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CICLo AGOSTINIANo della Historia Augustini

Agostino nella regione della diversitÓ ascolta una voce divina, immagine tratta dalla Historia Augustini

Agostino nella regione della diversitÓ ascolta una voce divina

 

 

HISTORIA AUGUSTINI

1430-1440

Manoscritto 78A 19a Kupferstichkabinett di Berlino

 

Agostino nella regione della diversitÓ ascolta una voce divina

 

 

 

Questa scena esprime un tentativo di contatto diretto fra Agostino ed il Cristo, cosý come viene narrato nelle Conf. VII, 10, 16. Cristo si rivolge ad Agostino con l'indice teso. Agostino accoglie le parole rivolte e con le mani aperte si pone in un atteggiamento di preghiera. Agostino ed il Cristo sono raffigurati assai realisticamente senza le fattezze del sogno.

 

A trattenermi erano le pi¨ vacue frivolezze e vanitÓ di vanitÓ, mie vecchie amiche, che mi tiravano per la veste di carne e sussurravano di sotto in su: "Non vorrai lasciarci ?" e "D'ora in poi non staremo pi¨ con te, mai pi¨!"

"D'ora in poi non potrai pi¨ fare questo e quello, mai pi¨!" E che insinuazioni sotto ci˛ che ho chiamato "questo e quello", che insinuazioni, mio Dio! La tua pietÓ le rimuova dall'anima del tuo servo. Che cose sordide, laide ! Ma io le udivo ormai a metÓ o molto meno: non mi venivano incontro con le loro obiezioni a viso aperto, ma bisbigliavano dietro le spalle come stuzzicandomi furtivamente, perchÚ mi voltassi a guardare mentre fuggivo. Per colpa loro per˛ mi attardavo, ed esitavo a strapparmele, a scuotermele di dosso e a volare in un salto lÓ dove ero chiamato, mentre l'abitudine con tutta la sua forza insisteva: "E pensi di poterne fare a meno?"

AGOSTINO, Confessioni, 8, 11, 26

 

 

La fede.

Innanzitutto occorre che la mente, sede della ragione ma anche dell'anima, sia mondata da ogni affanno terreno, da ogni "macchia corporea": l'atto mentale per cui ci si pu˛ avvicinare a Dio Ŕ un atto di puro intelletto. La consapevolezza di rendere puro lo sguardo dell'anima Ŕ rinchiuso nel discorso di fede. Infatti, l'anima non si preoccuperebbe della purezza se non avesse fede che rimanendo pura potrebbe vedere cose che altrimenti le sarebbe impedito vedere.

La speranza.

Ma vi sono menti che pur sapendo di poter concepire Dio (pur avendo fede), non riescono a svincolarsi completamente dall'influsso deleterio del corpo, per cui esse disperano di poter arrivare alla purezza necessaria e si abbandonano alla loro fragilitÓ rinunciando a concepire Dio. Per superare questa incertezza occorre quindi che l'anima sia guidata dalla speranza.

L'amore.

Ma pur avendo presente il concetto di fede e quello di speranza, se non si desidera l'oggetto stesso di quella fede e di quella speranza, l'anima resterebbe comunque muta alla luce che le si promette. E' necessario allora che nell'anima vi sia l'amore per Dio, ovvero il desiderio di accoglierlo entro la propria anima.

Queste sono dunque le tre condizioni per cui un'anima si pu˛ dire guarita dalla malattia terrena, per cui la veritÓ sembra essere confinata entro i limiti delle cose mortali: solo se sono presenti la fede, la speranza e l'amore l'anima pu˛ realmente dirsi in grado di riconoscere Dio una volta mostratosi. Da questo si evince che per Agostino, la ragione non pu˛ nulla se non parte dalla fede, la fede stessa Ŕ la guida che impedisce alla ragione di percorrere i sentieri sbagliati: solo la fede pu˛ rendere vero il cammino della ragione, senza di essa, la ragione percorre l'errore. Dunque con la fede l'uomo crede di poter arrivare a concepire Dio, con la speranza egli trova la forza per accoglierlo entro di sÚ e con l'amore desidera che le condizioni precedenti possano essere esaudite. Ma come dimostrare, una volta mondata l'anima dagli ostacoli che le impediscono di raggiungere la VeritÓ, l'esistenza di Dio? La ragione pu˛ finalmente mettersi all'opera: occorre ragionare sui termini "veritÓ" e "vero". Ogni cosa che Ŕ vera ha in sÚ la VeritÓ.

Ma le cose vere scompaiono: gli uomini, gli oggetti, le cose del mondo, le quali sono vere perchÚ si mostrano indubbiamente, scompaiono perchÚ periscono o si distruggono. Pur scomparendo le cose che sono vere, la VeritÓ comunque non scompare, continua a vivere "come la castitÓ sopravvive alla morte di colui che Ŕ casto". Ma se una cosa esiste e continua ad esistere, occorre che tale cosa esista da qualche parte. La ragione dimostra ad Agostino come la VeritÓ che sopravvive alle cose terrene non sia da cercare nel mondo terreno, la VeritÓ Ŕ qualcosa che si trova al di lÓ della materia, non muore con le cose che muoiono, la VeritÓ Ŕ immortale. Ma visto che ogni cosa che Ŕ vera non pu˛ che avere in sÚ anche la VeritÓ, ogni cosa che si mostra agli uomini (ogni cosa vera) partecipa alla VeritÓ immortale e ultraterrena, ovvero, partecipa a Dio, il quale, indubbiamente, esiste. Risulta chiara in questa dimostrazione l'influenza del pensiero platonico.