Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Cinquecento: Alvise Benfatto

PITTORI: Alvise Benfatto

Battesimo di Agostino di Alvise Benfatto

Battesimo di Agostino di Alvise Benfatto

 

 

BENFATTO ALVISE

1554-1609

Vasto, chiesa di S. Maria Maggiore

 

Battesimo di sant'Agostino

 

 

 

L'autore della tela è Alvise Benfatto, pittore del cinquecentesco che ha firmato l'opera con una scritta in latino e si dice nipote del Veronese. Il dipinto, delle dimensioni di 275x139 cm, è racchiuso in una cornice rettangolare architravata, in stucco e raffigura sant'Agostino genuflesso col capo chino sul sacro fonte, mentre viene battezzato da sant'Ambrogio in abiti vescovili. Intorno, vari personaggi assistono alla scena: in alto a sinistra un putto in volo sostiene la mitra, simbolo della futura missione del battezzato. Sulla parte superiore del dipinto si scorge la Madonna col Bambino, seduta su nuvole tra angeli musicanti mentre due putti le sostengono il velo.

In basso sullo zoccolo marmoreo la tela è firmata dall'autore, di cui si hanno scarse notizie circa la sua vita. L'impianto dell'opera richiama analoghi lavori realizzati nell'orizzonte culturale veronese.

Racconta Agostino che dopo qualche settimana ancora d'insegnamento di retorica, lasciò tutto, ritirandosi insieme alla madre, il figlio ed alcuni amici, ad una trentina di km. da Milano, a Cassiciaco, l'attuale Cassago Brianza, in meditazione e in conversazioni filosofiche e spirituali; volle sempre presente la madre, perché partecipasse con le sue parole sapienti. Nella Quaresima del 386 ritornarono a Milano per una preparazione specifica al Battesimo, che Agostino seguì con il figlio Adeodato e l'amico Alipio. Il giorno di Pasqua Agostino ricevette il battesimo insieme all'amico Alipio che era stato convertito dalle prediche di S. Ambrogio, e ad Adeodato, figlio dello stesso Agostino, natogli mentre era ancora filosofo pagano. Allora S. Ambrogio secondo quello che lui stesso dice, gridò: Te Deum laudamus. S. Agostino seguitò: Te Dominum confitemur.

 

Giunto il momento in cui dovevo dare il mio nome per il battesimo, lasciammo la campagna e facemmo ritorno a Milano. Alipio volle rinascere anch'egli in te con me. Era già rivestito dell'umiltà conveniente ai tuoi sacramenti e dominava così saldamente il proprio corpo, da calpestare il suolo italico ghiacciato a piedi nudi, il che richiede un coraggio non comune. Prendemmo con noi anche il giovane Adeodato, nato dalla mia carne e frutto del mio peccato. Tu l'avevi ben fatto. Era appena quindicenne e superava per intelligenza molti importanti e dotti personaggi.

AGOSTINO, Confessioni 9, 6, 14

 

La tela è conservata a Vasto nella chiesa che è dedicata alla Madonna. Le origini dell'edificio risalgono al XII secolo. Qui è custodita la Reliquia della Sacra Spina che faceva parte della corona di spine che trafisse il capo di Gesù. Il pontefice Pio IV la consegnò in dono al marchese di Vasto Ferdinando Francesco d'Avalos in quanto delegato del re Filippo II al Concilio di Trento (1545-1563). Nel 1645 la chiesa fu devastata da un incendio ma uno schiavo turco la trasse in salvo e, per tale gesto eroico, gli fu resa la libertà. L'episodio è rievocato in una delle grandi tele ad olio allocate nella volta dipinte da Andrea Marchesani nel 1857.

Alvise Benfatto (1554 - 1609) detto Del Friso era nipote di Paolo Veronese. Discepolo del grande maestro ne imitò lo stile e fu suo collaboratore a Venezia. Più tardi si lasciò prendere dal manierismo in voga. La sua arte, che già si era espressa in buoni lavori, ne ebbe a risentire. Il Friso lavorò molto per le chiese di Venezia. Nella chiesa di san Nicolò si trova, infatti, il suo miglior lavoro: Il sogno di Costantino prima della battaglia con Massenzio. Nessuna sua opera è rimasta a Verona mentre molte sue tele sono conservate nelle chiese di Roma.