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PITTORI: GIrolamo Genga

La conversione di Agostino

La conversione di Agostino

 

 

GENGA GIROLAMO

1510-1520

Collezione Privata

 

La conversione di Agostino

 

 

 

Il quadro descrive con ogni probabilità la scena finale della conversione di Agostino. Il santo è al centro del dipinto seduto, mentre con la mano destra regge un cartiglio che ha appena letto. il braccio e la mano sinistra sono alzati con lo sguardo che si volge verso l'alto quasi a proclamare di avere finalmente trovato quello che cercava. Due donne a sinistra osservano incuriosite i movimenti di Agostino, mentre a destra un altro personaggio, forse Alipio o forse Monica si gira con il busto meravigliato per quello che sta succedendo. L'episodio si svolge in una zona recintata che assomiglia a un giardino con un grande albero piantato su un lato. Lo sfondo propone un panorama tarda quattrocentesco con monti e boscaglie sovrastate da una luce che che si diffonde dall'orizzonte lontano.

Nelle Confessioni Agostino ricorda la famosa scena dell'orto o del tolle lege, di cui però non si vede in questa narrazione alcun cartiglio o angelo che porti la scritta Tolle lege.

Probabilmente all'episodio descritto da Genga meglio si addice un altro brano delle Confessioni, dove il santo pone l'accento sulla decisione che alla fine riuscì a prendere:

"Chiusi allora il libro tenendoci un dito o non so che cos'altro come segno, e ormai rasserenato in volto lo mostrai ad Alipio. Ma in questo stesso modo lui mostrò quello che succedeva a lui - a mia insaputa. Volle vedere che cosa leggevo: glielo mostrai, e lui portò la sua attenzione anche sul seguito di quello che avevo letto io. Io lo ignoravo, ma quel passo proseguiva: E accogliete chi è incerto nella fede. Lo riferì a se stesso, e me lo disse. L'esortazione lo incoraggiò nel suo proponimento, buono e quanto mai rispondente al suo modo di vivere, per cui già era da tempo ben più avanti di me. E senza tormento, senza esitazione mi seguì. Subito entriamo da mia madre, le parliamo: grande gioia per lei.

Le raccontiamo come sia accaduto: esultanza e trionfo. Benediceva te, che puoi fare ben oltre ciò che noi chiediamo e comprendiamo. Perché riguardo a me si vedeva concesso molto di più di quello che chiedeva tutto il suo povero piangere sommesso. Infatti avevi convertito a te il mio essere al punto che non cercavo più moglie né tenevo più ad alcuna speranza del mondo, posando ormai su quel metro di fede sul quale tanti anni prima mi avevi in sogno rivelato a lei. E convertisti il suo dolore in gioia molto più grande di quanto sperava, e molto più cara e più pura di quella che attendeva dai nipoti del mio sangue."

AGOSTINO, Confessioni 8, 12, 30

 

Gerolamo Genga

Nasce a Urbino nel 1476 e vi muore nel 1551. Genga fu pittore, scultore e architetto. Gerolamo è il padre di Bartolomeo Genga. Con il ritorno nel 1521 del duca Francesco Maria I della Rovere e di sua moglie Eleonora Gonzaga dall'esilio, dal 1522 al 1551, data della sua morte, Girolamo Genga fu il Plenipotenziario Artistico del ducato di Urbino. In questa veste gli venne affidata la ristrutturazione della vecchia Villa Imperiale a Pesaro, dove dal 1528 coordina la decorazione di otto stanze, con pareti affrescate con cicli encomiastici sfondati su ariosi paesaggi e cieli dipinti: illusionismo decorativo e costante ricerca di teatralizzazione del dato naturale, dove l'interno e l'esterno affrescati si compenetrano in un sottile ed ironico gioco di piani e prospettive; a questo ciclo partecipano Dosso e Battista Dossi, Raffaellino del Colle, Francesco Menzocchi e Agnolo Bronzino. Successivamente gli viene affidata la realizzazione di un'ala nuova del palazzo per ospitare gli svaghi e i piaceri del duca: si tratta dell'aggiunta di un corpo quadrangolare, con logge ai quattro angoli, gli interni vengono realizzate in forme ovali circolari e poligonali, con i soffitti che vengono ripresi sui pavimenti dal gioco delle maioliche. Sue opere si trovano nel Museo Civico e d'Arte Sacra di Colle di Val d'Elsa.