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Agostino e i monaci di Monte Pisano
GENGA GIROLAMO
1516-1518
Urbino, Palazzo Ducale Galleria Nazionale delle Marche
Agostino e i monaci di Monte Pisano
Girolamo Genga ha firmato questa tavola che è associata ad un'altra che raffigura la predicazione del vescovo Ambrogio. Datata 1516-1518 questa tavola ad olio monocromo presenta una struttura compositiva piuttosto complessa, che coinvolge l'esperienza monastica agostiniana e permette di ipotizzare il riconoscimento presumibilmente dell'episodio leggendario della visita di Agostino ai monaci di Monte Pisano.
La composzione non segue il modello introdotto da Bolswert, che ebbe una larga diffusione non solo in Europa ma anche nei possedimenti spagnoli in centro e sud America. Il dipinto è un insieme di diverse scene che si susseguono in sequenza.
A sinistra i due personaggi, in abiti monacali, possono essere identificati con i compagni al seguito di Agostino mentre si reca a visitare i monaci di Monte Pisano. Questi personaggi sono presenti anche nella iconografia di Bolswert. Al centro della tavola c'è l'incontro di Agostino con un monaco, che presumibilmente è possibile riconoscere nel priore del monastero. Agostino indossa già l'abito monacale con la cintura di cuoio alla cintola che caratterizza l'ordine che porta il suo nome.
A destra, sulla porta in entrata e in uscita dall'edificio, altri monaci accompagnano e sembrano seguire Agostino. Secondo la leggenda, il santo aveva chiesto al convento di Monte Pisano dei monaci perché lo aiutassero a introdurre l'esperienza monacale al suo ritorno in Africa. L'ultimo personaggio solitario a destra è chiaramente un monaco agostiniano, come si evince dal suo abbigliamento. Ha lo sguardo rivolto verso le scene precedenti. Questo sguardo attento e compassionevole sembra voler esprimere che il suo stato attuale di monaco pellegrino pronto al viaggio, forse per fondare un nuovo monastero, trae la sua origine proprio dagli avvenimenti descritti nelle tre scene che sta osservando.
Non è improbabile che questa tavole appartengano a un ciclo agostiniano più complesso di cui si sono perse le tracce. La tavola è conservata dal 2002 è conservata nelle collezioni della Galleria Nazionale delle Marche dal 2002. Acquistata dallo Stato italiano a Londra presso la Galleria Colnaghi, la sua provenienza è ignota.
Con ogni probabilità le due tavolette erano parte di una predella e vennero realizzate in monocromo con sottili lumeggiature dorate. Entrambe costituiscono un interessante esempio della raffinata cultura di Girolamo Genga, che fu al servizio della nobile famiglia dei Della Rovere, i signori di Urbino, fin dai primi anni del Ducato. La struttura compositiva delle due tavole evidenzia come l'artista, che si formò nella bottega di Luca Signorelli, risenta fortemente soprattutto dell'arte di Raffaello e di Michelangelo a Roma.
Gerolamo Genga
Nasce a Urbino nel 1476 e vi muore nel 1551. Genga fu pittore, scultore e architetto. Gerolamo è il padre di Bartolomeo Genga. Con il ritorno nel 1521 del duca Francesco Maria I della Rovere e di sua moglie Eleonora Gonzaga dall'esilio, dal 1522 al 1551, data della sua morte, Girolamo Genga fu il Plenipotenziario Artistico del ducato di Urbino. In questa veste gli venne affidata la ristrutturazione della vecchia Villa Imperiale a Pesaro, dove dal 1528 coordina la decorazione di otto stanze, con pareti affrescate con cicli encomiastici sfondati su ariosi paesaggi e cieli dipinti: illusionismo decorativo e costante ricerca di teatralizzazione del dato naturale, dove l'interno e l'esterno affrescati si compenetrano in un sottile ed ironico gioco di piani e prospettive; a questo ciclo partecipano Dosso e Battista Dossi, Raffaellino del Colle, Francesco Menzocchi e Agnolo Bronzino. Successivamente gli viene affidata la realizzazione di un'ala nuova del palazzo per ospitare gli svaghi e i piaceri del duca: si tratta dell'aggiunta di un corpo quadrangolare, con logge ai quattro angoli, gli interni vengono realizzate in forme ovali circolari e poligonali, con i soffitti che vengono ripresi sui pavimenti dal gioco delle maioliche. Sue opere si trovano nel Museo Civico e d'Arte Sacra di Colle di Val d'Elsa.