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PITTORI: Francesco Bissolo

Santo Stefano tra i santi Agostino e Nicola da Tolentino

S. Stefano tra i santi Agostino e Nicola da Tolentino

 

 

FRANCESCO BISSOLO

1510

Milano, Pinacoteca di Brera

 

Santo Stefano tra i santi Agostino e Nicola da Tolentino

 

 

 

Francesco Bissolo è l'autore di questa tavola a olio (115x50 cm) che raffigura santo Stefano tra i santi Agostino (a sinistra) e Nicola da Tolentino (a destra). L'opera è conservata a Milano alla Pinacoteca di Brera. La critica propone anche Pietro degli Ingannati quale possibile esecutore della tavola.

Francesco Bissolo, noto anche come Pier Francesco Bissolo nacque a Treviso nel 1492 e morì a Venezia nel 1554. La sua produzione artistica lo pone fra i maggiori esponenti della scuola veneta rinascimentale.

Di origini trevigiane, fu figlio d'arte: il padre Vettore era infatti a sua volta pittore. Il giovane Francesco fu allievo di Giovanni Bellini, anche se le sue prime conoscenze pittoriche le ricevette da Gerolamo il Vecchio a Treviso. A questa prima fase, che ne rivelano le influenze stilistiche, risale la Madonna, Bimbo e san Pietro che è conservata a Milano nella collezione Lutomirski. L'opera è caratterizzata da una notevole energia plastica e dal pendaglio di frutta tipico del movimento padovano.

Nel 1490 Bissolo si trasferì nella bottega di Bellini e dopo un paio di anni di apprendistato collaborò con il maestro ad alcuni lavori per il Palazzo Ducale di Venezia, che vennero eseguiti nella sala del Maggior Consiglio. Tra le sue opere più significative ricordiamo la Trasfigurazione di Cristo che risale al 1512 e fu dipinta per la chiesa veneziana di Maria Mater Domini. Ricordiamo altresì un Cristo che trasforma la corona di spine in una corona d'oro con Santa Caterina del 1514 per la chiesa del Redentore, ora all'Accademia, una Madonna del 1516 per la chiesa della Madonna del Campo a Zara, commissionata dal canonico del duomo trevigiano De Donini, una Sacra conversazione conservata a Castelfranco e una Madonna col Figlio e Santi del 1530 realizzata a Oderzo.

Nelle sue opere della fase artistica matura si possono individuare decise influenze di Palma il Vecchio soprattutto per i formalismi stilistici e per i modellati.

Nell'opera conservata a Brera l'artista segue i canoni stilistici del primo Cinquecento, dove le tre figure di santi si stagliano su un orizzonte lontano. Stefano, Agostino e Nicola hanno un atteggiamento ieratico, quasi stereotipato. Sia Agostino che Nicola indossano la cocolla nera dei frati agostiniani, il che ne rivela la committenza: gli agostiniani fecero sempre dipingere il santo con la cocolla nera sotto i paramenti vescovili, per rafforzare l'idea che l'Ordine, quantunque costituto nel 1256, in realtà aveva in Agostino il proprio diretto fondatore.