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AFRICA ROMANA: Hadrumetum

Mosaico con nave mercantile, Museo di Sousse

Mosaico con nave mercantile, Museo di Sousse

 

 

HADRUMETUM

 

 

 

Probabilmente fondata prima di Cartagine stessa, Hadrumetum, la moderna Sousse, è una delle più illustri capitali regionali dell'Africa. Nata, sembra, verso il IX secolo a.C. da un gruppo di marinai fenici, la città non conserva tuttavia vestigia archeologiche anteriori al VI secolo a. C., epoca in cui, dopo essersi a lungo amministrata autonomamente e aver accolto altri immigrati fenici, entrò nell'orbita cartaginese rimanendo coinvolta nei conflitti mediterranei della metropoli punica; venne infatti saccheggiata dal siracusano Agatocle nel 310 a. C. e un secolo più tardi Annibale vi fissò il proprio accampamento prima di essere sconfitto a Zama da Scipione (202 a. C.). Costruita al centro della regione Bizacena di cui era la capitale economica, la città si schierò poi con i Romani al momento della terza guerra punica, il che le valse come ricompensa lo status di città libera per la sua defezione da Cartagine. Assunto il nome di Hadrumetum, scelse il partito di Pompeo nel corso della guerra civile e Cesare, vincitore a Thapsus nel 46 a. C., le impose pesanti tributi spogliandola dei suoi privilegi. Cionondimeno la città fu, durante l'Impero, un importante centro commerciale; trasformata in colonia da Traiano (98-117 d. C.), si ornò di lussuosi monumenti, i cui materiali furono reimpiegati in successive costruzioni.

Durante il regno di Diocleziano (284-305) divenne capitale della nuova provincia di Byzacene una circoscrizione distaccata dalla grande Proconsolare e le cui frontiere correvano da Hammamet a nord fino a Gabes a sud. Città portuale, che disponeva di un retroterra pieno di oliveti, ebbe una prospera economia. Cresciuta d'importanza economica, questa città giocò un ruolo di primo piano nella regione alla stessa stregua di Bizacium o Byzacena nel cuore della vecchia Africa. Fu un centro assai attivo nella diffusione del Cristianesimo, e rimase importante sia sotto la dominazione dei Vandali, che la ribattezzarono Hunericopolis, sia sotto i Bizantini, che le diedero il nome di Giustinianopolis.

Mosaico con due cavalli contrapposti davanti a una palma

Mosaico con due cavalli contrapposti davanti a una palma

La città tentò di resistere per due mesi alle truppe di Uqba ibn Nafi che poi, per vendetta, la distrussero in parte. Rinata verso la fine del VII sec. col nome di Sousse, fu tuttavia con l'ascesa al potere degli Aghlabidi che riacquistò l'importanza di un tempo; godendo della fiducia dei nuovi signori dell'Ifriqiya, fu infatti scelta nell'827 come porto d'imbarco delle truppe musulmane che partivano alla conquista della Sicilia.

Oggi numerosi monumenti, assai belli, di quel ricco passato sono esposti nel museo cittadino, ricavato da un monumento storico della città. Il visitatore può ammirare fra l'altro magnifici mosaici, unici al mondo, come quelli che raffigurano Virgilio seduto fra Calliope e Melpomene o quello che rappresenta Dioniso su un carro trionfante, statuette, oggetti in terracotta ... Malgrado l'urbanizzazione crescente di una città divenuta ai nostri giorni fra le più importanti del turismo mediterraneo, Hadrumetum, l'odierna Sousse, ha conservato diverse vestigia dell'antichità fra cui specialmente le belle catacombe scavate nel tufo.

 

 

Museo di Hadrumetum

 

Sala l

Il pavimento è ornato di un mosaico (II-III sec.), proveniente dalle terme romane, dove intorno a un medaglione centrale, raffigurante una testa di Medusa, si dispone una decorazione a raggiera composta da piccole scaglie: ne deriva un insolito effetto ottico che contribuisce a sottolineare il magnetismo dello sguardo della Gorgone.

Contro il muro sono disposte una testa di Traiano e una statua di Apollo in marmo bianco; al di sopra un carro trionfale, scultura ad altorilievo proveniente dal frontone di un arco di trionfo o di un tempio e raffigurante le vittorie di Augusto: l'imperatore, avvolto nella toga, è in piedi, su un carro ornato da un Tritone, accanto a un prigioniero la cui clamide è scostata leggermente per mostrare la possente muscolatura del torso. Da notare anche un trono in pietra decorato da un betilo ovoidale ornato di spighe di grano (IV sec. a. C.).

 

Galleria sud

Sul pavimento sono vari mosaici provenienti da el-Jem (Dioniso sul dorso di una pantera; fine II sec.) e da Sousse; contro il muro, ai lati della porta, torsi di imperatori indossanti la corazza, statue di vario soggetto, tra cui un Saturno barbuto, e mosaici (pernici e tordi ai lati di un paniere pieno d'uva; pesci; un pescatore con la lenza in una barca su un mare pescoso; una composizione del tipo xenia, raffigurante una gazzella accovacciata vicino a un paniere carico di fiori e frutta e circondato da vari animali). In una vetrina sulla parete sono una maschera e alcuni frammenti di stucchi (Minerva con l'elmo, una testa barbuta, un cesto d'uva).

 

  APPROFONDIMENTO

      Statuette in ceramica

 

Galleria ovest

Sul pavimento, mosaici ornati di pelte (piccoli scudi semiellittici di origine tracia). In fondo, impressionante testa del dio Oceano (inizi II sec.): questo mosaico semicircolare, un tempo sul fondo di una vasca, rappresenta la testa del dio marino sullo sfondo di un mare ricco di pesci; la folta chioma è cosparsa di chete di crostacei e piante acquatiche, mentre dagli occhi e dalle labbra fuoriescono rivoletti d'acqua, per i quali l'artista ha usato una sottile gamma di toni verdi che si contrappone armoniosamente alla tonalità di rosa impiegata perla pelle.

Vi sono esposti anche piccoli frammenti d'intonaco dipinto nei quali si riconoscono un'anatra, una baccante ecc. Accanto, mosaici cristiani provenienti dalle catacombe di Sousse e il mosaico dei cavalli di Sorothus (III sec.), che raffigura stalloni, giumente e puledri in una stazione di monta. Si notino, sulla sinistra dell'ingresso, una graziosa statuetta di marmo bianco rappresentante un Amore addormentato (II sec.) e, sulla parete, lastre che chiudevano i loculi nelle catacombe di Sousse.

 

Galleria nord

Sul pavimento, mosaici geometrici e funerari. Nell'angolo nord-est, alla fine della galleria, collezione di piastrelle di terracotta di epoca bizantina raffiguranti S. Teodoro che atterra il drago, Adamo ed Eva ecc.; al di sopra, un monogramma di Cristo (V sec.).

 

La sala 3

Si apre nella galleria nord, raccoglie alcune delle opere principali del museo. Sul pavimento, di fronte all'ingresso, mosaico con decorazione geometrica; al di sopra della porta, mosaico di Venere al bagno (el- Jem; fine III sec.) con i busti delle Quattro Stagioni agli angoli.

 

Parete sud

Dopo una Psiche con ali di farfalla, si noti una composizione di tipo alessandrino (III sec.) raffigurante satiri e baccanti con Sileno e una tigre circondati da un tralcio vegetale arricchito da maschere. Il trionfo di Bacco (Sousse; III sec.) è una composizione di altissima qualità che illustra la vittoria del giovane dio sugli Indiani. In piedi su un carro tirato da quattro tigri che precedono una baccante con un tamburello e un satiro, Bacco, imberbe e vestito di abiti a foggia orientale e di una pelle di leopardo, ha la fronte coronata di pampini e tiene il tirso in mano; lo accompagna una Vittoria, e il gruppo è a sua volta scortato da un secondo satiro, da una pantera che beve da una coppa e da un Amorino che cavalca un Bacco fanciullo.

La scena è incorniciata da una fascia con pampini di vite stilizzati, in mezzo ai quali sono sparsi uccelli, cesti d'uva e alcuni Amorini vendemmiatori. L'aria di maestosità che pervade questa marcia trionfale è accresciuta anche dalla varietà dei colori, dalla sontuosità dell'abbigliamento, dei gioielli e delle acconciature, e dalla cura mostrata nei minimi dettagli.

Al di sotto si trova una Venere marina (Sousse; III sec.) con scene di pesca, proveniente da una piscina; sulla destra, scene di pesca con la rete, con le nasse, con la lenza e col giacchio; cavalli da corsa tenuti dalle briglie (III sec.), in cui gli abiti dei servitori hanno i colori delle quattro diverse fazioni che prendevano parte alla gara.

 

Parete ovest

Pesci che sfuggono da un paniere, composizione con uccelli, pesci e frutta (III sec.), proveniente dal calidarium delle terme romane (le stesse dalle quali proviene la testa di Medusa descritta sopra): la rigidità della disposizione simmetrica è mitigata dal- l'eleganza del fogliame e dalla varietà dei soggetti raffigurati; frammento di mosaico in cui sono rappresentati i busti di due Venti e una tigre. Sul pavimento, frammento di un mosaico a decorazione vegetale di ispirazione dionisiaca, con medaglioni raffiguranti maschere con gli attributi delle Stagioni; di fianco, un busto di Adriano coronato d'alloro (117-118 d.C.).

Parete nord

Pavimento di tipo xenia (III sec.) con uccelli e pesci; mosaico detto di Theodulos (V-VI sec.), dove il nome greco potrebbe riferirsi sia all'artista che al proprietario. Il pannello con un cratere e la palma potrebbe essere tanto un simbolo della vittoria quanto avere un significato cristiano; mosaico con navi commerciali (fine II sec.), munite di uno strano rostro caratteristico delle imbarcazioni da guerra; mosaico con Centauri marini e Nereidi (inizi III sec.).

Nel mosaico Zeus che rapisce Ganimede (III sec.), il giovane principe-pastore, coperto da berretto frigio e con indosso una clamide - la cui porpora ricorda l'origine regale - che ne lascia comunque il corpo seminudo, non sembra opporre alcuna resistenza alla stretta del dio-rapitore; intorno al motivo centrale altri otto medaglioni raffigurano animali selvatici. Il Carro di Nettuno (III sec.), in ottimo stato di conservazione, è un quadro di grande classicità dal lavoro fine e preciso. Al di sotto, una vetrina raccoglie frammenti di statue, statuette e un modellino di nave in terracotta.

 

Di fronte alla porta d'ingresso

Lottatori alle prese con bestie feroci in un anfiteatro (el-Jem; III sec.); Amorino pescatore che cavalca un delfino (Il sec.), parte anch'esso di un mosaico. In Zeus che rapisce Ganimede (Sousse; II sec.), il giovane, al contrario di quanto avveniva nell'altro mosaico dal medesimo soggetto, si dibatte con l'aria spaventata mostrando la muscolatura. Nelle vetrine sottostanti sono raccolti gli oggetti trovati nel corso degli scavi delle case dell'antica Hadrumet (tubi di piombo, vetri, lucerne a olio, pugnali in bronzo ecc.). Un grande pavimento a medaglioni raffigura invece Orfeo che incanta gli animali (III sec.).

 

Parete est

Paesaggio nilotico (el-Alia; II-III sec.), composizione di origine alessandrina in cui figurano combattimenti tra pigmei; mosaico con scene di navigazione, pesca e vita domestica.

 

Parete sud

Scena di pesca (III-IV sec.), completata da serie di pesci di molteplici varietà che ne fanno un'autentica tavola di storia naturale; frammento di paesaggio nilotico (Sousse; III sec.) con pigmei che pescano da barche e danno la caccia a un ippopotamo; tre mosaici utilizzano il tema di Amore che offre una corona a un ippocampo (fine III sec.).

La leggenda dell'Attica (III-IV sec.) rappresenta Atena e Poseidone che ricorrono all'arbitrato degli dèi - una Vittoria spoglia i voti da loro espressi - nella disputa per il possesso dell' Attica. Il mosaico Apollo e le Muse (III-IV sec.) è una grande composizione a medaglioni, agli angoli della quale quattro crateri, da cui fuoriescono ghirlande di fiori, simboleggiano le Quattro Stagioni; nel medaglione centrale, realizzato con tessere molto piccole, Apollo è accompagnato da Calliope, mentre le altre Muse occupano otto triangoli convessi ripartiti intorno a esso e nei quali sono riconoscibili, sulla base degli attributi, Tersicore (in alto a sinistra, con una lira in mano) e poi, procedendo in senso antiorario, Clio, Talìa, Eutèrpe, Melpomene, Urània, Eràto e Polimnia. Altri otto medaglioni, posti intorno ai precedenti, raffigurano uccelli.

  APPROFONDIMENTO

         I grandi Mosaici

 

 

La galleria est

Ospita la parte restante della collezione di piastrelle di ceramica della galleria nord. Il pavimento è rivestito di mosaici a decorazione geometrica. Sulla parete, mosaici con combattimenti di animali in un anfiteatro, pesci e crostacei che sfuggono da un paniere; frammenti di bassorilievi; iscrizioni funerarie; stele e una testa scolpita di Cibele; sulla parete di fondo un superbo mosaico absidale (IV sec.), che raffigura un pavone che fa la ruota.

 

Sala 4

Raccoglie le stele, le ceramiche e gli ex voto scoperti nel corso degli scavi nell'area del tophet di Hadrumet. In questo santuario, consacrato a Baal e a Tanit, furono compiuti, tra il VI secolo a. C. e il I d. C., sacrifici di neonati e bambini; a partire dal IV secolo a. C. le vittime furono tuttavia a poco a poco rimpiazzate da animali e con la conquista romana i sacrifici umani sparirono totalmente.

 

Passaggio 5

Una vetrina raccoglie alcune figurine in terracotta trovate nel corredo funerario delle tombe e risalenti al periodo che va dal III sec. a. C. al II d. C.; esse rappresentano per la maggior parte le divinità protettrici dei defunti. Tra i vari pavimenti a mosaico, si noti quello raffigurante crateri senza manici nei quali sono disposte penne di pavone.

 

Corridoio

Mosaico con pesci che sfuggono da una nassa; mosaico con crostacei e pesci (III-IV sec.); mosaici con Nereide su un delfino con un Amorino (III-IV sec.); mosaici con animali in un anfiteatro e Amore su un delfino (IV sec.); iscrizioni con le firme dei mosaicisti Maximus e Sabinianus. Le sale 6, 7 e 8 ospitano mosaici e oggetti in terracotta.

 

Sala 6

Si noti innanzitutto una tomba punica portata alla luce durante i lavori di sistemazione di quest'ala del museo; le vetrine a fianco espongono alcuni oggetti che facevano parte del corredo funebre (maschere, vasi, lucerne a forma di ciotola dai bordi rialzati).

 

Sala 7

Sulla destra, tre mosaici funerari del III-IV sec. (Fanciullo con uccelli, Artemide che presiede i giochi nell'anfiteatro e gladiatore vincitore); di fronte all'ingresso, frammenti di un bassorilievo raffigurante il trionfo indiano di Dioniso (fine II - inizi III sec.). Tra gli arredi funebri numerose statuette (Venere pudica, Amorini, Mercurio, eunuchi, un cavaliere, divinità protettrici della musica ecc.), che custodivano le anime dei piccoli defunti.

Veduta delle catacombe cristiane dette del Buon Pastore che risalgono al III secolo

Catacombe cristiane di Sousse

 

Sala 8

Piccoli vasi, lucerne a olio di epoca cristiana, vasellame in terracotta rossa tra cui un grande piatto quadrato (IV-V secolo) nel quale è raffigurata la toilette di Pegaso, mosaici tombali cristiani, iscrizioni funerarie col monogramma di Cristo (V-VI secolo). Sul pavimento, mosaici con motivi a trecce, con uccelli a nido d'ape. Si torna indietro fino al passaggio 5 per accedere al grande cortile della kasba, abbellito da un giardino, nel quale è stato collocato un lapidarium (nell'angolo nord-est una scala permette di salire su un terrazzo che offre un'ampia vista sulla città). Quasi di fronte al corridoio dal quale si è giunti si accede alle ultime sale del museo.

 

Sala 9

Il pavimento è ornato di un grande mosaico di triclinium (sala da pranzo di rappresentanza) nel quale, all'interno di una striscia, figurano i resti di un pasto sparsi al suolo (un'antica superstizione voleva che tutto ciò che era caduto a terra durante il pasto fosse riservato alle anime dei defunti); da una parte e dall'altra della striscia sono raffigurate (nell'area in cui si trovavano i letti) corone contenenti crocette e (in corrispondenza dei tavoli sui quali erano poggiate le vivande) «cuscini» nei quali sono rappresentati animali e nature morte, un'aragosta, una seppia, una maschera, un'antilope, un cinghiale, melograne e rose.

Alle pareti, mosaici raffiguranti le Stagioni e i mesi dell'anno (el-Jem; III secolo); Achille e le figlie di Licomede re di Sciro (el-Jem; III secolo); mosaico del poeta tragico (III secolo), trovato in una casa poco lontana dal museo; mostri marini cavalcati da Nereidi; mosaico a decorazione geometrica (II - III secolo) in cui, all'interno di medaglioni quadrati, sono in alternanza raffigurati uccelli e frutta; crateri dai quali fuoriesce un ceppo di vite. Si noti il frammento di Amorino in marmo con arco e faretra.

 

Sala 10

Alla parete, vicino all'ingresso, frammenti di pitture murali (II-III sec.) a soggetto mitologico, tra cui Atlante anguipede, Dioniso, Baccanti che danzano, una testa di levriero e alcune Nereidi. Due grandi mosaici raffigurano un mare pieno di pesci e una decorazione geometrica, mentre piccoli mosaici pavimentali presentano motivi geometrici e floreali.

 

Sala 11

Sul pavimento, impiantito di triclinium con i preparativi per i combattimenti nell'anfiteatro (III secolo), dove quattro cacciatori vanno ad agguantare alcuni animali selvatici (struzzi, cervi, onagri e caproni). Questo e altri mosaici della sala provengono da una casa di Sousse portata alla luce nel 1964: a un primo livello dell'abitazione, datato al II secolo, appartiene un pavimento ornato di maschere e uccelli, mentre i mosaici che raffigurano scene di caccia ornavano le stanze di un secondo livello della casa (metà III secolo). Sulla destra, mosaico con giochi dell'anfiteatro, dove alcuni bestiari uccidono due orsi.

Sulla parete a sinistra dell'ingresso, il famoso mosaico di Smirat (III-IV secolo) commemora le venationes offerte da Magerius e fornisce i nomi dei venatores e delle loro vittime. Sulla sinistra, una nicchia ospita una statua (acefala) di Priapo itifallico, di tipologia alessandrina: il dio indossa un lungo mantello, scostato sul davanti in modo da mostrare il sesso e contenere una composizione di frutta e legumi, simbolo della fecondità della quale questo dio era la personificazione. Protettore di giardini, orti e vigneti, Priapo era anche una divinità degli Inferi, in quanto fungeva da guardiano delle tombe.

In fondo, a sinistra della finestra, statuetta di Diana; a destra, bella testa forse di Proserpina. Nelle due vetrine sono esposte terrecotte e vetri di epoca romana. A 700 m dal museo, di fronte al cimitero, si può visitare la casa del poeta tragico; datata al II sec., deve il nome a uno dei mosaici che furono scoperti al suo interno.