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PITTORI: José Pablo Chavez

Agostino medita la Trinità

Agostino medita la Trinità

 

 

CHAVEZ JOSE' PABLO

1793

Medellín, Convento Carmelita de San José

 

Agostino medita la Trinità

 

 

 

La tela propone un tema già trattato da Chavez a Santa Fe de Antioquia nella chiesa di santa Barbara, sia pure con una struttura compositiva differente. Anche in questo caso l'artista propone un Agostino che regge in mano un cuore fiammante con lo sguardo rivolto verso l'alto dove appare, in una grande nuvola bianca, la Trinità nelle persone del Padre, del Figlio e dello Spirito santo sotto forma di colomba. Agostino è seduto e indossa un ricco piviale episcopale. La sua testa reca la tonsura ed è circondata dal nimbo dei santi. Un angelo bambino ai suoi piedi volge lo sguardo verso di lui e gli regge sia la mitra che il bastone pastorale. Il santo è visto di profilo con una sproporzionata barba nera che gli scende fin sul petto. la scena si svolge in un ampio spazio dove sono presenti scale e colonne che introducono a un edificio di grandi dimensioni, probabilmente una basilica.

La scena immaginata e realizzata da Chavez richiama alla mente l'Agostino immerso nel desiderio di conoscere il significato del mistero Trinitario e di riuscire ad esprimerlo con la penna in un libro da proporre ai fedeli cristiani.

Agostino è stato il primo teologo latino ad avere affrontato in maniera rigorosa e sistematica il tema della Trinità, di natura squisitamente teologica e pertanto particolarmente astratto. Le sue radici sono nello stesso Nuovo Testamento dove, con Pietro e soprattutto Paolo, si fa del Cristo una persona divino-umana, e dove si fa del dio ebraico l'unico padre del Cristo, per cui questi gli diventa figlio unigenito. Nello stesso vangelo di Giovanni, si parla dello Spirito come di un "consolatore" mandato agli uomini in attesa della fine dei tempi.

Il libro De Trinitate che Agostino iniziò nel 399 e pubblicò nel 419 è un testo fondamentale per comprendere la trattazione agostiniana. Agostino non era il primo in Occidente a scrivere su questo tema: già l'avevano fatto, seppure in modo frammentario, Tertulliano, Ilario e Ambrogio di Milano che hanno sicuramente influenzato la sua teologia. Ma è soprattutto Plotino, col suo neoplatonismo, a costituire un punto di riferimento privilegiato. Agostino lesse anche le opere trinitarie di Atanasio, Basilio, Gregorio Nazianzeno, Epifanio, Didimo il Cieco, ma non sembra che questi padri del mondo greco o orientale abbiano influito molto sul suo pensiero.

Il De Trinitate prende le mosse polemizzando con gli ariani, gli eunomiani e i sabelliani. Lo scopo infatti è quello di dimostrare che la Trinità è il solo unico vero Dio in tre persone. Il procedere speculativo di Agostino è di tipo astratto-concreto-astratto. Egli cioè parte dall'unità o unicità di Dio, considerata come un'idea ormai consolidata dopo che la polemica contro i politeisti è finita da un pezzo, per porre solo successivamente la pluralità delle tre persone, concludendo infine con le loro opposizioni di relazione. L'unità della divinità in tre ipostasi è garantita dall'unità della sostanza. La diversità delle persone, cioè della loro identità, è per così dire assorbita dalla loro unità.

La figura dello Spirito, a differenza di tutta la teologia ortodossa, non viene colta nel suo spessore ontologico, di diversità rispetto alla figura del figlio, ma solo nella sua funzione fenomenica, strumentale. Lo Spirito è in funzione del principio di autorità, che viene equamente condiviso dal padre e dal figlio. Agostino infatti chiama "amans" il padre, "amatus" il figlio e "amor" lo spirito, cioè dà a quest'ultimo un appellativo astratto, e la sostanza dello Spirito non viene concepita come in sé, ma come dal tutto derivata. Lo spirito dipende completamente e dal padre e dal figlio. La teologia trinitaria agostiniana  influenzerà il modo occidentale di pensare sulla processione dello Spirito, portandolo a rompere definitivamente con la teologia bizantina. L'occidente s'impadronirà del filioquismo in modo spontaneo, senza reagire minimamente a questa che gli ortodossi hanno sempre considerato un'eresia.