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CONVENTI agostinianI: Brescia

Il complesso monastico agostiniano di Brescia

Chiostro del complesso monastico

 

 

CONVENTO DI S. BARNABA A BRESCIA

 

 

 

Negli Statuti di Brescia del secolo XIII si conserva una delibera del 1255 con la quale il Comune di Brescia destina per cinque anni "fratribus heremitani de conventu Brixie" duecento libre imperiali annuali "pro edificatione et constructione ecclesie beati Bernabei." Ma non Ŕ chiaro dove fosse questo primo convento: anche la data Ŕ incerta. L'edificio fu eretto dal vescovo Berardo Maggi nel 1286 o nel 1298, quando concesse agli Agostiniani di erigere la chiesa con il vicino convento di san Barnaba.

Nel 1457 gli Eremitani di sant'Agostino furono espulsi da Brescia per la loro vita scandalosa e vennero sostituiti il 21 giugno dello stesso anno con gli Agostiniani conventuali dell'Osservanza che ebbero a Crema il loro prima convento. Il convento bresciano fu da quell'epoca un centro importante dal lato religioso e culturale e la tradizione vuole che vi abbia soggiornato Martin Lutero durante uno dei suoi viaggi a Roma.

Qui oper˛ il frate scriba e forse miniaturista Apollonio da Calvisano e in San Barnaba era giÓ stata collocata la tomba che si era fatta costruire Vincenzo Foppa, mentre Tommaso Fernando introduceva la tipografia a Brescia sempre in questo convento.

Ebbe in San Barnaba la sua tomba anche una delle figure pi¨ nobili della Riforma cattolica, il venerabile Alessandro Luzzago, amico di san Carlo Borromeo. Il lato nord del convento conserva ben visibili dentro la parete i pilastri ottogonali in cotto del convento preesistente di S. Pietro in Ripa, di probabile epoca quattrocentesca, sede delle Canonichesse di S. Agostino. Era stato preceduto da un altro pi¨ antico facente tutt'uno con quello soprastante di S. Pietro in Oliveto, luogo di residenza dei Canonici della Regola di S. Agostino.

La facciata della chiesa del complesso agostiniano

La facciata della chiesa del complesso agostiniano

Dicono le fonti bresciane del tempo che l'8 giugno del 1172, Galdino arcivescovo di Milano e il cardinale Oddone, legato pontificio, avvertivano di aver saputo"veridicorum relatione" che la Chiesa di S. Pietro Minore a Brescia, nel luogo detto Ripa, a causa di eretici che vi abitavano, dal vescovo Manfredo, bone memorie, "divino fuisse omnino privatam officio et habitatione clericorum penitus destitutam". Sembra di capire che il vescovo dovette lanciare l'interdetto contro i religiosi accusati di eresia.

Se Arnaldo da Brescia era canonico regolare agostiniano e abate, come dice Giovanni di Salisbury, "habitu canonicus regularis " fuerat abbas apud Brixiam", si pu˛ pensare che qui ha abitato, ma ha dovuto lasciare in seguito alla condanna di Manfredo. Di conseguenza la comunitÓ agostiniana fu smembrata e la canonica di S. Pietro in Ripa fu affidata a una "priorissa" delle Canonichesse di S. Agostino, che erano assistite dai canonici del vicino S. Pietro Maggiore in Oliveto o da altri sacerdoti "cattolici".

Questa struttura monacale si limitava a quest'ala o era pi¨ vasta? Ancora nel '500 si parla di una cappella di S. Pietro in Ripa nel colle soprastante. Di certo aveva un piano superiore, se guardiamo alle colonnine in cotto che sovrastano le precedenti. In questo ambiente protetto, al riparo delle intemperie, trovano posto sul passaggio orientale tre affreschi, provenienti dalla scala del chiostro precedente: uno rappresenta la Crocifissione, gli altri due la medesima scena di Ges¨ alla colonna, caso non raro di affresco rifatto e sovrapposto. Il sottostante risulta naturalmente picchettato e non si capisce come sia stato ricoperto da un affresco che qualitativamente Ŕ inferiore. Il restauro del pi¨ antico rivela un volto di Cristo molto ben curato, reso luminoso dagli occhi di toccante espressivitÓ. E' sorprendente l'analogia con il volto del Cristo risorto, che domina l'arco santo della Cappella esterna a nord della Chiesa del Carmine, detta anche "cappella parva" o del cimitero. "

Dai manoscritti di G. B. Guarganti (secolo XVII) si ricava la notizia che la decorazione Ŕ opera di Giovanni Maria di Brescia, eseguita intorno al 1490. Se la suddetta analogia regge, possiamo attribuire il nostro Cristo a questo pittore dallo stile foppesco, con influenze del Mantegna, qualche volta confuso con il confratello Girolamo da Brescia, autore della PietÓ presente nella nostra chiesa, anche lui della stessa scuola e operante intorno al 1490, come da autografo alla base dell'affresco.