigilia della Pasqua di Risurrezione dell'anno 387.

 

 

Ignazio Cantù nacque a Brivio nel 1810 e ricevette il nome di battesimo dal nonno paterno. La fama del fratello Cesare, assai più famoso per cultura e per vastità di interessi, ne ha oscurato il nome e l'opera, tanto che di Ignazio ben pochi conoscono la vita e l'impegno letterario. Parecchi dizionari nemmeno lo citano e perfino l'Enciclopedia Treccani ne parla sommariamente. Tuttavia Ignazio Cantù resta, nel panorama culturale italiano dell'Ottocento, se non un protagonista di certo una personalità di rilievo, impegnata non solo nella narrativa, ma anche nella ricostruzione di vicende storiche, come dimostra una sua fatica, ancor oggi interessante e ricca di spunti, intitolata Le vicende della Brianza e dei paesi circonvicini, opera in due volumi edita a Milano negli anni 1836-1837.

Muore a Monza nel 1877.