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Il Dolce di sant'Agostino

 Immagine del Dolce di sant'Agostino

Il Dolce di sant'Agostino

 

Il cioccolatino con l'immagine del santo Patrono

Il cioccolatino con l'immagine del santo Patrono

 

 

 

IL DOLCE DI SANT'AGOSTINO

 

 

Il 10 maggio 2000 presso la Pasticceria Colzani è stato presentato all'assaggio un dolce tutto e solo cassaghese. Infatti si può trovare solo a Cassago. Ne hanno parlato diversi giornali: La Provincia, il Corriere della Sera, L'Esagono, sicuramente altri ne parleranno ancora, il tutto a dimostrare l'interesse, forse un pò curioso, per una novità certamente gustosa nel panorama brianzolo. La nascita o meglio la rinascita di quello che si chiama il dolce di sant'Agostino o torta della felicità, ha avuto padrini illustri e un contorno di gente numerosa. C'era il presidente dell'Associazione S. Agostino, Colnago Mario, promotore della bella iniziativa, c'era il Sindaco con la Giunta municipale, c'era, il signor Colzani Fausto, pasticciere rinomato in tutta la Brianza, che ha fatto gli onori di casa, oltre che il dolce.

Il signor Colzani si è prestato con molto piacere e grande garbo alla realizzazione di questa iniziativa che ha cercato di coniugare il buongusto alla serietà della ricerca storica. Forse qualcuno si ricorderà che già nel 1986 era stato lanciato una specie di concorso per confezionare un dolce agostiniano: vi avevano partecipato una decina di casalinghe e donne che si dilettano in cucina. Si erano sbizzarrite a creare un dolce sulla base delle indicazioni di una ricetta dettata dallo stesso sant'Agostino, anche con buoni risultati, ma tutto si era fermato lì. A più di 15 anni di distanza è ritornata l'idea più viva che mai grazie alla tenacia di Elena Rigamonti che ha saputo coinvolgere il signor Colzani in questo nuovo tentativo, che con puntiglio ha dato vita ad un dolce particolarmente delicato e gustoso, che probabilmente assomiglia parecchio a quella torta che Agostino mangiò a Cassago in un piovoso 13 novembre del 386 d. C. nel giorno in cui compì i suoi 32 anni.

 

Perchè chiamarlo proprio dolce di sant'Agostino?

Perchè la ricetta ce l'ha tramandata proprio Agostino. E' lui che l'ha scritta in uno dei Dialoghi scritti a Cassago e precisamente il De Beata Vita. Riuniti a tavola, quel 13 novembre, c'erano anche suo figlio Adeodato, il fratello Navigio, l'amico Alipio, sua madre Monica, i discepoli Licenzio, Trigezio e i cugini Rustico e Lastidiano. Forse c'era anche il cassaghese Verecondo, il collega e amico di lavoro all'Università imperiale di Milano, che li ospitava nella sua rustica villa romana di Cassiciaco, l'odierno Cassago Brianza. Forse c'era anche Manlio Teodoro (a cui è dedicata l'opera), una personalità di grande rilievo nella Milano di allora, che fu console imperiale, amico di sant'Ambrogio e filosofo di notevoli capacità. Il parco pranzo di quel 13 novembre fu piuttosto vivace: la torta che Monica o qualcun altro aveva preparato per l'occasione avviò una discussione che si sviluppò per tre giorni con tema la ricerca della vita beata, cioè la ricerca della felicità. Prendendo le mosse dal cibo che si mangia per nutrire il corpo, così in analogia Agostino e i suoi convitati si rendono conto che c'è anche un banchetto spirituale che nutre l'anima e che conduce al desiderio di ogni uomo: la felicità. Fu una torta ad elevare così in alto uomini di grande spiritualità. Era una torta confezionata con miele, farina di farro e mandorle, che Agostino, tra l'altro, non consiglia al fratello Navigio, troppo goloso. E ora questa torta è tornata anche per noi, forse per farci sognare ... la felicità.

 

Ingredienti

Burro, zucchero di canna, uova, farina gialla e di farro, farina integrale e bianca, mandorle, uvetta, pinoli, noci, grappa, agenti lievitanti.