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PITTORI: Maestro olandese

Sant'Agostino e santa Elisabetta

Sant'Agostino e santa Elisabetta

 

 

MAESTRO OLANDESE

1510

Francoforte sul Meno, Schenkung an das Städelsche Kunstinstitut

 

Sant'Agostino e santa Elisabetta

 

 

 

Il dipinto a olio su legno di quercia ha le dimensioni di 37,4 x 15,7 x 1,7 cm ed appartiene ad un dittico, dove oltre ad Agostino è raffigurata anche santa Elisabetta. L'opera, realizzata da un ignoto artista olandese nel primo Cinquecento, è conservata a Francoforte sul Meno Schenkung an das Städelsche Kunstinstitut, Frankfurt am Main e proviene dalla collezione di Georg Hartmann,

Agostino è raffigurato a figura intera e la scena ricorda un celebre episodio che ritorna frequentemente nella iconografia del santo relativa alla ricerca della conoscenza del mistero della Trinità. Agostino è vestito con i paramenti episcopali con la mitra in testa e il bastone pastorale appoggiato alla spalla sinistra. Nelle mani regge un libro aperto che sta leggendo con cura. Con la mano sinistra regge un cuore, altro simbolo che lo caratterizza iconograficamente. Alle sue spalle si sviluppa una marina che ispira serenità e tranquillità, mentre ai suoi piedi un piccolo bambino stagiocando sulla sabbia scavando una buca.

s. Jérome in Gazette des Beaux-Arts del 1908. L'episodio che godrà di molta fortuna nella iconografia agostiniana riprende un testo della Lettera apocrifa a Cirillo che avrebbe scritto lo stesso Agostino. In un passo Agostino ricorda una rivelazione divina con queste parole: "Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum ?".

Questa leggenda si troverebbe forse già nel XIII secolo, sotto forma di exemplum, in uno scritto di Cesare d'Heisterbach (cfr. H. I. Marrou, Saint Augustin et l'ange, une légende médioévale, in l'Homme devant Dieu, Mélanges offerts au P. de Lubac, II, 1964, 137-149).

Questa leggenda sulla Trinità soppiantò ben presto la leggenda della Vedova che trattava dello stesso argomento della Trinità. L'origine di questa tematica iconografica non proverrebbe dunque dalla agiografia medioevale quanto piuttosto dalla predicazione. P. Antonio Iturbe Saìz ha a sua volta proposto una possibile ricostruzione della sua origine: nel secolo XIII si scrivevano "exempla" per i predicatori e in uno di questi apparve questa leggenda applicata a un professore di scolastica di Parigi con un fine chiaramente morale: criticare la alterigia e la superbia dei teologi.

Agostino, grande indagatore del problema del Bene e del Male, un giorno passeggiava per una spiaggia quando incontrò un bambino-angelo che con un secchiello prendeva dell'acqua di mare e la versava in una piccola cavità nella sabbia. Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino avrebbe risposto che voleva porre tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ciò era impossibile, il bambino avrebbe replicato che così come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca allo stesso modo era impossibile che i misteri di Dio e della SS. Trinità entrassero nella sua piccola testa di uomo.

Ciò detto sparì, lasciando il grande filosofo nell'angoscia più completa.