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PITTORI: Alonso Berruguete

Agostino vescovo e il bambino con il cucchiaio: particolare del volto di Agostino

Particolare del volto di Agostino

 

 

ALONSO BERRUGUETE o sua Scuola

1530-1540

Collezione privata

 

Agostino vescovo e il bambino con il cucchiaio

 

 

 

Il quadro raffigura sant'Agostino nel studio mentre è in meditazione. Sul tavolo ha deposto la mitra e con la mano sinistra afferra un grosso libro che ha richiuso. La mano destra si appoggia al mento in una postura che riflette lo stato d'animo meditabondo del santo. Sullo sfondo si vede uno scaffale colmo di libri. La scena si apre a destra con una vista panoramica ampia che introduce una vallata boscosa che si allunga fino ai monti lontani. La presenza di un bambino con in mano un cucchiaio ricorda allo spettatore una vecchia leggenda medioevale che vede protagonista Agostino.

Il libro su cui sta meditando è sicuramente il De Trinitate e l'argomento delle sue meditazioni è il mistero della Trinità.

L'episodio descritto in questa leggenda è abbastanza noto: Agostino, grande indagatore del mistero della Trinità, un giorno passeggiava per una spiaggia quando incontrò un bambino-angelo che con un secchiello prendeva dell'acqua di mare e la versava in una piccola cavità nella sabbia. Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino avrebbe risposto che voleva porre tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ciò era impossibile, il bambino avrebbe replicato che così come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca allo stesso modo era impossibile che i misteri di Dio e della SS. Trinità entrassero nella sua piccola testa di uomo.

Ciò detto sparì, lasciando il grande filosofo nell'angoscia più completa. In questa versione iconografica, il pittore ha ambientato la scena non tanto su una spiaggia, ma direttamente nello studio di Agostino. Non è del tutto noto l'autore del quadro, che tuttavia si ritiene che appartenga a un esponente della scuola castigliana che frequentava la bottega di Alonso Berruguete. L'opera dipinta a olio su tela misura 44x85 cm e rivela la predominante influenza dell'arte manierista importata da Berruguete in Spagna dopo il suo viaggio in Italia.

 

 

Alonso González de Berruguete

Nacque a Paredes de Nava nel 1488.

Pittore e architetto, è considerato uno degli scultori più importanti del Rinascimento spagnolo.

Berruguete si avvicinò all'arte grazie al padre, il pittore Pedro Berruguete, che aveva ricoperto l'incarico di pittore di corte a Urbino per Federico da Montefeltro. Alla morte del padre nel 1504, Berruguete, non ancora ventenne, intraprese un viaggio in Italia per studiare gli artisti italiani. Dopo alcuni anni passati a Roma, nel 1508 si trasferì a Firenze, dove ebbe modo di conoscere le sorprendenti novità di Leonardo, Michelangelo e Raffaello, e in seguito dei primi manieristi. Fu soprattutto a questi giovani artisti, quali Jacopo Pontormo e Rosso Fiorentino, che rivolse la sua attenzione. In questo contesto egli inizia a prediligere un gusto speciale per le forme allungate e cariche espressivamente fino ad effetti quasi innaturali. Tra il 1517 e il 1518 tornò in Spagna, prendendo dimora a Saragozza, dove divenne pittore di corte per Carlo I, il futuro imperatore Carlo V. Qui collaborò per quattro anni con lo scultore Felipe Bigarny, passando dall'attività di pittore a quella di scultore. In seguito si trasferì a Valladolid, dove realizzò, tra il 1527 e il 1532, un complesso retablo ligneo, intagliato, dipinto e dorato, per la chiesa di San Benito el Real. Ne risultò un'opera decisamente scenografico, ma dispersiva il gran numero di dettagli e figure. Nel 1529-1533 lavorò a una parte dell'altare della Scuola irlandese di Salamanca, trasferendosi poi a Toledo. Qui, con i suoi numerosi allievi provenienti fin dalle Fiandre e dall'Olanda, eseguì gli stalli nella cattedrale e il gruppo della Trasfigurazione sopra la cattedra vescovile (1543-1548). Ad Avila per il convento domenicano di San Tomaso dipinse il polittico dell'altar maggiore mentre per la cattedrale realizzò la Flagellazione, l'Orazione nell'orto e un Sant'Agostino. Morì a Toledo nel 1561.