Percorso : HOME > Monachesimo agostiniano > Agiografia > Servi di Dio > Diego Ortiz

Servi di Dio dell'Ordine Agostiniano: DIEGO ORTIZ

Diego Ortiz in una raffigurazione di Janos Hajnal

 

Diego Ortiz in una raffigurazione di Janos Hajnal

 

 

DIEGO ORTIZ

(1532 - 1571)

di Ferdinando Rojo  O.S.A.

 

 

 

Frate Diego viene chiamato il "protomartire" del Perù, essendo stato il primo a pagare con la vita la sua fedeltà a Cristo e lo zelo missionario nelle terre degli Incas. Nato presso Madrid, dopo alcuni anni di vita religiosa si recò nel 1563 in Perù, dedicandosi inizialmente al duro lavoro di evangelizzazione nei dintorni di Cuzco. Studiò anche il quechua per meglio comunicare con gli indigeni, che istruì e curò, arrivando a godere tra di essi di una certa reputazione medica. Seguì alcuni confratelli che si erano spinti nelle zone non occupate dai conquistadores spagnoli, fino al territorio dove si era rifugiato l'inca con la sua corte: decisione temeraria, questa dei missionari, considerato l'odio in cui i nativi tenevano gli stranieri e la loro religione.

Era allora Inca Titu Cusi Yupanqui, figlio del fratello naturale di Atahualpa Manco Capac II (uccisore di Francisco Pizarro e a sua volta morto assassinato), un principe scaltro e diplomatico ma tollerante verso gli spagnoli. Regnava nella zone montagnose di Vilcabamba, nei pressi della città sacra di Machu Picchu. Il primo agostiniano che raggiunse l'inca fu Frate Marcos Garcìa, che riuscì ad instaurare relazioni con la popolazione locale; riuscì persino a far battezzare l'inca e la moglie.

Per ingraziarsi i vicini "conquistatori" si convertì alla fede cristiana, facendosi battezzare nella festività di S. Agostino del 1568 dal superiore degli agostiniani di Cuzco, chiamato presso di sé per l'occasione. Conversione, questa, meramente di comodo per il peruviano, che sperava con questa mossa di ingraziarsi il favore dei conquistatori contro i suoi avversari locali. Fr. Diego si unì a frate Marcos a Vilcabamba, inserendosi con il suo operato nella comunità peruviana. Alla di lui partenza - scrisse nel 1570 lo stesso Titu Cusi - lasciò nelle mie terre un suo confratello chiamato Fra Marcos Garcìa, al quale nel mese di settembre [del 1569] si aggiunse un altro [Fra Diego] e io li portai con me a Vilcabamba ove ora c'incontriamo. L'intesa però non durò a lungo. Marco, severo e poco flessibile con i costumi degli indigeni, dovette ritornare a Cuzco, costretto a lasciare la missione, perché si era inimicato l'inca che nel frattempo si era unito ad una seconda moglie (anch'essa battezzata), lasciando solo Diego, sul quale finirono gli odi dei cortigiani peruviani.

Diego in cambio, più dolce e comprensivo, nonostante i rimproveri al principe per il suo comportamento ancora pagano, soprattutto per il fatto di aver preso una seconda moglie anch'essa battezzata, divenne invece suo confidente di fiducia. Morto per un attacco di apoplessia l'erede di Manco Capac II durante una commemorazione funebre del padre, le ire della seconda moglie si scatenarono sul frate, accorso al capezzale dell'inca per convincerlo a chiedere perdono per i propri peccati. Ma, appena deceduto Titu Cusi, l'odio della moglie biasimata si riversò contro l'ormai indifeso missionario, fino ad accusarlo della morte dell'inca. Per suo ordine fu preso e bastonato a morte, pretendendo da lui di ridare la vita al defunto come prova di verità della dottrina sulla risurrezione loro predicata. Lo costrinsero anche a celebrare la S. Messa e alla fine, non essendo state esaudite le loro pretese, lo condussero legato a una croce dove il fratello di Titu Cusi, Tupac Amaru, stava festeggiando l'incoronazione. Il nuovo Inca, contrario a qualsiasi concessione creduta mostra di debolezza, non volle neanche vedere Fra Diego, e ordinò di ucciderlo come bestemmiatore dei loro dei.

Morì dopo incredibili torture con un palo infilato nel corpo. Era l'anno 1571. Alla caduta del bellicoso Tupac Amaru fu portato solennemente alla chiesa di S. Agostino di Cuzco. Alcuni anni dopo la sua morte fu aperto un regolare processo canonico, con i testimoni che avevano assistito al suo martirio. Rispolverato il processo in questi ultimi anni, si spera di poter presto venerare sugli altari questo nostro confratello testimone di Cristo fino al sangue: anche al suo martirio eroico si deve la fede profonda e sincera della gente delle Ande. Ottenuto il nihil obstat dalla Santa Sede in data 23 ottobre 1991, il 17 settembre 1996 si dava inizio a Cuzco all'inchiesta diocesana. Conclusa questa il 24 agosto 1998, si è avuto il decreto di validità dalla Congregazione dei Santi il 30 aprile del 1999.

 

 

CALANCHA A., DE LA, OSA., Cronica moralizada de la Orden de San Agustln en el Peru, I, Barcelona 1639, 783-851; MONASTERIO I., OSA., Recuerdo de la inauguracion del tempio de San Agustln de Lima, Lima 1908,271-75; VILLAREJO A., OSA., Los agustinos en Peru y Bolivia (1548-1965), Lima 1965, 144-55; APARICIO T., Fray Diego Ortiz, misionero y martir del Pero, Valladolid 1989; UYARRA, B., OSA., Fray Diego Ortiz, OSA., Misionero, testigo de la resurreccion, protomartir" del Pero, Lima 1992; LAZCANO B. 1741-69; GISBERT, T., Diego Ortiz, Yanacachi y la entrada en Vilcabamba, in Etnicidad; economia y simbolismo en los Andes, Sucre 1994,196-209.